“Quirinale”

imageQuirinale. Povero Giuliano Amato, bruciato da Berlusconi ai nastri di partenza e usato come un ballon d’essai dal PDL. Non sarà certamente lui il prossimo Presidente della Repubblica, per mille motivi (e tra questi motivi non c’è il fatto che non abbia la caratura, ma non sono tempi per lui questi, sono tempi bui di rancore da social network e da vulgata antiKasta).
Credo però che non sarà nemmeno Romano Prodi, nonostante (o forse proprio per) l’incontro di ieri con Renzi, che sembra più una contromossa al ballon d’essai di Berlusconi di qualche settimana fa, o meglio, pare una dimostrazione di forza di Renzi, da una parte per consolidare l’unità del PD, dall’altra per minacciare velatamente il centrodestra, insomma una pistola appoggiata sul tavolo per consolidare un’ampia maggioranza sulle riforme elettorali.
E come per Amato, anche per Prodi non credo sia il momento favorevole, non perché non abbia analoga, e forse maggiore, caratura, tutt’altro, o non perché non mi piacerebbe, eccome. Ma perché la fotografia attuale delinea un altro profilo.
Deve essere autorevole, di garanzia, non addomesticabile da nessuna forza politica e, nessuno lo dirà mai, del PD, visto che sarà eletto nei prossimi mesi da questo Parlamento e i rapporti di forza sono quelli delineati dal voto del 2013. Deve avere un profilo politico e godere potenzialmente di un consenso ampio, che va da Sel al PDL (o almeno non essere sgradito dalle forze di opposizione), passando per le forze di Governo e un pezzo del Movimento 5 stelle, se la rottura al suo interno si approfondisce. Non è più tempo di Ro-do-tà: oggi Grillo e i suoi non voterebbero nemmeno Casaleggio come Presidente della Repubblica, perché nella loro deriva pensano di salvarsi solo stando fuori dai giochi, così come la Lega di Salvini (che probabilmente voterà, a prescindere, un candidato diverso, per non lasciare a Grillo lo spazio della protesta); tuttavia l’elezione del Presidente della Repubblica potrebbe rappresentare, per i parlamentari pentastellati in fuga dal guru, l’occasione per riaccreditarsi politicamente come forza politica che non punta solo allo sfascio. Nella Prima Repubblica c’era l’alternanza ‘laico’-cattolico (e in quel caso il nuovo Pesidente sarebbe provenuto direttamente dalla tradizione popolare e cattolico-democratica: diciamo una figura simile a Prodi, che esiste e ha la caratura, ma non Prodi), ma adesso ho l’impressione che quelle tradizioni siano tutte saltate, anzi, diciamo che sono state rottamate. E dunque, o sarà una donna, e non saprei chi (non credo nell’ipotesi Bonino), o il nome è già scritto, perché non ci sono altri in grado di avere le stesse caratteristiche: non deve essere gradito a tutti, ma anche non deve essere sgradito a nessuno.
Metodo Ciampi, ma questa volta con una figura politica. E non ci saranno i 101 traditori del PD.
Di solito si dice che i candidati prematuri rischiano di essere bruciati. Ma non è questo il caso, perché oggettivamente non si potrebbe trovare un consenso più ampio su altre figure. Entra Papa in Conclave, e ne esce Papa. E del resto credo che da domani la girandola dei nomi, già iniziata, subirà una forte accelerazione sui media e andrà avanti sino all’Epifania. Poi la scrematura si ridurrà a una manciata di nomi.
Dov’è? Già, dov’è? La risposta è nella domanda stessa, per chi ha qualche dimistichezza con un celebre illustratore inglese… lo so, sembra l’oroscopo di Rob Brezsny per il 2015.
A proposito, buon anno.

Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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