“Quella pasticciaccia brutta” di Margherita Bai per il Post del lettore

Il Post del lettore di Margherita Bai*

Svegliarsi un giorno e non essere più di sinistra. È capitato a Margherita Bai, trentenne modenese, a detta dei vicini “una signora gentile, una brava persona, non me lo sarei mai aspettato”. Le autorità, giunte sul posto, hanno dichiarato di aver trovato la signora in stato confusionale, la quale avrebbe ripetutamente preteso di “parlare con Giuliano Ferrara”.
Interrogata sul perché della singolare richiesta, la donna avrebbe continuato: “voglio chiedergli se ascoltare ancora Jacques Brel mi può dare reazioni allergiche, se posso tenere la maglietta di Che Guevara come pigiama e quanto ci vuole più o meno per farsene una ragione”. Con il consenso dei familiari, la giovane è stata poi tradotta nella più vicina sezione di partito (non riusciamo al momento ad essere più precisi), dove amici e compagni hanno tentato invano di farla rinsavire con le tecniche tradizionali di esorcismo (Berlinguer, Berlinguer, Berlinguer, mai più fascismo, bandiera nera la vogliamo no). Constatata la condizione apatica dell’ossessa, gli esperti hanno valutato opportuno tentare con la tecnica suasoria del tafazzismo (è un mondo difficile, il partito è una merda, per questo dobbiamo fare tutti la nostra parte). Nonostante le grandi aspettative sulla riuscita dell’intervento suasorio, (essendo la donna, a detta dei testimoni, particolarmente incline all’autolesionismo), non si sono registrati suoni né mimica facciale apprezzabile da parte dell’interessata. Solo allora, con grande coraggio, si è deciso di affrontare il gravissimo rischio della domanda aperta. Messi al sicuro i giovani e gli uomini in età fertile, indossati (questa volta nelle orecchie) gli appositi tappi in dotazione nel periodo elettorale, gli ardimentosi hanno chiesto: “ma perché?”. Immaginate quale fu la sorpresa quando, preparati al fluire logorroico di insulti e rimostranze, si sono sentiti rispondere, con flebile filo di voce tipico delle anime smarrite, semplicemente: “Barilla”. Molte le interpretazioni a riguardo. Vi proponiamo quelle che ci paiono le più auterovoli, rilasciate dagli esponenti di rilievo del partito. Renzi: “è evidente che ha fame. Subito”. Bersani: “Spero di non ridurmi presto così”. Civati: “Mi ricorda il Rosabella di Wells, forse ha avuto un’infanzia senza pastasciutta”. Cuperlo “nessuno si salva da solo” (Causa in corso con Mazzantini, vi terremo aggiornati). Marino: “daje”. Da ultimo, con l’umiltà del cronista, vorrei proporvi la mia interpretazione, se non altro perché la povera donna mi ha suscitato enorme compassione: a detta di molti persona tenace e pungente (fiaccapalle, cit.) a me è apparsa piuttosto una creatura inerme e sofferente. Orbene, credo che si possa avanzare l’ipotesi che a dare alla donna il colpo di grazia non sia stato l’ennesimo candidato alla premiership del partito che perderà le prossime elezioni (sondaggi dal salumiere a pag. 13), bensì il constatare che lo stesso partito che ha dato del zozzone a Pasolini negli anni cinquanta, quando aveva senso fare una “battaglia culturale” contro l’omofobia, si ritrova oggi a fare delle “campagne di contromarketing” per combattere la minacciosa famiglia del Mulino bianco. Mi sento di interpretare il pensiero della povera signora Bai nel ricordare che, come lo stesso Pasolini aveva profetizzato, mentre moralismi sovietici e anatemi vaticani si contendevano il primato del bigottismo, la storia si è arrangiata da sé: ha consegnato tutti noi al Mercato che, vorace amorale apartitico, ha provveduto a riabilitare, anzi a promuovere, checche isteriche da talent show e mignottari seriali. L’omofobia, come tutti i mali dell’Occidente, non è più un problema culturale (troppo tardi!), ma economico e sociale. Provate a essere gay nella più ricca città del Nord, in una famiglia istruita e moderatamente benestante. Vi toccheranno agnolotti alla domenica, con il vostro compagno e le suocere in visibilio. Provate a essere gay nella più disastrata provincia del Sud, senza istruzione, senza lavoro, senza futuro. Vi toccherà tacere, e andarvene se potete. Provate a essere gay in uno studio grafico, e provate a essere gay in un cantiere edile. Non si risolvono questi problemi scoprendo solo nel 2013, dopo aver mangiato muraglie di tegolini e dopo aver atteso che spirassero gli ultimi omofobi del vecchio Pci, che le pubblicità della Barilla sono reazionarie, monoetniche e Banderas è pure invecchiato male (sull’omosessualità femminile, e sulla questione femminile in genere, vi consigliamo l’approfondimento a pag 15-1000 a cura di Virginia Lupo).
Un signore molto distinto, con voce roca e interrotta dalle frequenti interferenze radio, ha dichiarato tanto tempo fa, prima di morire combattendo nel suo ultimo rifugio, “la historia es nuestra”. La capacità di mettersi in ascolto della storia, di volerle bene, l’emozione di esserci dentro con gli occhi aperti: questo era quello che la sventurata giovane credeva di aver trovato nella sinistra.
Ora vagherà raminga, alla ricerca di Giuliano Ferrara, e forse non tornerà più a rompere i coglioni ad amici e conoscenti sul futuro della sinistra e delle mezze stagioni. Per questa sola ultima mansione, mi sento di poterla temporaneamente sostituire, sperando così di onorare almeno la memoria della sua giovinezza.

*redattrice

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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Una risposta a “Quella pasticciaccia brutta” di Margherita Bai per il Post del lettore

  1. adriano1949 ha detto:

    Tanto ironico quanto amaro.
    La tragedia risiede nel fatto che alternativa non v’è!
    A meno che non si voglia puntare sul movimento pentastellato, ma francamente…

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