“L’ultimo colpo di coda di Silvio” di Massimiliano Panarari da Europa del 3.10.2013

Anche sotto il cielo fino ad adesso compatto della destra il twister della secolarizzazione ha preso a soffiare. E allora dobbiamo deciderci a riparametrare il nostro modo di osservare la leadership berlusconiana.

Avanti marsch! Anzi, no, dietrofront! Come non detto: facite ammuina…
Scrutare nei pensieri di Silvio Berlusconi è impresa improba, che richiede da tanto tempo ormai la creazione di una disciplina apposita, stile sovietologia (nella fattispecie, la berluscologia, ça va sans dire…).

Nondimeno, questa volta, l’impressione è che il suo ultimo colpo di scena coincida, per molti versi – proprio per le sue caratteristiche solitamente gladiatorie e ipercombattentistiche – con un colpo di coda. Ennesima testimonianza del fatto che la spinta propulsiva del Berlusconi leader autocratico e “profetico” del popolo di centrodestra italiano si è arrestata (mentre altra cosa è quella, che rimane ben viva, del berlusconismo socioculturale…).

Ennesima testimonianza del fatto che la spinta propulsiva del Berlusconi leader autocratico e “profetico” del popolo di centrodestra italiano si è arrestata (mentre altra cosa è quella, che rimane ben viva, del berlusconismo socioculturale…).
Certo, il parricidio politico non si è consumato. E la famosa-famigerata agibilità politica, al prezzo di una ragguardevole serie di piroette, è stata ripristinata (fino a che, a breve, istituti e procedimenti dello stato di diritto compiranno il loro corso), ma ieri, nell’aula del senato, il ruggito del leone non si è affatto sentito.

La dichiarazione di rinnovata fiducia al governo delle larghe intese ha, infatti, le sembianze del tentativo di salvarsi in zona Cesarini, più che della imperiosa zampata leonina. O quelle di chi cerca (disperatamente) di aggrapparsi alla scialuppa per non venire risucchiato nel gorgo della giustizia e del calo di un consenso che non è più alle stelle (pronto a venire captato dal superomistico e agitatissimo Beppe Grillo). O, ancora, per chi è più avvezzo all’immaginario dei nostri tempi, quelle di uno zombie (detto con grande rispetto, naturalmente…), che non intende rassegnarsi alla sua condizione di quasi trapassato. Le avvisaglie, d’altronde, erano già visibili, per esempio nell’ultimo videomessaggio – la piattaforma (paleo)tecnologica a lui più congeniale – dove riproponeva, pari pari, dai contenuti ideologici alla location, la fase arrembante del bel tempo che fu, senza alcunché di nuovo. Mostrando tra l’altro, in biologia veritas, un “corpo del Capo” ben diverso da quello delle performance (retorico-politiche e declamatorie) decisamente scoppiettanti dei primordi. E tanti studi e analisi serissime ci hanno dimostrato in maniera doviziosa quanto la body politics sia stata rilevante (anzi, fondativa) nella narrazione berlusconiana.

Vedremo nelle prossime concitate giornate (e ore) cosa accadrà: come si stabilizzerà la “scissione” soft delle (ormai ex) colombe, e fino a dove si spingerà l’ala di Comunione e liberazione che sta prendendo le distanze da lui. Ma resta il fatto, indiscutibile e precedentemente mai visto, della messa in discussione (e, quindi, in mora) del dogma dell’infallibilità berlusconiana da parte dei suoi dignitari e accoliti. E gli scismi, si sa, si moltiplicano nelle fasi declinanti dei processi di evangelizzazione.

Anche sotto il cielo fino ad adesso compatto della destra il twister della secolarizzazione ha dunque preso, impetuosamente, a soffiare. E, allora, dobbiamo verosimilmente deciderci a riparametrare il nostro modo di osservare la leadership berlusconiana, col suo corredo di personalismo postpolitico, videocrazia e “assolutismo” postmoderno. L’età dell’oro della sua leadership trasformativa, fondata sul carisma (e tipica dei momenti “rivoluzionari”), sembra giunta al capolinea. E quella di Berlusconi si tramuta in una leadership transazionale, orientata agli obiettivi da raggiungere (strettamente legati al suo destino personale), ed “estrattiva” (nel senso, però, delle tante risorse, materiali e mediatiche, che possiede, dalle quali gli viene ancora garantito un ruolo preminente, seppure, giustappunto, non più incontestabile). L’antipolitica e il populismo, altri connotati basici e fondamentali del berlusconismo politico, cedono il passo in questo recentissimo frangente all’impressionante retromarcia parlamentare di tipo tattico, segnale patente di debolezza (a meno di attribuirgli una vena situazionistica che, pure, se possiede, ha trovato altre modalità di manifestarsi, come le corna nelle fotografie di gruppo dei vertici internazionali…).

E, così, mentre Enrico Letta citava Einaudi e Croce, a guardare l’ex dominus contorsionista dell’opposizione che ritorna (lasciandoci di stucco) maggioranza riaffiorava alla mente lo starobinskiano ritratto dell’artista da saltimbanco.
Il che, però, non significa che da ieri si sia fatto un qualche decisivo passo in avanti nella direzione di un “bipolarismo normale”. Né, men che meno, che il Partito democratico possa dormire sonni tranquilli…

@MPanarari

“L’ultimo colpo di coda di Silvio” di Massimiliano Panarari da Europa del 3.10.2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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