“Vita miltante di un altro secolo” di Giovanni Taurasi

Comizio del dopoguerra del dirigente comunista Giorgio Amendola e del Sindaco di Modena Alfeo Corassori (Archivio del PC modenese)

Comizio del dopoguerra del dirigente comunista Giorgio Amendola e del Sindaco di Modena Alfeo Corassori (Archivio del PC modenese)

Per me agosto è il mese migliore per dedicarsi alla ricerca, nonostante archivi e biblioteche chiudano. Perché vai a cercare cose in luoghi impensabili e ti concentri su temi inediti. Aiutano anche le ferie e l’interruzione con la quotidianità, per la verità. E infatti ne sto approfittando. Ieri pomeriggio ad esempio dovevo ‘intervistare’ un ex funzionario del Pci modenese nato negli anni Trenta, con lo scopo di scoprire aneddoti e ricostruire gli aspetti umani e caratteriali (perché quegli politici li conoscevo già) di un altro importante dirigente comunista del Novecento su cui sto lavorando. I nomi non sono importanti, e dunque preferisco non farli. Ciò che mi importa raccontare è altro. Non la grande storia, ma quella più piccola, personale, intima. Come spesso accade le persone di quell’età si fanno trasportare dai ricordi squisitamente personali, e alla fine non riesci mai a condurli sul terreno che ti interessa. E infatti della figura che dovevo ricostruire non ho saputo niente di più di ciò che già sapevo. Però questa volta è successo qualcosa di sorprendente. Mi sono reso conto di quanto fosse interessante, intendo proprio storicamente e politicamente interessante, la vita della persona che avevo di fronte. E mentre raccontava la sua esperienza alla scuola del PCUS, sì, quello, il Partito Comunista dell’Unione Sovietica, e della sua permanenza a Mosca nei primi anni Sessanta, dove incontrava periodicamente storiche figure della sinistra emiliana e nazionale, da Zangheri a Fanti, da Terracini a Togliatti, da Ingrao a Berlinguer, aneddoti dei suoi viaggi con Franco Calamandrei ed episodi legati alla guerra fredda ai quali aveva assistito personalmente, mi accorsi che avevo di fronte una sorta di Forrest Gump del campo comunista, lo dico con il massimo rispetto naturalmente. Uno che era sempre lì, più o meno casualmente, a fianco dei potenti, nei momenti in cui la storia si faceva. Come documentavano tra l’altro anche alcune fotografie personali che mi mostrò. Ma ciò che mi è rimasto dentro, nel profondo, di quella conversazione pomeridiana, non è tutto questo che ho scritto finora, che chi pratica ricerca o raccoglie testimonianze orali ha occasione di vivere quotidianamente. No, ciò che mi ha colpito era lo scenario intorno. Il nostro amico, ma permettetemi di dire compagno, mi ha accolto nel suo piccolo appartamento di meno di cento metri quadri, costruito all’interno di un edificio popolare degli anni Cinquanta. Quei condomini che esistono ancora in ogni città di media grandezza dell’Emilia Romagna. Ne trovate uno anche nella mia, Carpi. Vengono chiamati ovunque popolarmente “Kremlino”, perché solitamente sono stati edificati da cooperative, hanno appartamenti piccoli, un’architettura tipicamente razionale (mi verrebbe da dire zdanoviana) e proprietari di appartamenti, acquistati tutti con mutui trentennali, che sono stati funzionari del PCI, sindacalisti o amministratori (e spesso queste tre cose assieme). E infatti il compagno mi racconta che all’interno del condominio di Modena vivono ex segretari ed ex parlamentari comunisti. Non manca mai, in questi edifici, anche una ex sede della sezione comunista (poi riutilizzata per le assemblee condominiali o altri spazi pubblici). Ma tutta questa storia mica ve l’ho raccontata per nostalgia, che io non ne ho proprio, anzi. Se ho perso tutto questo tempo per scrivere queste righe, e alcuni di voi per leggerle faticosamente, è per riflettere su un aspetto molto banale, ma che ci riporta ai tempi di oggi e al dibattito attuale, anche a Modena. Provate a decontestualizzare e deideologizzare tutto. Lasciamo perdere la grande storia. Lasciamo perdere i grandi errori, ed orrori, del comunismo e del Pcus. Io l’unica cosa che ho pensato in quell’angusto ma dignitoso appartamento, di fronte a quell’uomo che aveva dedicato tutta la sua vita alla politica, ecco, sarò condizionato dai tempi che viviamo, ma tutto quello che ho pensato è stato, molto banalmente, ma sinceramente, che lì, di Kasta, non ne ho vista. Che lì, i vitalizi non ci sono. Che lì, di ristrutturazioni dell’appartamento a sua insaputa non ne sono state fatte. Lì c’era solo una grande passione civile per la politica e per il bene della comunità. Una vita da militante. Per qualcuno spesa nel campo sbagliato. Per altri forse nel campo giusto. Ma non è questo il punto (del resto trovai la stessa passione quando da giovane intervistai per altri studi Gui e Taviani, anche se le residenze, soprattutto di quest’ultimo, erano assai più pittoresche e qualche vitalizio loro in effetti lo avevano maturato). Comunque avrei potuto trovarmi di fronte un militante dell’altro campo e avrei trovato la stessa passione e lo stesso disinteresse personale. E di quella passione, invece, di nostalgia io ne ho, eccome.

Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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