“Concordia, la «rotazione» dei giovani” di Pietro Greco da l’Unità del 19.9.2013

Sono stati tutti bravi, lì in sala controllo, i dodici tecnici che hanno aiutato il sudafricano Nick Sloane a raddrizzare la Concordia. Sono stati bravi tanto i cinque italiani quanto i sette stranieri. E a tutti loro bisogna dire grazie, perché oltre a una grossa nave hanno risollevato almeno un po’ l’immagine di un intero Paese. Tuttavia, a scorrere i nomi e i curriculum di quei bravissimi tecnici che hanno utilizzato con sapienza antiche e nuove tecnologie, un dato salta agli occhi: la differenza di età.
I tecnici stranieri sono tutti giovani. La gran parte sotto i trent’anni. I tecnici italiani sono tutti più maturi, la gran parte sopra i 50. Il più giovane è un belga: Ben Lemeire, ha appena 26 anni e ha lavorato all’aggiornamento dei dati al computer. Ma ha ventisei anni anche l’inglese Tom Brown, che ha aiutato il più giovane degli italiani, Mauro Stasi, che di anni ne ha 38, a guidare il robot che osservava cosa succedeva sott’acqua durante l’intera operazione. L’unica donna presente in sala comando è una tedesca, Inken Fruhklin, 27 anni, laureata in ingegneria, specializzata in architettura. Hanno invece 28 anni Jorg de Decker, ingegnere belga, e Tim Habekost, un ingegnere navale tedesco. Tra gli stranieri, a parte il capitano Sloane che ha 52 anni, solo due hanno superato i 30 anni: l’inglese Jonathan Huth, che conta alle sue spalle 31 primavere, e David Fleuw, ingegnere informatico belga, che di anni ne ha 40. Dei cinque italiani, invece, Mauro Stasi è l’unico sotto i 40. Massimo Scaglioni, detto «la mente» è un ingegnere navale di lungo corso. Paolo Cremonini, tecnico maestro nel recupero cavi coi dei martinetti, ha 53 anni; Giovanni Gabrielli, il «re dei martinetti» ha 58 anni e Tullio Balestra, che ha creato il fondale artificiale, di anni ne ha 65 anni. Questa analisi anagrafica della sala controllo che ha gestito il raddrizzamento della Concordia ci dice, essenzialmente, due cose. Che l’età non conta. Si può essere bravi e assumere importanti responsabilità tanto in età giovanile, quanto in età matura. Etuttavia ci dice anche un’altra cosa. Che i giovani all’estero hanno una maggiore opportunità di dimostrare la loro bravura tecnica e possono emergere rapidamente, prendendosi anche forti responsabilità. Mentre in Italia ai giovani molto raramente viene data un’opportunità e una responsabilità. Non sempre è stato così. Né in ambito tecnico, né in ambito scientifico. Nel 1955 Adriano Olivetti affidò a un ingegnere di appena 31 anni, l’italo-cinese Mario Tchou, la direzione del Dipartimento di elettronica della sua azienda che, in pochi anni, avrebbe portato alla messa a punto del primo computer a transistor del mondo e poi (morto in un incidente Tchou) al primo personal computer del mondo. Fu la via italiana all’ingegneria elettronica. In quei medesimi mesi un giovane professore di Fisica, ordinario ad appena 33 anni, Giorgio Salvini, mise insieme presso i Laboratori di Frascati, un gruppo di giovani colleghi, tutti di età inferiore ai 24 anni, che in capo a qualche anno misero a punto il primo anello di accumulazione al mondo: ovvero il prototipo di acceleratori di particelle da cui discende il celeberrimo Lhc. Fu la via italiana alla fisica delle alte energie. I giovani italiani non hanno solo un brillante passato alle spalle. Se gli dai l’opportunità, mostrano di essere bravi quanto gli inglesi, i tedeschi o i belgi della sala controllo che ha gestito le operazioni di raddrizzamento della Concordia. Il romano Alessio Figalli, per dirne di uno, è diventato ordinario di matematica a 27 anni presso la University of Texas, ad Austin. In Italia al più avrebbe un assegno di ricerca. Ecco, dunque, il problema. Nelle nostre università, nei nostri Enti pubblici di Ricerca ai giovani è, in buona sostanza, negato l’accesso. L’età media supera largamente i 50 anni e sfiora i 60. Negli atenei, tra gli ordinari e anche tra gli associati di giovani con meno di trent’anni praticamente non ce ne sono. Negli Enti pubblici, i giovani che non hanno ancora 30 anni si contano sulle punta delle dita di una mano. Fuori, nei ruoli dirigenti delle imprese, è ancora peggio. Tutte le porte sono bloccate. La sala controllo del parbuckling (sì, insomma, del raddrizzamento) della Concordia ce lo ha dimostrato: la bravura non ha età. Ma quanto può reggere un Paese che rinuncia alla bravura dei giovani? Perché non è possibile portare in cattedra un Alessio Figalli a Roma, così come è stato possibile ad Austin, in Texas. Perché non è possibile portare un giovane come il belga Ben Lemeire nella sala controllo che dovrà gestire il prossimo disastro? A proposito, quando dava credito al giovane Giorgio Salvini o al giovanissimo Mario Tchou, l’Italia era un Paese che correva più di tutti gli altri al mondo (secondo, forse, al solo Giappone). Ora che non riesce a riconoscere la bravura dei propri giovani e ad affidare loro importanti responsabilità sta ferma, appoggiata sugli scogli, come lo era fino a ieri l’altro la Concordia. È ora di raddrizzare il Paese anche con i giovani, proprio come abbiamo fatto con la nave.

“Concordia, la «rotazione» dei giovani” di Pietro Greco da l’Unità del 19.9.2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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Una risposta a “Concordia, la «rotazione» dei giovani” di Pietro Greco da l’Unità del 19.9.2013

  1. vincenzofarace ha detto:

    Mi viene da pensare che noi italiani siamo il popolo più autocelebrativo del mondo! Personalmente mi nascondo al sentire certi trionfalismi per l’imbarazzo nel quale mi trovo al pensare com’è nata la faccenda e come si è evoluta!

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