“Come ho convinto il mio migliore amico ad andare a votare il 23 novembre e votare Stefano Bonaccini Presidente della Regione Emilia Romagna” di Giovanni Taurasi

10354679_10204976336469700_6225705646283132407_n Ad ogni iniziativa di questa inusuale, diciamo così, campagna elettorale, sento dire che dobbiamo impegnarci tutti per far sapere che il 23 novembre si vota per le regionali in Emilia Romagna e insistere per far votare le persone. Oggi ci ho provato con un caro amico che conosco da una vita. Ripropongo qui il confronto non facile che abbiamo avuto.

Io: “Oh, lo sai che il 23 novembre si vota per le regionali eh?”
Lui: “Sì, anche se non siamo in tanti a saperlo”
Io: “Bè, allora mi raccomando, il 23 novembre vai a votare, e vota Stefano Bonaccini come candidato Presidente per la Regione Emilia Romagna. Poi io metterei anche una bella croce sul simbolo del PD. Scegli tu i candidati per il Consiglio. Puoi mettere due preferenze, purché siano di sesso diverso. Il mio endorsement lo faccio per il PD e Bonaccini”
Lui: “Sì appunto, ci metto una croce sopra. Al voto però. Non ci penso proprio ad andare a votare, con tutta la nausea che provo in questo periodo per la politica”
Io: “Scherzi? Uno come te, appassionato, che segue i dibattiti, legge i giornali…”
Lui: “Guarda, ormai quando apro il giornale sorvolo sui titoli di politica. Ho l’impressione che sia tutto così lontano dalla vita reale delle persone. E ho smesso due anni fa di guardare i dibattiti in TV. Anche i partiti, perfino i pochissimi rimasti, sono ormai dei circoli autoreferenziali che sempre più assomigliano ai famosi Taxi di Mattei, fatti per autopromuovere il ceto politico. Li vedi agitarsi solo in vista delle elezioni o delle primarie, oppure per fare feste e cene di autofinanziamento. Quando va bene, come nel nostro caso, altri non fanno nemmeno queste cose, e sono semplici simboli in franchising. Sono importanti le primarie, le cene e le feste per autofinanziarsi e fare comunità, per l’amor di Dio, ma se i partiti si riducono a questo, difficilmente possono avere un appeal sulla società che già non ne fa parte, su coloro che sono distanti dai riti tradizionali e che pure nutrono ancora un minimo di interesse per la politica. E non riusciranno mai ad avvicinare coloro che si sono allontanati. Il PD così rischia di disperdere quel patrimonio del 40% di consensi raccolto solo pochi mesi fa se non lo trasforma in politica, confronto, partecipazione. Sai poi cosa penso. Renzi sarà pure un fenomeno, ma non sarà eterno, e i suoi limiti, umani, cominciano ad emergere.”
Io: “Lo so… Lo so… la situazione è difficile, il lavoro che manca, la crisi, i partiti, e penso soprattutto al mio, che deludono… perché diciamocelo, gli altri sono inesistenti o sono piccoli soggetti che ripropongono in sedicesimi gli stessi nostri limiti. Però hai ragione, non si può costruire la propria forza sulla debolezza altrui, perché i vuoti in politica prima o poi qualcuno li riempie, e se non capitalizziamo il consenso di pochi mesi fa, tra un anno rimarrà poco di quel 40%. Detto questo, non votando non cambi le cose. Resta tutto così, se non peggio”.
Lui: “Eh no, questa volta non mi freghi con la storia del voto utile. Siamo in Emilia Romagna, non mi dirai che qui rischiamo?”.
Io. “Quando sono in pochi a votare non ci sono risultati scontati e ormai tutto è contendibile. Salvini, che in teoria è stato eletto e viene pagato per fare il parlamentare europeo, l’ha capito benissimo, e sta battendo palmo a palmo la via Emilia (chissà se glielo ha chiesto l’Europa, dove pare non si faccia vedere spesso). Eppoi l’astensione spalma il voto a chi già lo prende, e magari anche a chi non lo merita. Tu sei pure di sinistra. Non votando, una parte del tuo voto di fatto andrà alla destra, alla Lega, al Pdl, al nuovo centrodestra, ai grillini…”
Lui: “Mmmh… però hai visto con le spese pazze? Questo uso improprio di denaro pubblico, come se i consiglieri non avessero già indennità esagerate, è veramente allucinante. Se ne salvano veramente in pochi e sono coinvolti tutti i partiti, dai consiglieri eletti col Movimento 5 stelle fino alla Lega, passando per i nostri. E sai quanto mi fa soffrire questa cosa”.
Io: “Calma. Tu sei una persona ragionevole e un garantista. Poi alcuni consiglieri li conosci anche personalmente e sai che sono persone onestissime, su cui metteresti entrambe le mani sul fuoco. Chi ha sbagliato pagherà, ma un’indagine non è una sentenza definitiva. Com’è accaduto per Bonaccini, che ha dimostrato la sua piena correttezza sui pochi rimborsi che gli venivano contestati e tutto è stato archiviato dai magistrati”.
Lui: “Mhhh… sarà… però cosa cambierà andando a votare? Io voglio dare un segnale questa volta.”
Io: “Non votando li voti tutti. E non scegli. Bonaccini ha proposto di tagliare i rimborsi ai gruppi”.
Lui: “Non è l’unico a proporlo”
Io: “Ma se pensi che sia il candidato favorito, proporlo vuol dire poi farlo. Chi è all’opposizione l’ha proposto, ma poi è pienamente coinvolto nelle indagini sull’uso improprio di questi fondi. E poi scusa, siamo la Regione più virtuosa da questo punto di vista. Abbiamo tolto i vitalizi e ridotto rimborsi e spese. Se alla fine passa l’idea che sono tutti uguali, allora anche questi sforzi saranno stati inutili e soprattutto non ci sarà nessuna ragione per continuare in questa direzione. Poi nel merito non posso che comprenderti…”.
Lui: “Sì però queste regioni a cosa servono? Stipendi altissimi e bassa produttività. L’hai detto tu una volta scherzando che la “Regione è l’oppio dei popoli”. Hai cambiato idea?”
Io: “No, continuo a pensare che anche in questi enti sia necessaria una svolta e maggiore sobrietà. Però le regioni gestiscono i fondi europei e svolgono altre fondamentali funzioni. Ce lo chiede l’Europa, si dice di solito. Ma l’Europa ci restituisce anche finanziamenti significativi attraverso i fondi strutturali. Che la Regione Emilia Romagna, a differenza di altre, ha dimostrato di saper usare bene. Senza contare cosa accadrà con il superamento delle province”
Lui: “Vabbè, allora sorvoliamo sulle polemiche e le tristi vicende di questi giorni. Dammene una di ragione buona per andare a votare e per votare per il centrosinistra e Bonaccini”.
Io: “A parte ciò che ti dicevo prima, abbiamo la Regione con i servizi migliori e con un tasso di qualità della vita tra i più alti in Europa. Ciò anche perché questa Regione è stata governata bene. Non lo dico io, ma le indagini qualitative di enti terzi. E, concorderai, è opinione piuttosto diffusa in Emilia Romagna e in Italia. Poi certo, è merito soprattutto della comunità emiliano-romagnola e delle sue antiche tradizioni civiche, della capacità imprenditoriale della sua popolazione, della dedizione al lavoro, dei valori di solidarietà e comunità rafforzatesi nel tempo. Dai, cose che sai bene e che non devo insegnare a te che ti sei formato sui testi di Putnam, Zamagni, Prodi, D’Attorre… Ma quegli studi hanno sempre messo in luce la capacità di una classe dirigente e di un ceto politico di accompagnare quell’energia sociale, attraverso un metodo di governo che metteva al centro la coesione sociale di una comunità”
Lui: “Sì, d’accordo. Ma tu mi parli di ieri, mentre io voglio sapere di oggi”
Io: “Hai perfettamente ragione. Anche qui ormai la crisi morde pesantemente. Però scusa, a chi dovrei affidarmi per affrontare le sfide del presente? A chi non dimostra di avere proposte e classe dirigente all’altezza? Oppure a chi è in grado di affrontare la situazione difficile nella quale ci troviamo”
Lui: “Ma se tu sostieni sempre che è necessario cambiare?”
Io: “Certo. Usciamo da tre lustri di buon Governo grazie a Vasco Errani, al centrosinistra regionale e al PD. Ma oggi, al di là del fatto che la legislatura regionale si è conclusa anticipatamente, è opportuna ed urgente una riflessione su quale regione vogliamo. Quando Errani è diventato Presidente la popolazione regionale contava mezzo milione di abitanti in meno, e una presenza più significativa del settore manifatturiero, con una miriade di piccole e medie imprese (e alcune grandi) oggi nella tenaglia della crisi, tassi di disoccupazione irrisori e occupazione femminile a livelli nord europei. Oggi non è più così. Restiamo una Regione di eccellenza (con un quadro nazionale in recessione diamo qualche timido ma incoraggiante segnale positivo), ma la sfida della crisi ci riguarda profondamente. Dal 1999 ad oggi il mondo è cambiato. L’Emilia Romagna è cambiata. Non solo economicamente (pensiamo all’impatto prima della globalizazzione e adesso della crisi), ma anche socialmente e culturalmente (pensiamo ai flussi migratori dall’estero e dal Mezzogiorno). Come affrontiamo le sfide per fare in modo che la nostra Regione sia ancora la seconda Baviera dell’Europa? Credo che ci sia la diffusa consapevolezza che è ancora solo il PD, e i suoi alleati, che possono dare una prospettiva di futuro a questa Regione, perché è la classe dirigente meglio attrezzata. E penso proprio che Bonaccini sarà un ottimo Presidente. Non per le qualità che ha, e ne ha molte, non per le proposte che fa, e sono buone proposte, ma perché incarna un cambiamento generazionale di cui abbiamo bisogno. E non sarà solo in questa svolta. Il miglior modo di cambiare è dare un volto nuovo a questa regione”
Lui: “Mmhhh… dai mi hai convinto. Solo perché sei tu, ci conosciamo da una vita e mi fido di te. Andrò e voterò per Bonaccini.”

Ufff… è stata dura ma ce l’ho fatta. A convincere ME STESSO in questo ‘dialogo’ interiore. Adesso provo anche con altri. C’è ancora una settimana.

Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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