“E se al Congresso del PD discutessimo anche di queste cose?” di Giovanni Taurasi

Sto leggendo alcune considerazioni sul nostro Paese espresse da un dirigente politico italiano che condivido pienamente e che ripropongo perché credo offrano un’analisi convincente:
“Sta qui una peculiarità italiana, di questo nostro paese dissestato, disordinato, sì, ma vivo, carico di energie, forte di un grande spirito democratico; di questa nostra Italia che è forse la nazione nella quale la crisi è più grave che in altre zone del mondo capitalistico (e non soltanto in senso economico, ma anche in quello politico, di minaccia alle istituzioni democratiche), e nella quale, però, sono anche maggiori che in molti altri paesi le possibilità per lavorare dentro la crisi stessa, per farla diventare mezzo per un cambiamento generale della società”
Concordo pienamente. Chi lo ha detto?
Enrico Berlinguer, nel lontano 15 gennaio ’77.
Il brano è riportato nel libro curato da Miguel Gotor, Enrico Berlinguer. La passione non è finita. Scritti, discorsi, interviste (1973-1983), Einaudi, 2013.
Oggi, alle 18,30, lo presenterò all’interno del ciclo Pensare Democratico. Sarà l’occasione per ricordare con Gotor la figura di Berlinguer e collocarla storicamente (se qualche affezionato del blog è in zona non perda l’occasione di venire). Sarà una riflessione storica, ma ciò che sorprende è la grande attualità di alcune analisi di Berlinguer.
Mi ha colpito una risposta ad un’intervista di Ferdinando Adornato (col senno del poi anche che l’intervista fosse di Adornato potrebbe sorprendere).
Ad una domanda su quella che all’epoca venne definita ‘democrazia elettronica’ e che oggi chiameremmo democrazia 2.0 (l’intervista risale a ben 30 anni fa, quando la Apple muoveva i primi passi Cupertino e la parola Internet cominciava a spuntare sulla bocca di qualche sconosciuto programmatore), Berlinguer rispose delineando e prevedendo problemi attualissimi:

F.Adornato: «Ma già si parla di ‘democrazia elettronica’: la gente risponde da casa ai quesiti posti sul video dall’amministrazione».

E.Berlinguer: «La ‘democrazia elettronica’ limitata ad alcuni aspetti della vita associata dell’uomo può anche essere presa in considerazione. Ma non si può accettare che sostituisca tutte le forme della vita democratica. Anzi credo che bisogna preoccuparsi di essere pronti ad affrontare questo pericolo anche sul terreno legislativo. Ci vogliono limiti precisi all’uso dei computer come alternativa alle assemblee elettive. Tra l’altro non credo che si potrà mai capire cosa pensa davvero la gente se l’unica forma di espressione democratica diventa quella di spingere un bottone. Ad ogni modo lo ripeto: io credo che nessuno mai riuscirà a reprimere la naturale tendenza dell’uomo a discutere, a riunirsi, ad associarsi. Ogni epoca, certo, ha e avrà i suoi movimenti e le sue associazioni. Vedi per esempio, nella nostra i movimenti pacifisti, i movimenti ecologici, quelli che, in un modo o nell’altro, contrastano l’omologazione dei gusti e il conformismo: chi avrebbe saputo immaginarli quaranta o anche venti anni fa? Naturalmente compito dei partiti dovrà essere quello di adeguarsi ai tempi e alle epoche. È qui che si misura la loro tenuta: sulla loro capacità di rinnovarsi»
L’Unità, 18 dicembre 1983

C’è di che riflettere!
E se al Congresso del PD discutessimo anche di queste cose?

GT

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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Una risposta a “E se al Congresso del PD discutessimo anche di queste cose?” di Giovanni Taurasi

  1. casar46 ha detto:

    La risposta di Berlinguer e equilibrata, piena di buonsenso, ed aperta al futuro, con l’esigenza di coordinare ed adattarsi al nuovo, rimanendo convinto che la funzione principale dell’uomo rimane quella di poter esprimere il proprio pensiero, sempre, e guardando negli occhi l’interlocutore possibilmente, per coglierne tutte le sfumature di comunicazione.
    Ma Berlinguer era Berlinguer, e pur non mitizzando il politico di grande formazione umanistica, vi era anche la sua preparazione e disponibilità alla conoscenza, verso l’evoluzione dell’uomo.

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