“Tra stereotipi e multitasking” di Stefania Gasparini per il Post del lettore

Il Post del lettore di Stefania Gasparini

Gentile Sig.ra Presidente Boldrini,

mi permetto di scriverLe da donna a donna perché le Sue parole contro gli stereotipi in pubblicità mi hanno fatto molto riflettere.
Quando Lei è stata eletta ne sono stata felice, un’altra donna in ruoli di primo piano e ho sperato tanto che la Sua figura potesse essere un esempio per tutte noi.
Perché è di esempi che, come diceva Pertini, le giovani generazioni hanno bisogno.
Esempi femminili che, invece, nel nostro paese mancano sempre più, perché anche la ‘Donna’ è rimasta schiacciata dalle dicotomie culturali e politiche di questi ultimi 20 anni, uno schiacciamento che, come per l’intero paese, non ha prodotto un minimo passo avanti in termini culturali e di innovazione lasciando il potere in mano ai conservatori, e alle conservatrici, di qualsiasi colore politico.
Partiamo da me: ho 36 anni, sposata da poco, una laurea e un master e come tante coetanee provo a rimanere in Italia NONOSTANTE tutto senza sapere neanche bene il perché.. Ci rimango provando a fare qualcosa per la mia comunità, lavorando come sindacalista, mestiere molto impegnativo in questo periodo, ma come tutte le donne con famiglia ho un secondo lavoro: ossia fare l’equilibrista tra il lavoro, la famiglia e la casa.
Ho un marito speciale, che mi aiuta, come e quando può, ma alla fine della giornata non c’è nulla da fare, l’ok definitivo sulle cose fatte o non fatte per la casa e per la famiglia spetta a noi, le donne. Qualcuno dice è naturale che sia così, perché siamo fatte così, siamo multitasking di natura.
Ecco, questo si è uno stereotipo. Notizia dell’anno: non siamo multitasking di natura, siamo diventate così per tutta una serie di stratificazioni culturali e storiche, ma non è una questione ‘naturale’.
Siamo diventate così perché le nostre nonne e mamme femministe ci avevano detto che possiamo e dobbiamo fare le stesse cose degli uomini, anzi, le sappiamo fare meglio. Le nostre nonne, zie e mamme hanno lottato per accorciare l’orlo della gonna, per non mettere il reggiseno, per mettere le zeppe e per il sesso con chi gli pareva, la chiamavano ‘liberazione della donna’.
E Ora? E ora decenni dopo ci dicono che ‘se non ora, quando?’ e allora ci chiediamo: ma come? Sono passati decenni… e siamo ancora qui a chiederci quando? E il momento del ‘cosa?’ non arriva mai? Forse ero assente il giorno in cui ci avete detto come fare a fare il resto, visto che dovevamo fare anche le cose che facevano gli uomini?
Cosa vogliamo oggi per liberarci davvero? Vogliamo asili nido, vogliamo vere pari opportunità sul lavoro vogliamo non dover nascondere la fede ai colloqui di lavoro,vogliamo poter mettere una minigonna senza sentirci giudicate, vogliamo un’idea di come si lavora diversa, che non ci penalizzi perché facciamo il part-time.(notizia dell’anno: il part-time in Italia non sempre aiuta, ma è parte del problema dell’equilibrismo).
Vogliamo poter essere donne a 360 gradi senza sentirci giudicate e spesso quelle che giudicano sono le donne stesse che hanno dimenticato la parola simbolo delle vecchie battaglie femministe: libertà.
Io voglio essere libera di decidere del mio presente e del mio futuro, oggi in Italia non è così e Lei, che è Presidente della Camera, e le Sue colleghe parlamentari hanno l’obbligo morale di legiferare a partire dai problemi concreti delle ragazze e delle donne italiane.
Mi spiace, ma non basta inveire contro la pubblicità, seppur brutta e stereotipata, la pubblicità rappresenta la realtà e nella realtà la maggioranza delle donne serve a tavola alla sera e a volte gli piace anche.
Ecco Sig.ra Presidente, la realtà è il luogo da cui partire per legiferare nel migliore dei modi possibili, perché non è un problema di morale, ma di realtà.

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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