“Si vis pacem para pacem senza voltarti dall’altra parte” di Giovanni Taurasi

«Il digiuno significa entrare nell’essenzialità, spogliandoci di tutte le sovrastrutture. Per questo nella tradizione è spesso accompagnato dal silenzio, da pratiche simboliche esteriori come ritirarsi nel deserto che a sua volta è una metafora del digiuno: le necessità ridotte all’essenziale, alla sopravvivenza». Così il Cardinal Ravasi dichiarava ieri in una bellissima intervista sul Corsera che ha ampiamente meritato il titolo di articolo del giorno per il blog. Un paio di settimane fa raccontai la mia reazione di fronte alle immagini dei bambini morti forse perché uccisi dal gas nervino dei soldati di Assad divulgate dai ribelli in Siria.
Erano, e sono, immagini che tolgono il sonno e che non mi sono sentito di riprendere. Sono immagini che dovrebbero scuotere le coscienze e che evocano altre immagini: quelle delle stragi di Curdi, quelle di Srebenica, quelle dei massacri dei Khmer rossi, quelle dei campi di sterminio nazisti e di quanto di più orrendo il ’900 ha partorito. Non so se siano immagini propagandistiche dei ribelli per spingere la comunità internazionale ad intervenire in Siria. Non so se siano vittime di attacchi dei soldati di Assad. Non so chi siano i colpevoli di questo nuovo crimine contro l’umanità. So però, scrivevo, che sta accadendo ancora e che ancora ci stiamo voltando dall’altra parte per non guardare.
Ma non voltarsi dall’altra parte non significa passare all’uso delle armi senza esperire ogni possibile via diplomatica e politica.
Non voltarsi dall’altra parte non significa scatenare un conflitto in un’area che rischia di diventare la ‘polveriera balcanica’ del XXI secolo.
Non voltarsi dall’altra parte non significa non richiamare la comunità internazionale, tutta, alle sue responsabilità. Non voltarsi dall’altra parte soprattutto non dà diritto a nessuno di decidere per tutti!
Per queste ragioni domani aderirò all’appello lanciato da Papa Francesco per una giornata di digiuno e preghiera. Sarà un digiuno in senso lato, per raccogliere il senso profondo di questo momento di riflessione, proprio come sottolineato dal Cardinal Ravasi. Sarà un digiuno dai pasti, ma anche dalle frivolezze. Niente social network, niente commenti su FaceBook o Twitter, niente articoli sul blog Quinto Stato. Solo il silenzio (e la preghiera per chi ha Fede).
Non sono mai stato un pacifista, nel senso vero del termine, perché ho sempre pensato che la storia ci insegna, da Monaco in poi, che il pacifismo ideologico può condurre all’inerzia di fronte a crimini che devono essere fermati. Ho citato per questo Srebenica. Ma non mi sento nemmeno un guerrafondaio.
Ho sempre pensato che se vuoi la pace devi preparare la pace. Mi pare invece che questa volta nessuno ci abbia ancora provato! E forse è ora di fare sentire forte una voce in questo senso… anche con il nostro silenzio!
GT

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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4 risposte a “Si vis pacem para pacem senza voltarti dall’altra parte” di Giovanni Taurasi

  1. Antonio Casarini ha detto:

    Libero di pensare che il pacifismo conduce all’immobilismo, ciò non mi trova concorde nei fatti, lotte pacifiste hanno trovato manifestazioni di passiva rivolta ed hanno combattuto e vinto imperialismi ferocemente violenti?

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    • QuintoStato ha detto:

      intendevo il pacifismo in senso pieno, ovvero di coloro che ritengono che non sia mai da prendere in considerazione l’uso della forza. Se i partigiani e gli alleati fossero stati pacifisti avremmo un nuovo ordine mondiale delineato dal nazismo. Naturalmente se parliamo di pacifismo in senso lato cocnrodo con te, altrimenti non avrei scritto un post che invita alla pace. Da questo punto di vista ovviamente il pacifismo ha vinto contro le guerre e gli imperialismi in più occasioni… e ne sono ben contento!

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      • Antonio Casarini ha detto:

        Be….sai Giovanni, viviamo un tempo di “terra di mezzo”, dove guardando al passato l’uso della forza e stato il mezzo per dirimere contese di ogni tipo, se guardiamo al presente tutto deve essere ripensato, se tentiamo di cogliere un futuro auspicabile ci accorgiamo che la nostra fragilità ci rimanda al passato perché un futuro deve ancora essere definito da regole, ed a comportamenti condivisi, tutto e ancora da chiarire, anche nel linguaggio esistono le stesse impostazioni……il contendere può essere risolto tramite il compromesso….?

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