“Caste, il dito e la luna” di Giovanni Taurasi

MastrapasquaCerto che per avere così tante poltrone il salotto di casa Mastrapasqua deve essere piuttosto spazioso. Ma non voglio fare demagogia o puntare il dito contro qualcuno. Perché il problema è proprio che così ci attardiamo sul dito e non guardiamo mai la luna. Sbattere il mostro in prima pagina serve solo come arma di distrazione di massa.
In questi anni la politica è stata considerata una casta.
Può darsi. Anzi è probabile e troppi soldi a certi livelli sono circolati in politica, trasformandosi nello sterco del demonio. Troppo il denaro pubblico finito ai partiti, come documentato anche oggi dall’indagine Openpolis. E nemmeno con tutto questo denaro pubblico sì si sono evitati casi di corruzione. E visto che la politica dovrebbe essere la cosa più pulita e disinteressata del mondo, proprio perché dovrebbe occuparsi dell’interesse generale, l’eccessivo denaro in circolazione non le ha fatto certamente bene. L’ha resa meno credibile. L’ha sporcata. L’ha condizionata. L’ha resa inefficace. Si comprende dunque la rabbia e la disaffezione della gente.
Ma a guardare bene le caste sono ovunque e la vicenda Mastrapasqua ne è solo un esempio. Nella finanza, nei media, nell’associazionismo, nelle università, nelle fondazioni, nello Stato e nel parastato, ma anche nei consigli di amministrazione di banche e imprese. E potremmo andare avanti. Andiamo a cercarle anche lì le caste. Ne troveremo tante. E non mi si dica che in taluni casi almeno possiamo scegliere. Prendiamo le banche, ma è solo un esempio (anche qui non fermiamoci al dito). Io ad esempio ho più possibilità di scelta alle elezioni, anche troppa per la verità, rispetto alla banca dove aprire un conto corrente. Se poi sapessi che ciò che spendo per il mio conto e le relative spese di commissioni o di mutuo servono per pagare appena un secondo di lavoro del componente del CDA della banca, che tra l’altro si sposta anche con aerei privati, altro che auto blu, forse chiamerei casta anche quella. E ne avrei motivo. Ma anche se lo venissi a sapere, nella banca di fianco troverei condizioni analoghe. Insomma, le caste sono tante. Per superarle c’è da cambiare un intero sistema. Non solo la politica. Se siamo consapevoli di questo, forse il Paese lo cambiamo, altrimenti ci teniamo sia l’indignazione che le cose come stanno.
GT

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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Una risposta a “Caste, il dito e la luna” di Giovanni Taurasi

  1. wsa0 ha detto:

    Io penso che l’indignazione non basta più .ho scritto una Poesia provocatoria stamattina .se vuoi leggerlo dai un occhiata a http://violetadyliopinionistapercaso.wordpress.com/

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