“L’umanità perduta” di MONI OVADIA da l’Unità del 5.10.2013

Le foto pubblicate ieri da molti giornali rimarranno indelebili nella nostra memoria nazionale. Quella composizione di immagini intime, private, comuni, esprime con una forza icastica straordinaria, la nostra appartenenza ad una sola comunità di viventi, quella umana.
Il grande fotografo Maurizio Buscarino, dice che i sopravvissuti alle grandi tragedie, che siano naturali o provocate dalla ferocia degli uomini, tornando nei luoghi dell’evento che ha colpito la loro gente, cercano immediatamente le fotografie della casa, del paese, del quartiere. Chi di noi non ha, o ha avuto quel tipo di foto ricordo? Esse dicono della nostra ineludibile fragilità e del nostro insopprimibile bisogno di riconoscerci nelle relazioni affettive, molto più di tanti discorsi pletorici e ridondanti che, sin dai primi minuti di quest’immane tragedia, non sono mancati e non mancheranno. I media e l’audience chiedono tributi e la loro voracità è insaziabile. Quando poi si sarà estinta l’eco degli atti di generosità dei soccorritori – e fra essi quelli ininterrotti dei magnifici lampedusani – la retorica, come sempre, ridiventerà la vera protagonista della scena. «Questa è stata una tragedia annunciata e altre ne seguiranno», mi è sembrato di avere sentito dire dal presidente della Regione Sicilia Crocetta nel corso di un programma de La7. Se le cose rimangono come sono, il presidente Crocetta ha ragioni da vendere. Al di là della fattispecie di quest’ultima strage, con l’assetto politico italiano ed europeo attuale, con leggi nefaste e crudeli come la Bossi-Fini, non possono non prodursi catastrofi umane come questa ennesima carneficina dell’indifferenza. La vile retorica dei diritti umani enunciati e puntualmente e cinicamente disattesi, magari per facili consensi elettorali, continuerà a perpetuare la logica che crea le premesse per nuovi eccidi. È l’intero modello di sviluppo che governa il pianeta che va portato sul banco degli imputati. Dev’essere processato il perdurante retaggio del colonialismo, il più vasto crimine della Storia, con i suoi travestimenti odierni, le sedicenti guerre umanitarie, il land grabbing (il ladrocinio delle terre). Questo modello considera gli esseri umani merce vile e i poveri, deiezioni di scarto. Come «carta dei diritti» ha il libro contabile dei privilegi e per obiettivo unico, l’ipertrofia dei profitti tramite l’esproprio privatistico dell’intero creato. Il potere finanziario e politico-finanziario, si serve per i propri fini, dell’immiserimento dell’economia reale e soprattutto della riduzione progressiva del lavoro a nuova servitù. Le immense masse di disperati generati dalle guerre «glocali», dalle migrazioni conseguenti e dall’accaparramento illimitato delle risorse, costituiscono un’inesauribile riserva di lavoro servile all’infimo costo della pura sopravvivenza. Alleati ideali dei gruppi di potere in questo modello, sono le malavite organizzate, capaci di gestire interi settori economici, oltre ai dittatori e semi-dittatori residuali. Ovviamente, in questa palude sguazzano terrorismi veri e verosimili. In quest’atmosfera plumbea e intossicata, l’affacciarsi sulla scena internazionale di Papa Francesco, è un annuncio di luce e di speranza. La schiettezza, la forza diretta e chiara della sua lingua nel contesto mediocre e degradato delle nostre società incapaci di elaborare e di esprimere valori credibili, è rivoluzionaria, così come rivoluzionarie si annunciano le sue azioni politiche, teologiche e spirituali. L’uscita, nel solco del patriarca Abramo, dall’idolatria del potere, del compiacimento e della corrività verso la pratica sistematica del peccato e del reato ipocritamente condannati a parole, fanno irrompere nell’orizzonte della Chiesa Cattolica, la potenza originaria dell’annuncio evangelico e della parola cristica. Il magistero di Papa Francesco, appare oggi essere l’unica novità che possa far rinascere il sogno di un mondo di pace, di giustizia sociale, di fratellanza nel nostro tempo afflitto e devastato. Sia chiaro, non ho intenzione di convertirmi, sono un ebreo agnostico e tale rimango, sono un uomo di sinistra per formazione e vocazione e, proprio in quanto tale, vedo criticamente lo stato fallimentare in cui la sinistra versa incapace di toccare i cuori e accendere ideali. La laicità, per me, continua ad essere il pilastro costitutivo dell’etica democratica e so che i contrasti con il mondo cattolico rimangono, ma sento che adesso il confronto, anche se aspro, potrà essere civile e costruttivo.

“L’umanità perduta” di MONI OVADIA da l’Unità del 5.10.2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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2 risposte a “L’umanità perduta” di MONI OVADIA da l’Unità del 5.10.2013

  1. Roel ha detto:

    Fino a quando la coscienza si desta, come quella di Ovadia, suscitando a migliaia i risvegli e le sensibilità, la speranza non può dirsi definitivamente perduta per la costruzione di un mondo più giusto e umano.Roel

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  2. Felice CELESTINO ha detto:

    ” La sinistra…..incapace di toccare i cuori e accendere ideali ” ,se si guardasse dentro , nella sua storia ,sarebbe capace di un salto di qualità e riaccendere speranza e ideali . Tesi -Antitesi -Sintesi

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