“Quando Sindaci e Ministro dell’Interno litigavano… come ora” di Giovanni Taurasi

A me, che ho il difetto di guardare alle cose con la lente storica, questa polemica tra Sindaci e Ministero dell’Interno sulle trascrizioni dei matrimoni omosessuali fatti all’estero, mi ricorda il conflitto politico che attraversò il lungo dopoguerra tra comuni di sinistra e Ministero dell’Interno democristiano e prefetture, nel corso del quale le sinistre, relegate all’opposizione dopo il voto del ’48, impugnarono la bandiera dell’autonomia, nonostante la loro cultura politica fosse tutt’altro che autonomista, mentre i democristiani, una volta appropriatasi del potere centrale, abbandonarono la loro tradizione culturale autonomista e sollecitarono i prefetti a soffocare le autonomie locali delle amministrazioni rosse. Amministratori da una parte, in particolare socialcomunisti, e prefetture e Governo dall’altra, tradussero in modo sostanzialmente diverso ed opposto la Carta costituzionale. Lo scambio intravisto da Calamandrei fra ‘una rivoluzione promessa e una rivoluzione mancata’ nella prassi amministrativa fu particolarmente evidente. La doppia lettura della carta e della normativa vigente creò due fronti rigidamente contrapposti. Per le sinistre i principi sanciti nella Carta costituzionale possedevano un valore precettivo e ad essi si doveva subordinare l’ordinamento di eredità fascista. Al contrario, gli apparati dello Stato agivano sulla base di un ordinamento mai riformato per interferire sull’azione condotta dalle forze di sinistra nel governo locale e annullare provvedimenti e delibere. Insomma, Ministero dell’Interno e prefetture parlavano il linguaggio della legislazione vigente, le sinistre quello del dettato costituzionale. Parlando lingue così diverse, e sul tema dell’autonomia contrastanti, i due interlocutori erano inevitabilmente destinati a non comprendersi e a scontrarsi.
Per la cronaca, quella battaglia ebbe solo un valore simbolico e di fatto le sinistre la persero perché non era supportata da una legislazione nazionale coerente (le tante delibere approvate su diverse materie vennero annullate) e si dovette attendere la fine della Prima Repubblica per modificare gli assetti centro-periferia.
Oggi, naturalmente, ci sono molte differenze, a cominciare dal fatto che esiste anche il dettato Europeo e non solo quello Costituzionale, che le sentenze dei Giudici non sono più quelle della magistratura degli anni Cinquanta, che alla guida del Governo e in Parlamento c’è una maggioranza non ostile a questi Sindaci (anche se alla guida del Ministero dell’Interno c’è chi si rifà alla tradizione conservatrice e moderata).
Come esponente del PD penso che occorra una posizione chiara del partito su questo tema, come ha sottolineato anche la deputata Giuditta Pini, temo però che, visti i rapporti di forze in Parlamento, la battaglia sui matrimoni omosessuali tout court si riveli perdente e impedisca anche in questa legislatura di approvare il compromesso raggiunto sulle civil partnership alla tedesca, che esclude solo la possibilità di adottare bambini esterni alla coppia. Come avvenne per i DICO. E in questo caso ci perderebbero proprio le coppie omosessuali e il grado di civiltà del Paese. Perciò spero in una proposta chiara e precisa sulla base di quel compromesso.
Vedremo come finirà, intanto per chi vuole approfondire la materia delle tensioni tra sindaci e Ministero dell’Interno dal punto di vista storico, è ancora in commercio un bel volume di una decina di anni fa (Autonomia promessa, Autonomia mancata), frutto di anni di lavoro e ricerca tra Veneto ed Emilia e pubblicato da Carocci.
Bè sì, ci sono altri studi sulla materia, ma io avevo tra le mani questo.

Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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