“Per gli amici del PD la mia lettera di dimissioni da Presidente della Direzione e dell’Assemblea Provinciale del PD modenese”

Cara amica democratica e caro amico democratico dell’Assemblea provinciale del PD,

nel corso dell’ultima Direzione Provinciale del PD modenese del 30 novembre 2015 ho dato le mie dimissioni da Presidente della Direzione e dell’Assemblea Provinciale, spiegandone le ragioni ai, pochi, presenti. Ritengo corretto farlo anche a voi per iscritto. Dopo oltre vent’anni di militanza è stata per me una decisione sofferta e presa dopo una lunga riflessione.

Sono stato onorato di presiedere le due assemblee, e colgo l’occasione per ringraziarvi ancora del vostro voto e della fiducia che mi avete accordato, ma non me la sento più di svolgere questo ruolo e tradirei di fatto la vostra stessa fiducia se continuassi a svolgere senza motivazioni questo compito, solo per mantenere una carica.

In politica anche le dimissioni sono un atto di responsabilità.

Le ragioni sono squisitamente politiche, sia di natura locale che nazionale. Dal punto di vista nazionale, come forse saprete, io sono stato un sostenitore di Matteo Renzi come segretario del partito (lo dissi pubblicamente molti mesi prima della sua candidatura, all’indomani dell’esito elettorale delle elezioni del 2013). L’ho sostenuto perché pensavo che lui fosse in grado finalmente di rilanciare il nostro partito e allargarne il consenso nel Paese, perché incarnava quella speranza in grado di dare finalmente corpo alla vocazione maggioritaria all’origine del PD (e il 40,8% delle elezioni del maggio 2014 fu, in fondo, il frutto della sua capacità di incarnare una speranza per il Paese, e per il PD). Sono stato perplesso inizialmente per come siamo arrivati all’avvicendamento tra lui e Letta, ma ho apprezzato e non poco la capacità di Governo che ha dimostrato e la forte accelerazione che ha impresso a riforme di cui il nostro Paese aveva un bisogno vitale.

Non tutto quello che fa questo Governo mi convince, ma la stragrande maggioranza delle cose sì, e comunque, quando si fanno delle cose, e si prendono delle decisioni che cambiano il Paese, si può commettere anche qualche errore. E la sinistra per me è cambiamento e innovazione. Per cui occorre andare avanti in questa direzione.

Detto questo, pur apprezzando pienamente Matteo Renzi come Premier, sono molto deluso da Matteo Renzi come Segretario del PD, perché ha completamente trascurato il partito. Il PD avrebbe infatti bisogno di uno shock analogo a quello che Renzi ha dato alla politica nazionale, sia nelle sue forme di partecipazione che nella sua organizzazione (non si tratta semplicemente di nomi e candidature, ma di come facciamo politica). Invece questo purtroppo non è avvenuto, ponendo seriamente a rischio il futuro del partito quando verrà meno il suo attuale ruolo centrale dal punto di vista politico nel Paese (come avviene fisiologicamente in ogni fase politica).

‘Renziani’ ed ‘antirenziani’ sono specularmente responsabili di questo rischio che può mettere in crisi l’unico partito popolare, di massa e di sinistra esistente in Italia, trasformandolo in un agglomerato di correnti che servono solo a preservare o cooptare un ceto politico autoreferenziale e non a favorire la partecipazione ampia della società alla vita politica e la selezione di una classe dirigente rappresentativa, come accadeva nei partiti del Novecento. Non è pensabile oggi replicare quella forma di partito, ma ciò non significa che un partito oggi non possa essere comunque il luogo privilegiato per fare politica: oggi, prendiamone atto, non è più così. Si fa politica, ovvero si dà un contributo al miglioramento nella società, con atti e azioni più concrete, fuori dal recinto dei partiti. Milioni di persone lo fanno nel volontariato, nel loro lavoro, nella loro vita quotidiana e in mille forme e modi. La sfida di intercettare questa voglia di politica, costruendo nuovi contenitori e luoghi adatti, o innovando quelli esistenti, non se la pone più nessuno. Purtroppo nemmeno noi. E in questo vuoto i nostri iscritti ed elettori, e i cittadini, assistono solo a kermesse come le leopolde e le antileopolde, dove ognuno cerca di garantirsi la visibilità e il sostegno di un pezzo di partito (di un partito sempre più esile, per la verità), mentre dovremmo porci tutti assieme la sfida di come raccogliere il consenso di coloro che invece si allontanano o si sono allontanati dal PD (che erano in quel 40%) e di coloro che hanno ‘fame’ di politica. Così avviene anche a livello locale, dove non si può che registrare lo svuotamento del ruolo delle assemblee di partito. Le sale si riempiono per le singole iniziative di corrente o di gruppi (anche qui, renziani ed antirenziani, pari sono), ma si svuotano quando è il partito che chiama tutti a discutere per confrontarsi tra loro (salvo quando si decidono i candidati per le elezioni, stranamente). Viene così meno il ruolo del partito come comunità. Comunità aperta, per come la intendo io, che tenta di coinvolgere quelle migliaia di modenesi che quotidianamente fanno politica, pur senza entrare mai in un circolo di partito (ed anche questi luoghi andrebbero radicalmente ripensati e riorganizzati, come sappiamo tutti, al di là della facile retorica sul radicamento, utile solo a nascondere i problemi e non ad affrontarli).

La responsabilità probabilmente è di tutti, e per una quota parte mi prendo la mia, anche se il sottoscritto quasi mai è stato coinvolto nelle scelte del gruppo dirigente. Forse per salvaguardare un ruolo che deve essere di garanzia. Ma proprio per rispetto di questo ruolo, e di voi, rimetto il mio mandato dimettendomi. Insieme ad un gruppo di lavoro avevamo predisposto una bozza di regolamento per la Direzione e per l’Assemblea proprio per incentivare la partecipazione. Regolamento che è stato tra l’altro proprio criticato la sera stessa della Direzione del 30 novembre, perché, in fondo, che questo partito diventi un luogo di confronto tra tutte le sue anime, non fa comodo a nessuno (meglio curare il proprio orticello, che la grande prateria democratica). In quel regolamento erano fissate delle regole semplici. Come ho detto presentandolo, nessuno pensa, e tantomeno io, che il problema politico del nostro partito si risolva con delle regole. Facciamo anche troppi regolamenti e poca politica, intesa come azione in grado di coinvolgere quella parte di società che si riconosce nel centrosinistra e che cerca nel centrosinistra risposte politiche ai problemi di oggi. Tuttavia, il fatto che non siamo stati in grado di condividere regole ‘basiche’ per un partito (chi non è più interessato a partecipare ad una determinata assemblea, per quale ragione deve continuarne a fare parte?) prova quanto questo partito sia sempre meno una comunità e sempre più uno strumento per garantire singole posizioni. Lascio quelle bozze in eredità a chi vorrà continuare questo lavoro sulle regole per l’Assemblea o la Direzione.

Spero che il gruppo dirigente del PD, sia a livello nazionale che a livello locale, capisca che nella continua ricerca di contarsi dentro a gruppi dirigenti autoreferenziali, si corre il rischio di contare sempre meno nella società. Ho preferito parlare il linguaggio della verità, perché sono fatto così, e perché penso che l’ipocrisia non giovi in questo momento a noi, agli iscritti e agli elettori del PD, e in fondo anche ai cittadini, che sanno che questo rimane l’unico e ultimo partito capace di trasformare l’Italia in un Paese più giusto e migliore.

Buone cose,

Giovanni Taurasi

Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
Questa voce è stata pubblicata in / e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a “Per gli amici del PD la mia lettera di dimissioni da Presidente della Direzione e dell’Assemblea Provinciale del PD modenese”

  1. Ambroes ha detto:

    Si’, credo che Taurasi abbia ragione. Io vivo ormai in Svizzera da oltre tre anni. Frequentando in parte la sezione PD di Losanna e soprattutto il PS vodese, di cui mi onoro di far parte, vedo con tristezza quanto il vizio nazionale del particulare sta guastando il partito. Cosa che non c’è proprio nel PS (almeno per come lo conosco io) dove si respira l’aria di fratellanza e di unione, che un tempo avevo apprezzato nel vecchio PCI. E’ mai possibile ridursi all’alternativa tra far parte di una chiesa (o la vecchia ideologia) oppure arrendersi appunto al particulare e alla presunta purezza ??
    Ahi Berlinguer mio, non siamo riusciti a capire …

    Mi piace

  2. chiara ha detto:

    grazie Giovanni per la passione e l’onestà. Io ero insegnante e passavo i tuoi commenti e le tue scelte ai miei studenti, senza tema di essere considerata ideologica o partigiana. Le tue posizioni oneste e schiette sono sempre state al di là delle ideologie, ma non delle idee, e per questo le ho apprezzate. Spero di continuare a leggere le tue opinioni, spesso illuminanti e stimolanti.

    Mi piace

  3. Luigi ha detto:

    Giuste osservazioni. Fà piacere un renziano che, contrariamente ai suoi maggiorenti nazionali o regionali alla Bonaccini, pone attenzione al calo del numero d’iscritti (anch’io fra i fuoriusciti) ed elettori anziché compiacersi delle sole percentuali di consenso elettorale espresse da sempre meno votanti (“chissenefrega, basta averci i numeri”).
    Del Renzi valido non come segretario di partito ma come presidente del consiglio, sarebbe poi interessante sapere quali, fra le tante azioni del governo, siano davvero concretamente un “cambiare verso” rispetto alla sudditanza della politica verso gli interessi consolidati o emergenti.

    Mi piace

  4. paolo.deluca@apic.torino.it ha detto:

    Ciao carissimo,

    un atto di responsabilità che tanti altri dovrebbero fare , da decenni non sono in questa sx (difficile chiamarla così proprio per le cose che annoti)

    Buone cose

    Paolo

    Mi piace

I commenti sono chiusi.