“Biopsia dei Mali italiani” di ANTONIO POLITO dal Corriere della Sera del 10.9.2013

Il test per entrare a Medicina è la biopsia del male italiano. Non è solo l’incubo dei nostri ottantamila figli che l’hanno sostenuto ieri; è anche l’angoscia di quelli che lo preparano.
Nessuno sa infatti con quali criteri si svolgerà l’anno prossimo; quando si farà (se a settembre come quest’anno o ad aprile come il ministro ha detto di preferire); se e come peserà il rendimento scolastico; che valore avrà il risultato della maturità. Tutto cambia a ritmi vorticosi. Con Gelmini valevano i voti del liceo; poi è arrivato Profumo che ha sfasciato Gelmini e ha introdotto il bonus maturità; ieri Carrozza ha sfasciato Profumo e ha abolito il bonus maturità, scippandolo agli esaminandi che erano appena entrati in aula convinti di averlo in tasca. Siccome non si può escludere che nel frattempo arrivi un altro che sfascia Carrozza, i nostri ragazzi non sanno che cosa li aspetta l’anno prossimo. Devono puntare sulla preparazione al test o sulla maturità? Verrà prima l’una o l’altro? Conteranno anche i voti presi durante l’anno o non conteranno nemmeno quelli ottenuti all’esame? Ci sarà più logica o più biologia, più chimica o più cultura generale, nelle domande? Un enigma. Ieri il ministro ha annunciato, archiviando il bonus maturità, che «una commissione è attualmente al lavoro per definire proposte alternative per la valorizzazione del percorso scolastico». Aspettiamo ansiosi il verdetto.
Questa è l’incertezza in cui il potere politico, mutevole e capriccioso, tiene centinaia di migliaia di famiglie italiane. Ma la vicenda svela un problema ben più grave.
Motivando l’abolizione del bonus, e cioè rinunciando a valutare il risultato scolastico ai fini dell’ammissione all’università, il ministro Carrozza ha spiegato che «era di difficile applicazione e avremmo creato iniquità». In sostanza ha affermato che l’esito dell’esame di maturità non è attendibile; anzi, è «iniquo». Ed è vero, perché al Sud si prendono voti più alti che al Nord, negli istituti migliori si prendono voti più bassi che in quelli peggiori, e i ragazzi meglio preparati sono di solito i più sfavoriti nelle graduatorie. Quindi ogni anno lo Stato mette in piedi un ambaradan con migliaia di professori che girano l’Italia per costituire commissioni esterne e consegnare titoli di studio con un valore legale e un voto che lo Stato medesimo considera mendaci. Era difficile immaginare una prova più definitiva del fallimento di ogni criterio di valutazione nella nostra scuola pubblica: ora ce l’abbiamo.
Non siamo in grado di valutare i nostri studenti. E non siamo in grado di valutarli perché non siamo in grado di valutare i nostri istituti scolastici e i loro professori. Finché l’università se li prendeva tutti, si poteva fingere che i nostri studenti fossero tutti uguali perché le nostre scuole sono tutte uguali e i nostri professori sono tutti così uguali che vengono pagati uguale (ugualmente poco). Ma dovendo ora selezionare un solo studente su sette per consentirgli l’ingresso a Medicina, abbiamo bisogno di cercare gli studenti diseguali (cioè più meritevoli, o più capaci, o più studiosi, o più appassionati) e non sappiamo come fare.
Fosse vivo Luigi Einaudi, direbbe che «il diploma non dà diritto a nulla», e che ogni università deve potersi «scegliere non solo i professori, ma anche gli studenti». E ancora una volta, più di mezzo secolo dopo la «predica inutile» su Scuola e libertà, avrebbe ragione.

“Biopsia dei Mali italiani” di ANTONIO POLITO dal Corriere della Sera del 10.9.2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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