“Con il cuore, e la testa, a Kobane” di Giovanni Taurasi

indexNei giorni scorsi su Repubblica è stata pubblicata un’intervista straordinaria ad un giovane italiano, figlio di un antifascista, che ha combattuto a Kobane a fianco dei Curdi e contro il Califfato dell’Isis. L’intervista è intensa e fa molto riflettere. Un giovane di 25 anni, Karim Franceschi, va a combattere a fianco di un altro popolo, lontano geograficamente, culturalmente e storicamente, richiamandosi alla lotta partigiana condotta dal padre. Una terra lontana e una vicenda che i media seguono poco (e che però interessa molto i giovani, come dimostra il fatto che il reportage del fumettista Zerocalcare proposto da Internazionale sia andato presto esaurito in edicola e sia stata necessaria una ristampa).Eppure, nonostante senta vibrare un’idea meravigliosa di libertà in quella intervista, non riesco ad evitare di accostare la sua testimonianza a quella di Delnevo, il padre dello jihadista morto in Siria, che definì suo figlio Giuliano un eroe. Sull’altro fronte, per così dire. Perché anche quella testimonianza mi aveva colpito moltissimo, pur non condividendola per nulla. Perché, a ben vedere, le motivazioni ‘ideali’ dei due ragazzi, per quanto divergenti e per quanto gli obiettivi dell’Isis siano aberranti, erano probabilmente simili. Allora come possiamo definire coloro che cadono a Kobane eroi e gli altri invece i carnefici? Intendo dal punto di vista razionale e non sentimentale, perché sentimentalmente io, e credo anche i lettori del blog, non ci riconosciamo certamente nelle motivazioni dell’Isis. Sarà perché ci avviciniamo ai festeggiamenti per il 70esimo anniversario della Liberazione, ma mi tornano in mente le parole di quello straordinario romanzo che è “Il sentiero dei nidi di ragno” di Italo Calvino, che credo diano una risposta di senso, ancora oggi valida, seppure immaginata per una vicenda molto diversa: “… basta un nulla, un passo falso, un impennamento dell’anima e ci si trova dall’altra parte, come Pelle dalla brigata nera, a sparare con lo stesso furore, con lo stesso odio, contro gli uni o contro gli altri, fa lo stesso […] la stessa cosa ma tutto il contrario. Perché qui si è nel giusto, là nello sbagliato. Qua si risolve qualcosa, là si ribadisce la catena”, una catena fatta di violenza e sopraffazioni, e concludeva Calvino, “noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra. Da noi, niente viene perduto, nessun gesto, nessuno sparo […] servirà se non a liberare noi a liberare i nostri figli, a costruire un’umanità senza più rabbia, serena […] Questo è il significato della lotta”.

Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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Una risposta a “Con il cuore, e la testa, a Kobane” di Giovanni Taurasi

  1. serena d'arbela ha detto:

    Giusta l’analisi. Ottima la citazione di Calvino! Non fa una piega,è così, ma è urgente e impellente disarmare l’Is che ha dei comportamenti di livello impressionante barbarfo e pazzesco che fa impallidire perfino i nazisti ! .Che manchi del tutto da anni una politica verso i giovani abbandonati ,alla disoccupazione, al non riconoscimento, lla scarsità culturale ,ai modelli dei videogiochi e tutto il peggio della rete e dei media e quindi tentati dal terrorismo! Sì le colpe sono a monte ma le urgenze restano !

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