“Per il Pd necessario un new deal «verde»” di Fabrizio Vigni* da l’Unità del 28.6.2013

SE C’È UN DEFICIT ANCORA PIÙ PREOCCUPANTE DI QUELLO DEI BILANCI PUBBLICI, È IL DEFICIT DI IDEE E DI VISIONE DEL FUTURO CHE GRAVA SULLA POLITICA, un po’ in tutta Europa. Ma in Italia è ancora peggio. Scaraventati dentro la più grande crisi che la nostra generazione abbia vissuto, molti continuano a pensare che, semplicemente, «adda passà ’a nuttata».
Anche a sinistra molti si illudono di poter utilizzare le stesse ricette del passato, alcuni in salsa più socialdemocratica, altri in salsa più liberale.Ma è mai possibile che non si capisca che da una tempesta perfetta come questa – crisi economica, crisi della democrazia, crisi ambientale – non se ne esce senza un radicale cambiamento di rotta? Si fanno paragoni con la crisi del 1929. Ma dalla crisi del ‘29 l’America non uscì rimettendo il treno deragliato sugli stessi binari di prima. Ne uscì con il new deal. Dalle grandi crisi si esce solo cambiando rotta. E quello che serve oggi è un green new deal. Come nel secolo scorso, dopo la grande crisi del ’29, il problema fu regolare il mercato per produrre occupazione, diritti sociali e redistribuzione del reddito – con la costruzione dello Stato sociale – in questo nuovo secolo la principale sfida è orientare l’economia verso la sostenibilità. Una sfida ancora più complicata, perché allora la partita si giocava prevalentemente dentro i confini nazionali, mentre oggi richiede politiche sovranazionali e cooperazione globale. Se vogliamo provare a girare il mondo nel verso giusto bisogna riformare la finanza, regolare i mercati, contrastare le crescenti disuguaglianze sociali, imboccare la strada dello sviluppo sostenibile. Con una modernizzazione ecologica dell’economia che consenta di produrre ricchezza con meno consumo di energia e materia,meno inquinamento, maggiore efficienza. Una terza rivoluzione industriale nel segno dell’innovazione ecologica. Non la decrescita,mauno sviluppo accompagnato da una crescita dell’economia verde, nuovi stili di vita, una visione più sobria e intelligente del benessere. Sono queste le idee – un green new deal per uscire dalla crisi, una via italiana alla green economy che faccia leva sul nostro patrimonio di civiltà, bellezza, qualità delle produzioni – che con l’assemblea nazionale degli Ecologisti Democratici vogliamo piantare ben salde nella discussione del Pd. Gli Ecodem sono nati con due obiettivi: dare al Pd un più forte profilo ecologista, rinnovare l’ambientalismo superando ogni logica minoritaria e fondamentalista. In questi anni abbiamo seminato buone idee e cultura politica nel Pd. Ci siamo battuti per costruire un moderno ambientalismo capace di far cadere il muro tra ecologia e economia. Abbiamo, non senza fatica, spinto il Pd a prendere posizioni giuste,come nel referendum sul nucleare. Mala nostra scommessa è ancora tutta da vincere. Il Pd non è stato ancora capace di dar voce ad un riformismo innovativo e coraggioso, ha avuto lo sguardo troppo rivolto alle culture politiche del passato anziché ad una visione del futuro, si è impantanato in una degradante logica di correnti e cordate personali. E chi come noi ha rifiutato la logica delle correnti ha pagato un prezzo salato, trovandosi spesso messo ai margini. La domanda è: chi in questo partito dà voce ad una cultura politica ma non vuole farsi corrente, ha diritto di cittadinanza o no? Ogni limite ha una pazienza, avrebbe detto Totò. O le cose cambiano – smantellando queste avvilenti dinamiche correntizie per far vivere in un pluralismo libero e fluido le diverse culture politiche – o il Pd non potrà farcela. Noi non riteniamo tramontata la possibilità e la necessità di dare al Pd un più forte profilo ecologista. Ma dal prossimo congresso ci aspettiamo risposte chiare. In tutti i Paesi occidentali si assiste ad una forte crescita di attenzione ai temi ambientali. Crescono stili di vita ecologicamente sostenibili, mentre attorno alla green economy prende corpo una nuova economia. È un intreccio di valori, interessi, culture, che chiede rappresentanza politica. Mentre le culture politiche più tradizionali fanno fatica a mobilitare speranze, mettere l’ambiente al centro del discorso politico consente di proporre un’idea di futuro desiderabile. Per il Pd è una sfida ineludibile. Il Pd non è nato solo per unire forze politiche e tradizioni progressiste che vengono del ’900.È nato per dare voce e forza al riformismo del 21° secolo. Ma non c’è riformismo possibile, in questo nostro tempo, se non ha nel cuore le sfide dell’ambiente, della sostenibilità dello sviluppo, della modernizzazione ecologica dell’economia.

*Presidente Ecodem
“Per il Pd necessario un new deal «verde»” di Fabrizio Vigni* da l’Unità del 28.6.2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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