“La terza Camera dello Stato, ovvero della decadenza del servizio pubblico”, di Giovanni Taurasi

VespaSecondo me la televisione pubblica italiana ha toccato il punto più alto della sua storia all’inizio degli anni Novanta, quando Sergio Zavoli, con la “Notte della Repubblica”, portò nelle case degli italiani la voce dei protagonisti degli anni di piombo, sia delle vittime che dei sicari, sia dei famigliari dei caduti che dei terroristi. La televisione pubblica italiana ha toccato invece il punto più basso della sua storia ieri sera, quando Bruno Vespa ha portato sul palcoscenico di Porta a Porta la famiglia Casamonica. E spiego anche perché queste due esperienze sono comparabili (nei termini di cui ho scritto e in nessun altro modo) e lo scrivo adesso, prima che Vespa o altri si azzardino a richiamare un precedente del genere. Nel primo caso Zavoli riuscì ad approfondire uno dei periodi più bui della nostra storia, con rigore giornalistico e perfino storico. Le voci dei brigatisti non erano spettacolarizzate. Qualcuno all’epoca aveva storto il naso, ma poi fu chiaro a tutti quanto quelle puntate avessero un altissimo valore civile, culturale e democratico. Direi anche educativo. Io le usai perfino per condurre tra il 2002 e il 2007 un seminario sul terrorismo all’Università di Modena e Reggio Emilia che riscosse un certo gradimento nei ragazzi. E vi assicuro che agli esami finali non riscontrai da parte loro nessuna mitizzazione di quel fenomeno politico-criminale che fu il terrorismo italiano. Avevano colto la differenza tra la critica delle armi e le armi della critica. Nel secondo caso invece mancava solo il consueto plastico, magari delle carrozze del celebre funerale proto-mafioso, per soddisfare il desiderio del conduttore di bucare l’audience. Un po’ come fa l’Isis, quando propone i suoi video truculenti per scandalizzare e attrarre l’attenzione. Certo, adesso qualcuno dirà: ma è giornalismo, si deve approfondire, sentire anche la voce dei Casamonica… PALLE. Scusate il francesismo, ma sono palle. Porta a Porta, così come molti talk show televisivi, ahinoi, non ha nessuna voglia di spiegare, approfondire, educare anche civilmente i telespettatori. Non rientra proprio nella natura di quel tipo di programma, che ha un unico obiettivo: fare audience (e così anche il suo conduttore può chiedere contratti ancora più generosi, che sta alla TV come Andreotti stava alla politica). Ed è per questa ragione che ciò che è accaduto ieri sera non cambierà di una virgola purtroppo la televisione italiana. Per qualche giorno ne parleremo. Magari si arriverà anche alla sospensione del programma (dubito: è la terza camera dello Stato e non siamo ancora riusciti ad abolire la seconda). Oppure ci sarà la consueta puntata riparatrice. Ma nulla cambierà. Ed è questa la cosa che mi fa incazzare di più. Francesismo per francesismo.

Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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Una risposta a “La terza Camera dello Stato, ovvero della decadenza del servizio pubblico”, di Giovanni Taurasi

  1. Gian Carlo ha detto:

    Buongiorno Dr. Taurasi, concordo in pieno su quanto scritto e mi pongo la domanda. Come si fa a cambiare questa televisione che è diventata solo ricerca di audience?

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