Sì, voto. E voto Sì.

siInterrompo il mio lungo silenzio sul blog per dire che sono tanti i motivi che mi spingono a votare sì al referendum del 4 dicembre (e molti li trovate cliccando qui). Ma ne vorrei ricordare uno in particolare, con un esempio concreto. Più di un anno fa la Camera ha approvato la riforma della cittadinanza. La legge prevede che i bambini nati in Italia diventino italiani per nascita se almeno uno dei genitori ha il permesso UE per soggiornanti di lungo periodo. Per me è una legge di civiltà, che mi piace. Molto. Naturalmente può anche non piacere. Ma a me piace.
Però… C’è un però. Ovvero che la legge in realtà non è una legge (nonostante in molti un anno fa abbiano gioito come me). Perché è ferma al Senato da un anno con centinaia di emendamenti che pendono come una spada di Damocle su di essa. Una volta approvata al Senato (se lo sarà) basterà che uno di questi emendamenti anche banale venga approvato per rispedirla alla Camera. E tutto ricomincerà da capo. Si chiama Bicameralismo Perfetto. Che per me non è perfetto per nulla. Perché in Italia quando credi che sia stata approvata una legge (che ti può far arrabbiare o gioire, ma almeno è il segno che la politica fa il suo mestiere: legifera) poi scopri invece che non è ancora legge. E anche per delegiferare, che non sarebbe sbagliato per il nostro Paese, visto l’eccessivo numero di leggi italiane, bisogna fare una legge.

Se vincerà il sì il 4 dicembre non accadrà più, perché la riforma supera il ping-pong istituzionale e una legge di civiltà come questa o altre saranno approvate molto più rapidamente e semplicemente. #Bastaunsi per un’Italia più semplice… e come in questo caso anche più giusta.

Purtroppo il dibattito sui temi del referendum è uscito dal merito del quesito e i toni sono stati tutt’altro che sobri. Mi è capitato perfino di leggere e sentire tra i sostenitori del No che la riforma Costituzionale è fascista. Chi lo sostiene dovrebbe però spiegare come mai la riforma è osteggiata proprio dai fascisti, quelli veri, fino al midollo. Io questa cosa non me la spiego. I fatti hanno la testa dura, diceva Lenin, che le destre le combatteva.

Chi sostiene le ragioni di merito della sua scelta alla riforma spesso sui social network viene travolto da polemiche ideologiche e pretestuose. In questi giorni sul Corriere Andrea Camilleri ha detto che vota, legittimamente, no al referendum e nessuno si è scandalizzato. Anzi. Il giorno dopo sul medesimo giornale Massimo Bottura dice che vota sì e giù a dargli addosso su tutti i social. Diciamo che questo referendum sta scatenando opposte tifoserie. Ma ci sono tifosi e hooligans. E lo scrive uno che ha letto una decina di romanzi di Montalbano e che, pur essendo modenese, non ha mai messo piede al ristorante Francescana e pranza in mensa coi buonichef.

Pare che Wiston Churchill abbia affermato che “Il miglior argomento contro la democrazia è una conversazione di cinque minuti con l’elettore medio”. Non saprei. Forse è esagerato. Però mi sento di affermare senza timore di essere smentito che il miglior argomento contro la democrazia è una conversazione politica su facebook. E vado convincendomi che ogni sforzo di entrare nel merito della riforma rischia di essere vano nel tempo post-fattuale e della post-verità, per usare la definizione rilanciata di recente dall’Oxford Dictionary. In questi giorni mi hanno perfino messo sotto al naso un video che dimostrerebbe che la riforma l’ha scritta JP Morgan. Allora proviamo a scendere sullo stesso piano. Diamo per vero che la riforma l’ha scritta JP Morgan. Anzi di più. L’ha scritta su indicazione della Spectre e ci ha messo lo zampino pure Doctor Octopus con l’aiuto di Edward Nigma (sì, proprio lui, the Riddler, il nemico di Batman: c’è un fascicolo della Marvel che lo prova). Allora facciamo che Jp, Octopus, Enigma e Blofeld sì sono messi intorno ad un tavolo e hanno scritto la riforma. Dai ci sto. È andata così. Mi avete convinto. Però a me non frega una cippa che l’ha scritta JP e compagnia cantante. Io voto lo stesso Sì. Perché quello che conta è il risultato. E il risultato, tra le altre cose, è che scompaiono 215 senatori e gli altri 100, dovendo trovarsi raramente e ricevendo già un’indennità per altre funzioni, non vengono pagati. Che è proprio quello che chiedevano coloro che fabbricano questi video. E se invece vince il No cosa succede? Succede che, giustamente, il prossimo Parlamento, e quelli che verranno successivamente da qui all’eternità, quando qualcuno dal popolo chiederà: “Ma non sono troppi mille parlamentari che fanno la stessa cosa in due Camere?”, si sentirà rispondere dai, mille!, parlamentari: “No, non rompere, lo abbiamo chiesto agli italiani e ci hanno detto di no, che va bene così. Per cui resta tutto così. Nei secoli a venire”.
E a quel punto c’avrebbero pure ragione, c’avrebbero…

parlamento

Indubbiamente l’errore iniziale di Renzi, che lui stesso ha riconosciuto, ossia l’eccessiva personalizzazione del referendum, pesa ancora. Perché le ragioni del Sì, se stiamo al merito, potenzialmente godono di un consenso più ampio di quanto goda oggi Renzi e sbagliò a suo tempo a farne un referendum su di lui, trasformando una partita win win in un confronto incerto. Ma allo stesso modo, anche se a vincere sarà il NO, dal punto di vista politico, il vincitore sarà uno solo. Non saranno Berlusconi, Salvini, Sel e la sinistra schierata per il NO, l’estrema destra, Bersani, Monti ecc. ecc. L’unico vincitore sarà Beppe Grillo (e mi sorprende che gli altri sostenitori del NO non lo abbiano messo in conto). E questo dovrebbe far riflettere ulteriormente i dubbiosi. Al di là del merito, diciamo.

Io credo che il referendum sia una grande occasione da non perdere per cominciare a cambiare questo Paese in meglio. Per rendere i tempi della politica più rapidi e adeguati ai tempi della società (e anche per ridurre le spese della politica). Senza comprimere, in nulla, gli spazi della democrazia. Le democrazie muoiono se non si decide nulla e si discute solo, soprattutto nei momenti di crisi dei sistemi democratici. Ce lo insegna proprio l’ascesa del fascismo.

Chissà quanti, certamente non pochi, tra coloro che hanno manifestato in questi giorni negli USA contro l’elezione di Trump non sono andati a votare alle presidenziali, oppure non hanno votato per Hillary Rodham Clinton, perché, pur avendo vinto le primarie, non era la loro candidata ideale, quella che incarnava la loro perfetta idea di sinistra, perché c’è sempre uno più Sanders di altri (e allo stesso modo qualcuno pensa che ci possa essere sempre una riforma migliore… ma non ci sarà un’altra occasione).

Politica e democrazia sono soprattutto compromesso e occasione. Se la perdi, l’occasione, e rifiuti ogni compromesso, non puoi lamentarti se scelgono e vincono gli altri. Lo scrivo adesso, invitando gli amici del blog ad andare a votare, e sostenendo il Sì, per spiegare per quale motivo tra un paio d’anni mi troverò costretto a rifiutare ogni invito a fare girotondi e manifestazioni contro il governo pentastellato.

Me ne starò a casa, incazzato nero davanti alla TV guardando quelle manifestazioni, a pensare a quante occasioni nella sua storia la sinistra italiana ha buttato nel cesso.

Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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3 risposte a Sì, voto. E voto Sì.

  1. joeva70 ha detto:

    mi permetto di dissentire adducendo, a supporto delle motivazioni per il no, l’ebook “Così no” di Tomaso Montanari, serio, comprensibile ed efficace:
    http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2016/11/Cosi%CC%80No.pdf

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  2. luisa ha detto:

    Ero dubbiosa ma dopo aver letto il suo articolo sono convinta di votare Si. Renzi avrà pure sbagliato ma tutti gli altri oppositori non hanno mai fatto nulla, se solo avessero criticato in modo costruttivo invece di blaterare e sputare sentenze sicuramente sarebbe venuto fuori un miglior risultato, una maggiore coesione!!!!

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