“Quel che l’Occidente deve all’Africa” di Dacia Maraini dal Corriere della Sera del 8.10.2013

Uno strazio vedere quei sacchi di plastica che contengono corpi umani. Si chiude la cerniera, si allinea il sacco sulla banchina ed è finita. Ma chi c’è dentro quel sacco che viene trascinato da mani pietose? Un ragazzo, una bambina, una donna incinta? Non lo sappiamo perché si preferisce fare sparire immediatamente ciò che ci potrebbe far sentire in colpa.

I poveri corpi affogati passeranno dal sacco alla bara, e nessuno veglierà sui loro corpi. Quei sacchi di plastica però sono un simbolo devastante. Come a ricordare che per gran parte del mondo quei corpi sono rifiuti umani. Prima di tutto per i Paesi da cui provengono, che negano loro un minimo di sopravvivenza. L’alternativa fra la schiavitù e la guerra è la fuga. E loro fuggono in migliaia, pur sapendo che rischiano la vita.
Ma piangerli non basta. Bisogna fare qualcosa. E poiché si tratta di un problema comune a tutta l’Europa, bisogna che l’Europa, ma anche l’Onu si riuniscano per stabilire, come suggerisce Marek Halter, una specie di piano Marshall con strategie comuni per affrontare razionalmente il problema. Per esempio stabilire che chi sfrutta le risorse locali deve impiegare lavoratori africani. La Cina ha comprato enormi proprietà in Congo, in Zambia e in Angola, ma importa manodopera cinese. Stabilire, aggiungerei io, delle regole internazionali che condannino più severamente i mercanti di carne umana. E poi costruire dei corridoi umanitari, un sistema di accoglienza organizzata e di distribuzione di profughi fra Paesi ricchi che se lo possono permettere. Fra l’altro, vorrei dire a coloro che strillano all’invasione dei barbari, che da noi ne arrivano molti meno che negli altri Paesi europei e quindi, se si facesse una distribuzione equa, ce ne toccherebbero molti di più.
Cosa certa: la brutta legge Bossi- Fini va cancellata. Non è servita a evitare l’immigrazione clandestina, ma semmai a gettarla nelle mani dei mercanti di morte. Impedire per legge ai pescherecci di aiutare chi sta affogando non è solo un atto disumano, ma qualcosa che va contro tutte le leggi del mare. Come è stato dimostrato in questi giorni: persone civili che si trovavano in barca non hanno esitato a tirare su più naufraghi che potevano, salvandoli da morte certa. Una cosa sono le teorie, ben diverso è trovarsi davanti una persona che sta affogando. Se non sei un bruto, fai qualcosa per salvarlo. Non si tratta di buonismo, ma di dovere morale. Poi è chiaro che si dovranno cercare soluzioni politiche e diplomatiche per risolvere il problema a monte. Sempre ricordando però che i guasti maggiori in Africa li abbiamo combinati noi europei e quindi abbiamo degli obblighi. Ma anche ricordando che siamo un popolo di emigranti: 20 milioni di italiani solo nel Novecento. E non è che L’America, l’Australia, l’Argentina siano peggiorati per via degli italiani. Anzi, li troviamo perfettamente integrati nei posti di responsabilità. Guardate il papa Francesco che oggi appare come l’unico leader mondiale che sa parlare con umanità e giustizia della terribile tragedia dell’immigrazione.

“Quel che l’Occidente deve all’Africa” di Dacia Maraini dal Corriere della Sera del 8.10.2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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Una risposta a “Quel che l’Occidente deve all’Africa” di Dacia Maraini dal Corriere della Sera del 8.10.2013

  1. francescamanimali ha detto:

    Concordo su tutto ma devo precisare che l’Africa del dopo-colonizzazione non è riuscita ad affrancarsi da governi sanguinari e corrotti; l’acquisita sudditanza alla Cina (collusa con i predetti governanti corrotti) non farà che acuire la tragedia che non si risolve con un esodo gigantesco e senza prospettive, ma piuttosto segnerà la fine della cultura di quel continente e del suo patrimonio ambientale e zoologico.

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