Kureishi: “Così il nostro bisogno di ideali può trasformarsi in fanatismo” Intervista di MAURIZIO BONO da La Repubblica del 26.6.2013

L’intervista
Lo scrittore Hanif Kureishi: “Il multiculturalismo riguarda le libertà individuali”

Hanif Kureishi, che oggi ha cinquantanove anni, un Oscar vinto a 31 per la sceneggiatura di My Beautiful laundrette e una carriera costellata di romanzi importanti, dal Budda delle periferie a L’ultima parola (a ottobre da Bompiani), è anche lo scrittore che ha cominciato a raccontare nel 1995 l’attrazione fatale per l’islamismo estremo degli immigrati di seconda generazione. Dopo l’11 settembre il suo Black album, storia londinese di ragazzi aderenti entusiasti o riluttanti alla jihad, è diventato un parametro dell’incomprensione da parte dell’Occidente dei fatti che stavano per capitargli addosso.
E più in generale del divorzio ideale e psicologico di una parte della gioventù d’Inghilterra e d’Europa dal contesto di diritti democratici, libertà civili, consumi e individualismo, in cui pure erano cresciuti. A Milano dove ha partecipato a un incontro alla Milanesiana, organizzata da Elisabetta Sgarbi, Kureishi dice «non sono sorpreso né dall’aumento delle conversioni all’Islam né dalle derive estremiste. È una storia che negli anni 70 abbiamo già vissuto con altre ideologie di ribellione, l’estremismo ha sempre grandi attrattive per una parte dei giovani. E l’islamismo oggi è una realtà molto forte e pervasiva in buona parte del mondo. Ma a me, piuttosto che analizzare le singole ideologie, sembra più interessante vedere come le ideologie opposte, il capitalismo imperialista con i suoi errori in Afghanistan e in Iraq e il fondamentalismo che vive tutto questo come una aggressione, si rinforzino a vicenda, parlando lo stesso linguaggio dell’esclusione e dell’odio».
Cosa dovrebbe fare l’Occidente?
«Evitare interventi e uccisioni su vasta scala come in Pakistan,
Afghanistan e Iraq, non supportare regimi oppressivi come ha fatto per anni, magari chiudere Guantanamo come Obama aveva promesso».
Lei è stato tra i primi a immaginare soprattutto il multiculturalismo come lo strumento per mescolare le diversità…
«Il multiculturalismo non è una ideologia o una chiesa, ha a che fare con le libertà individuali, sessuali, di comportamento. Non è un caso che a Parigi come negli Usa oggi ci siano manifestazioni contro i matrimoni gay, che oggi sono importanti perché sono un marcatore dei diritti civili. Sarei stupito che non succedesse. Ho spesso definito il multiculturalismo un lungo confronto tra concezioni e convinzioni radicalmente diverse, e non un allegro pranzo colorato».
Ma che cosa può attrarre un giovane immigrato, e magari oggi un inglese, un italiano, un americano, ad andare a combattere per la jihad in un altro paese?
«Di nuovo, in fondo non vedo cosa ci sia di così nuovo. È sempre successo, pensi alla partecipazione internazionale di giovani comunisti di mezza Europa alla guerra civile in Spagna. Con la differenza che allora c’era in gioco la libertà, mentre in questo caso a fornire la spinta è l’attrazione per l’obbedienza, per le regole che danno certezze, fino al sacrificio di sé, e degli altri, in nome di quelle regole. È questo che rende molti convertiti ferventi. Ma non si scambi per follia, c’è una logica, tutte le religioni lo sanno».
Non c’è gara con l’attrattiva delle libertà personali, delle infinite possibilità dell’individuo, che sono state la molla dei movimenti che per decenni abbiamo conosciuto?
«Libertà e democrazia, il diritto di scegliere il proprio comportamento privato, le ripeto, non sono chiese o ideologie. Chi l’ha detto che la gente vuole sempre la libertà? Coi bambini non è così, ai genitori chiedono regole su cosa fare in ogni momento della giornata…».
Allora pensa che non si possa nemmeno educare, alla libertà?
«Purtroppo è così, l’educazione è per sua natura terribilmente normativa, stabilisce cos’è giusto e cos’è sbagliato. Non si insegna a essere liberi».
E il mondo islamico come vede l’Occidente?
«Domanda complicata. L’Islam è un modo di essere, è il fondamentalismo a essere un’ideologia, e gli islamici naturalmente non sono tutti fondamentalisti. Ma in ciò che vogliono dall’Occidente sono piuttosto selettivi: bene il materialismo, i televisori, le automobili e ricchezza più uguale, Ma non il libero pensiero, la libertà di parola, o i diritti agli omosessuali…»
Visione pessimista…
«Dice? Non vedo molte ragioni per essere ottimista. Ma è ottimismo scrivere e perseguire la creatività in tutti i campi. Io faccio del mio meglio».

Kureishi: “Così il nostro bisogno di ideali può trasformarsi in fanatismo” Intervista di MAURIZIO BONO da La Repubblica del 26.6.2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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