“Semestre europeo e riforme” di Giovanni Taurasi

“La nazione non è ora più considerata come lo storico prodotto della convivenza di uomini che, pervenuti grazie ad un lungo processo ad una maggiore unità di costumi e di aspirazioni, trovano nel loro stato la forma più efficace per organizzare la vita collettiva entro il quadro di tutta la società umana; è invece divenuta un’entità divina, un organismo che deve pensare solo alla propria esistenza ed al proprio sviluppo, senza in alcun modo curarsi del danno che gli altri possano risentirne”.
Così scrivevano gli autori del Manifesto di Ventotene Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, immaginando un’Europa unita in grado di superare egoismi, nazionalismi e soprusi degli stati nazionali che avevano scatenato due guerre mondiali.
Quel processo di unificazione ha garantito un lunghissimo periodo di pace. Ma oggi si è incagliato nelle secche della crisi economica e, purtroppo, potremmo sostituire nel brano alla parola Nazione la parola Unione Europa, perché esiste uno iato profondo tra il popolo europeo (che sottotraccia ha preso forma) e le sue istituzioni.
Cominci da qui il semestre italiano di Presidenza dell’Unione Europea guidato da Matteo Renzi, dalla consapevolezza che per risolvere i problemi dell’Europa serve più Europa, non meno Europa. Un’Europa competitiva, solidale, dei diritti, del sapere e, soprattutto, del lavoro.
Per quanto riguarda l’agenda italiana, si parla tanto di superamento delle Province e riforma del Senato e Titolo V. Sono assolutamente d’accordo, però sappiate che, come dimostrano i tanti scandali di questi mesi e parafrasando Marx, “la Regione è l’oppio dei popoli”. E forse occorrerebbe mettere mano anche a quegli enti.
Si dialoga con tutti, ma il Paese ha bisogno di un sistema elettorale che garantisca la governabilità. La proposta dei grillini non garantisce governabilità ed è contorto. C’è persino l’opzione per la quale scegli chi non votare, cancellando i candidati. Il nome giusto sarebbe il “rubamazzum”. A proposito di Mattarellum, Porcellum, Italicum, Democratellum, spero che al sistema elettorale sia dato un nome normale, sennò la Consulta ci manda aquelpaesellum appena legge la prima riga del progetto di legge.
Per quanto riguarda la polemica sui critici della riforma del Senato e del sistema elettorale, ricordo che nemmeno la Costituzione, che era la COSTITUZIONE, venne approvata all’unanimità (vi furono 62 voti contrari).
Se qualcuno voterà contro la riforma Senato, sarò ruvido, ma ce ne faremo una ragione.
Io condivido pienamente infatti l’accelerazione impressa da Renzi alle primarie, però, proprio per questo e con la stessa franchezza, voglio dire che la conferenza stampa di Renzi sulla Giustizia non mi è piaciuta. Nel merito le proposte, ancorché non rivoluzionarie, sono in gran parte condivisibili, soprattutto perché rimettono al centro la vera priorità italiana, ovvero i tempi della giustizia civile. Ma nel metodo non mi è piaciuta per niente. Sei un leader se rispetti le persone della tua squadra. Non se li tratti da padrone. E il volto di Orlando la diceva lunga. E lo dico proprio perché sostengo Renzi e la necessità di proseguire velocemente il cammino delle riforme.

Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
Questa voce è stata pubblicata in / e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.