“Sulla stessa Barca” di Giovanni Taurasi

Matteo Renzi ha accettato l’incarico con riserva, ha assicurato il suo impegno e ha detto al Presidente della Repubblica “#giorgiostaisereno”. Il Presidente pare abbia reagito con un gesto apotropaico e noi con lui. Perché, comunque la si pensi, siamo tutti sulla stessa barca (non Fabrizio, di lui parlerò in conclusione) e adesso occorre remare insieme e con vigore.
Ho manifestato le mie perplessità su come è nato, male, il Governo Renzi, spero però che cresca bene e risolva i problemi degli italiani.
Nonostante tutto, e al netto di un calo pesante di affluenza e di numero di donne elette (due problemi per la democrazia), la Sardegna, che tempo fa aveva determinato le dimissioni di Veltroni, rappresenta per Renzi e il PD un segnale di rilancio, soprattutto se si tiene conto che le elezioni si sono tenute proprio in questo passaggio delicato per il PD e per il Paese. In Sardegna c’è un vincitore (PD), due sconfitti (centrodestra e le opzioni alternative allo schema bipolare) e un perdente, Grillo, che non ha avuto nemmeno il coraggio di presentarsi.
La scommessa di Renzi e di fatto dell’intero PD ha possibilità di successo?
Non lo so, altrimenti non sarebbe una scommessa, ma naturalmente ci spero. Su Repubblica di domenica Eugenio Scalfari fa la domanda che io penso spieghi su cosa si regge tale scommessa: “Renzi vuole andare oltre le coperture previste dagli impegni europei, come vuole Squinzi, come vuole la Camusso, come vuole Vendola, cioè le parti sociali e la destra come la sinistra. Ma possono fare queste operazioni in barba all’Europa e agli impegni assunti dal governo precedente?”.
Non condivido la risposta che ha dato Scalari, che di fatto ha escluso nel suo editoriale ogni possibilità di ridefinire il patto di stabilità e il rapporto del 3%. Penso che il Governo Letta sia di fatto finito quando Napolitano è intervenuto di fronte ai parlamentari europei per criticare pesantemente le politiche rigoriste e di austerity. Tutti ci siamo fatti distrarre dalla gazzarra della Lega, ma di fatto il Governo ha mostrato in tale occasione la sua debolezza, perché ha lasciato ad un anziano, per quanto saggio, Presidente della Repubblica, l’unica battaglia che ora bisognerebbe condurre sul piano europeo. Per capire se Renzi potrà vincere la sua scommessa bisognerà leggere il nome del Ministro dell’Economia e soprattutto verificare il rapporto che il Premier instaurerà con le cancellerie europee, con la UE e con il PSE. L’intendenza seguirà!
L’agenda che ha indicato è quella giusta, ma molti dei problemi dell’Italia si risolvono in Europa, perché solo la deroga al rapporto del 3% può dare quella benzina che serve al Governo Renzi per rilanciare consumi ed economia. Visto che è cominciato il tradizionale gioco del totoministri, anche io cedo e partecipo indicando all’economia John Maynard Keynes.
Infine, a proposito di Barca, mi sia consentito di concludere con quattro ironiche e semplici considerazioni sulla fasulla telefonata Vendola-Barca, dopo averla ascoltata per intero (che poi magari si scopre che anche De Benedetti in realtà era l’imitatore della zanzara e Barca ci aveva creduto anche quella volta):
1) due politici che parlano al telefono per 10 minuti senza fare battute sessiste o dare l’idea di gestire strani intrallazzi sono di per sé un’anomalia (positiva). C’è da dire che in effetti la telefonata era fasulla;
2) in un tempo nel quale la politica è solo arrivismo e ricerca di poltrone e potere, uno che dice che non farebbe il Ministro perché non condivide un progetto politico è la seconda anomalia (positiva) e ciò accresce la mia stima per Fabrizio Barca anche se non condivido la sua opinione;
3) d’altra parte uno che pensa che la proposta di fare il Ministro gli possa arrivare con un SMS da una giornalista o che si faccia pressione su di lui con un sondaggio su Repubblica.it dimostra molta ingenuità, e riporta la mia stima per Barca ai livelli precedenti (peraltro tutto sommato buoni);
4) non lo conosco, ma non telefonerei mai a Fabrizio Barca. Gli chiedi ‘come stai’ e ti tiene al telefono parlando ininterrottamente per 10 minuti, svuotandoti tutto il credito del cellulare.
GT

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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4 risposte a “Sulla stessa Barca” di Giovanni Taurasi

  1. wsa0 ha detto:

    Caro Gianni Che ne pensi se ministro di economia diventasse una mamma disoccupata con 4 figli a carico? Potrebbe fare quadrare i conti dello stato come gli tecnici della Bocconi…skerzo neh….speriamo in bene.Forza Matteo !

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  2. luigi anceschi ha detto:

    IN SARDEGNA UN SOLO VINCITORE!
    PD 22,06 cioè meno 3 % 18 seggi ,SEL 5,18 cioè + 3% 4 seggi ,partito dei sardi 2 seggi,rossomori 2 seggi,centro democratico 2 seggi, rifondazione e PDCI 2 seggi.
    Quindi come vedi non ha vinto il PD (anzi è calato) ma il centrosinistra,e non un papocchio con la destra. Dire “un solo vincitore ” è settarismo,ecco perchè a volte è difficile collaborare.

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  3. joe ha detto:

    e pensati che Keynes era dichiaratamente un liberale (da cui il titolo di un suo libro). Però nacque lo stesso anno in cui morì Marx : una staffetta sui generis ?

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