“(Franche e semplici) considerazioni sul congresso del PD” di Giovanni Taurasi

L’ISTAT certifica 6 milioni di disoccupati. Per la destra il problema principale è ancora Berlusconi. Per i pentastellati gli scontrini.
La sinistra si occupi dell’Italia e il PD di quei 6 milioni di italiani e dei milioni di giovani Neet, “Not (engaged) in Education, Employment or Training”, o precari.
I nostri iscritti ed elettori non stanno certamente vivendo con entusiasmo questa fase congressuale che ci porterà sino all’8 dicembre con l’elezione del segretario nazionale. La partecipazione alle assemblee pre-congressuali è bassa, anche in zone dove il PD vanta ancora un vastissimo consenso. Vedremo nei prossimi giorni come andranno i congressi di circolo, ma temo che non si invertirà la tendenza. Dovremo presto immaginare nuove forme di partecipazione e discussione politica, perché un partito è radicato non quando esiste un circolo del PD in ogni quartiere o comune, ma quando in quel quartiere o in quel comune i cittadini possono contare su un PD in grado di far circolare le idee, perché esiste un luogo dove proporre le proprie istanze, fare delle domande e ricevere delle risposte, discutere e partecipare.
La primavera scorsa, intervenendo alla direzione provinciale del PD modenese, proposi inascoltato di aprire questa tornata congressuale locale a tutti, facendo votare iscritti e non iscritti, senza paura, perché siamo in un momento di scollamento straordinario tra politica e società. Fui sommerso dalle critiche, ma credo che ci siano dei momenti nei quali si debbano adottare misure eccezionali per promuovere partecipazione e coinvolgimento. Ci saremmo anche evitati la polemica sulle tessere gonfiate che si sta sviluppando a livello nazionale. Il regolamento nazionale approvato di recente è di fatto un compromesso tra questa necessità e l’esigenza di valorizzare l’iscrizione al partito e il regolamento prevede che per il segretario nazionale e per quelli regionali votino tutti gli elettori del PD (come in passato), mentre per i segretari provinciali e comunali solo gli iscritti (anche se adesso ci si può iscrivere all’ultimo momento). Continuo a pensare che questa volta ci voleva più coraggio per provare a rilanciare l’unico partito ancora esistente nella democrazia italiana e che ci siano momenti dove è necessario adottare regolamenti eccezionali. Adesso evitiamo almeno un Congresso nel quale uno schieramento definisce Renzi un populista, un altro Cuperlo un veterocomunista, un altro Civati una banderuola evanescente e un altro ancora Pittella un cacciatore di tessere. Sarebbe solo intelligenza col nemico. Io nelle prossime settimane mi impegnerò in questo modo. E proviamo a sfruttare questa occasione di partecipazione, perché in gioco c’è proprio la partecipazione e l’idea che quando essa prende forma nei partiti, la democrazia si consolida e si rafforza, in altri casi invece, come si vede anche in Italia, rischia di essere assolutamente irrilevante e perdersi in un movimentismo inconcludente.
I candidati segretari hanno una grande responsabilità. Se vogliamo che le elezioni dell’8 dicembre siano partecipate, gli elettori vengano messi di fronte ad opzioni chiare, con proposte e idee precise, e non solo a 4 nomi di rispettabili ed autorevoli dirigenti del partito. Solo così possiamo replicare la partecipazione e l’entusiasmo delle primarie dello scorso anno e di quelle precedenti.
L’intervento di ieri di Renzi alla Leopolda è andato in questa direzione ad esempio sulla legge elettorale, con la proposta precisa di fare una legge simile a quella per l’elezione del Sindaco. E’ stato un intervento convincente.
Non mi ha convinto del tutto però la mancanza di simboli del PD all’iniziativa in un momento nel quale il Sindaco di Firenze si candida alla guida del PD. Ne capisco la ragione, ma invito a fare attenzione. Nei giorni scorsi il dibattito politico a sinistra è ruotato intorno alle anticipazioni del libro di Marco Damilano (che è già meglio di quando ruotava intorno alla strenna natalizia di Bruno Vespa). In tali anticipazioni Prodi lamenta il fatto di non aver fondato un partito dopo il 2005 su cui basare la sua leadership e sostiene che il PD non l’abbia mai difeso.
Prodi è il politico che stimo di più, ma non concordo su queste sue affermazioni, nel senso che se parliamo del popolo dell’Ulivo e poi dell’elettorato del PD il sostegno a Prodi credo che sia sempre stato vasto e sincero. Se invece parliamo di pezzi dei gruppi dirigenti invece… Be’ su questo ne possiamo parlare e si può concordare (come dimostra la vicenda dell’elezione della Presidenza della Repubblica). Però credo anche che se Prodi avesse fondato un partito personalistico avrebbe perso la stima e il sostegno di gran parte del nostro elettorato.
Lo stesso rischio correrebbe Renzi e credo ne sia consapevole. Da un lato deve avere un partito forte e che lo sostiene e non può permettersi che nè il PD nè il Governo diventino una Bad Company su cui scaricare le tensioni politiche. Dall’altro non può pensare al suo destino politico senza il PD. Renzi e il PD sono destinati ad avere, nel bene e nel male, la stessa sorte (e io naturalmente spero nel bene).
Altre anticipazioni del libro di Damilano invece ripropongono il refrain degli ultimi mesi e la critica di D’Alema a Renzi secondo la quale il Sindaco di Firenze punta a fare il segretario solo per fare il Premier.
Su questo ribadisco che trovo bizzarra (per usare un aggettivo tipicamente dalemiano) questa critica, per non dire paradossale.
Può darsi che Renzi punti a fare il segretario del PD per fare successivamente il Premier. Anzi, ammetto che è probabile (e io credo che in futuro le primarie per il premier saranno tra Renzi e Letta). Tuttavia non mi interessa quali siano le ambizioni di Renzi. Se da segretario del Partito, insieme a tutti noi, rifonderà, rinnoverà e rilancerà il PD, consentendoci in futuro di vincere le elezioni e cambiare il Paese, non avrà fatto il suo interesse, ma il nostro (e io penso quello del Paese). Se realizzando le sue legittime ambizioni realizzerà le aspirazioni dell’intero partito e del Paese tanto meglio. Un motivo in più per sostenerlo, non uno in meno!
Diciamo…
GT

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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Una risposta a “(Franche e semplici) considerazioni sul congresso del PD” di Giovanni Taurasi

  1. giuseppe udine ha detto:

    ma è anche un congresso o solo primarie ? Importante indossare una maglietta, chi viola, chi rossonerazzurra,chi giallorossa, chi rosanero: la maggior parte l’ha già fatto : perchè spendere tanta fatica e soldi in un congresso che non serve piu’ ?

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