“La rete, la Koerenza ed altre riflessioni” di Giovanni Taurasi

Per un po’ di tempo ho trascurato il blog Quinto Stato, chiedo venia e ripropongo qui, in un lungo ed eterogeneo post, alcune riflessioni che ho maturato sui social (FaceBook e Twitter) nelle ultime 3 settimane.

In mezzo si sono svolti i ballottaggi e mi pare che quel voto abbia rappresentato un esito positivo per il PD, nonostante alcune sconfitte pesanti, ampiamente compensate da altri successi (il che dimostra soprattutto che l’elettorato è sempre più mobile, anche in quelle che una volta si chiamavano regioni e aree a subcultura politica territoriale: ciò rappresenta una sfida per chi governa da sempre nelle stesse zone, ma anche un’opportunità di allarga,mento del consenso ad aree ritenute irraggiungibili). Dello straordinario successo del voto del 25 maggio ho già parlato nel precedente post. Alla luce dei ballottaggi, credo che gli italiani ci abbiano detto che si fidano e si affidano a Matteo Renzi e al Partito Democratico, ma che questo credito deve avere dei riscontri, giorno dopo giorno, e che non va dato mai per scontato, perché le alternative in politica si trovano sempre e i vuoti (si veda il dato dell’affluenza) c’è sempre qualcuno pronto a colmarli. Anche per questo il voto è un invito, ma anche un monito, ad andare avanti, sulla strada delle riforme e del cambiamento.
Da questo punto di vista, se mettiamo in fila un po’ di cose – diritti per le coppie gay, bonus fiscale 80€ ai salari medio-bassi, rendite colpite, taglio dell’Irap, ingresso nel Partito dei socialisti e democratici europei, divorzio breve – credo che possiamo dire che da quando il PD è guidato da Matteo Renzi – sì, proprio quello che i critici definivano un democristiano baciapile di destra – di cose di sinistra se ne fanno un bel po’… ma soprattutto di cose giuste se ne fanno un bel po’, che è anche più importante.

L’ipotesi che le feste del partito tornino a chiamarsi feste de l’Unità avrà invece una sola conseguenza significativa: dobbiamo ristampare tutti i menù. E poi vi confesso che sono più preoccupato del rilancio del giornale l’Unità che del nome delle nostre feste.

Sabato ho partecipato come delegato all’Assemblea nazionale del Partito.
Molto bello l’intervento di Matteo Renzi e sono contento per l’elezione di Matteo Orfini alla Presidenza del Partito Democratico. Una nuova generazione guida ormai il PD. Facendo tesoro degli insegnamenti di chi c’era prima, innovando il Partito e il Paese per chi verrà dopo. Tra gli interventi critici, indubbiamente Walter Tocci ha parlato al cuore e alle teste dei delegati. Tuttavia sulla vicenda di Mineo e sull’autosospensione dei 14 senatori (forse rientrata in queste ore), mi sento di dire che il mondo va più veloce delle nostre polemiche e che le riforme devono andare avanti. Negli scorsi giorni una stampante 3D ha ricreato per la prima volta un Lampone. Che ha il sapore di Lampone. E in Italia discutiamo di Mineo. Ecco, per dire.
Però se volete teniamoci Mineo. Così ci teniamo anche un sistema istituzionale che tutti invece a parole vorrebbero riformare perché imprigiona il Paese e la società, così ci teniamo un bicameralismo chiamato perfetto che è tutt’altro che perfetto e che prevede che due camere analoghe si rimpallino all’infinito in un ping pong istituzionale norme e leggi, così ci teniamo un sistema elettorale che alla prossima tornata ci consegnerà un Parlamento ingovernabile e che ci costringerà in eterno alle larghe intese, così ci teniamo un sistema politico costoso e improduttivo e un Senato che è un doppione delle Camera e che aveva senso nella ‘Prima Repubblica’ ma non oggi, così ci teniamo lunghissimi iter istituzionali e legislativi che tanto non abbiamo fretta di cambiare le cose ed affrontare i problemi degli italiani…
Qualcuno parla di decisione autoritaria ed evoca la Costituzione. Mineo rappresenta in Commissione il suo gruppo parlamentare (e lì per quello, l’art. 67, sacrosanto, riguarda la sua attività di Parlamentare: ma in commissione il Parlamentare agisce in rappresentanza del gruppo che può legittimamente cambiarlo).
Il mondo va veloce, e la politica e le istituzioni devono accelerare se non vogliono perdere l’ultimo residuo di credibilità rimasto.

Sul fronte grillino, dopo l’alleanza a livello europeo con l’estrema destra inglese, abbiamo finalmente capito chiaramente che passare dal ce lo chiede l’Europa dei tecnocrati di Bruxelles al ce lo chiede il web di Grillo è come passare dalla padella tecnocratica alla brace xenofoba e populista.
Straordinario l’atteggiamento dei grillini sulla responsabilità civile dei magistrati. Tipico della vecchia e peggiore politica. A proposito di coerenza, anzi di Koerenza.
Così ha scritto una parlamentare pentastellata su FB (mantengo anche la formattazione maiuscola, perché il mezzo è il messaggio anche nella forma direbbe McLuhan, che è come noto il nonno elegante di Casaleggio):

“IL PD è SPACCATO, NOI NON SIAMO LA STAMPELLA DELLA MAGGIORANZA. Oggi ci siamo astenuti alla Camera sull’emendamento di Pini (Lega) per introdurre la responsabilità civile diretta dei magistrati. La nostra è stata pura strategia politica. Il PD avrebbe votato contro, dicevano. E allora, li abbiamo messi alla prova PER VEDERE SE FANNO QUELLO CHE DICONO. Risultato contrario: il PD si è spaccato, non solo, la maggioranza ha votato a favore e quindi l’emendamento è passato. Noi restiamo contrari a questa misura e infatti al voto definitivo che ci sarà in Senato, quello che conta, voteremo compatti CONTRO. È emersa di nuovo l’INCOERENZA DEL PD”.

Dunque, ricapitolando (e ricordando la vecchia rubrica Parla come mangi di Cuore):

“Siamo kontrari ad un provvedimento, ma ci asteniamo per farlo passare, in modo che poi LAGGENTE s’inkazza con quelli del pdmenoelle e tutta la Kasta, compresi quelli del PDmenoellepiùduevolteellechehaPDL. Xchè la POLITIKA è sporca, brutta e Kattiva, e noi invece siamo diversi (si vabbè, l’indennità parlamentare la pigliamo anche noi, macheccentra?). E adesso facciamo circolare post come se piovesse, denunciando il grave attaKKo del PDmenoelle ai magistrati, condividendo e mettendo dei lice (ah no, accidenti, like si scrive veramente con la K).
#Vinceremopoi ma #arresterannovoi
E Vaffà, che ci sta sempre bene!”

Alla prossima, sperando che non trascorra tanto tempo come è avvenuto questa volta, ma a volte si può uscire anche dal blog, perché, come qualcuno dubbioso quanto me ha spiegato ad Orazio, ci sono molte più cose fuori da qui che in tutta la vostra filosofia.
GT

Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
Questa voce è stata pubblicata in / e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a “La rete, la Koerenza ed altre riflessioni” di Giovanni Taurasi

  1. L'ortica ha detto:

    deh, WordPress m’ ha segato mezzo post. Was: cambierei solo “il nonno elegante di Casaleggio” con “il nonno sano di Casaleggio” [a-proposito-di_autistici,_anzi_Asperger].

    Mi piace

I commenti sono chiusi.