“L’era del crowdfunding le buone idee pagate dal web” di RICCARDO LUNA da La Repubblica del 19.6.2013

MA ORA SERVONO LEGGI E REGOLE AD HOC

TROVARE online i soldi che servono per realizzare un progetto, prendendo bene la mira e rivolgendosi alla community giusta attraverso piattaforme specializzate. Il crowdfunding, forse il fenomeno economico più promettente del momento per chi ha una buona idea, che si tratti di un ingegnere o di un filmaker, si può spiegare così.
Il crowdfunding è la prosecuzione logica del più famoso crowdsourcing. La parola magica è “crowd, folla” che non è però un mondo indistinto: sono quelli che stanno in rete. Volendo puoi andare sul profilo Facebook di ciascuno di essi e sapere tutto di loro. Queste persone attraverso la rete possono collaborare a ideare un progetto basato sulla conoscenza condividendo informazioni: e allora magari realizzano tutti assieme una automobile, un modo per fermare il riscaldamento globale o anche solo una campagna pubblicitaria. Oppure possono contribuire a finanziarlo, il progetto. Un euro alla volta. Una volta cose così le avremmo chiamate “collette” e si facevano quando una impresa o meglio una organizzazione entrava in crisi e chiedeva soldi ai suoi sostenitori. Con il web il principio è simile, ma la scala è planetaria e anche le motivazioni sono diverse. Qui non c’è una azienda in difficoltà da salvare, qui c’è una idea innovativa da realizzare. Anzi, spesso più l’idea è innovativa, apparentemente strampalata o impossibile, più possibilità ha di trovare in rete qualche migliaia di simpatizzanti disposti a metterci un euro. Tra metterci anche un solo euro e fare un semplice like su Facebook c’è una differenza enorme. I like non cambiano il mondo, al
massimo servono a Facebook per profilare meglio le campagne pubblicitarie che ci somministrano. Metterci un euro, sommato spesso ad altri milioni di euro, può invece determinare la vita e la morte di un progetto. Il crowdfunding sta quindi diventando il principale motore economico della creatività dal basso. Anche quando raccoglie somme relativamente modeste come in Italia. Come spiega Nicola Lencioni, fondatore di Eppela che è forse la principale piattaforma italiana, «il crowdfunding dà la possibilità di dimostrare che la propria idea è buona e andare poi a cercare altri finanziamenti pubblici e privati. Ed è quindi una sfida all’immobilismo del sistema creditizio». Il passo successivo sarà usare la rete, ovvero i propri contatti dei social network, per finanziare aziende esistenti. È il principio alla base del Jobs Act varato negli Stati Uniti e che il governo Monti ha adottato in extremis. Purtroppo molto di fretta: il voto di fiducia sul decreto Sviluppo impedì una discussione approfondita e molte norme, nonostante gli sforzi della Consob che ha varato un regolamento ad hoc, sono di difficile applicazione. Aggiustare la rotta e facilitare l’accesso al credito dovrebbe essere una delle priorità di questo governo. Non è difficile.

“L’era del crowdfunding le buone idee pagate dal web” di
RICCARDO LUNA da La Repubblica del 19.6.2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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Una risposta a “L’era del crowdfunding le buone idee pagate dal web” di RICCARDO LUNA da La Repubblica del 19.6.2013

  1. mauryhappy ha detto:

    L’era della colletta probabilmente sancira’ la nascita della vera ‘new economy’.
    Il peer to peer ha allenato le persone alle connessioni di scopo.
    I social media ci hanno abituato a mostrare il nostro vero volto al posto dei nick ‘fantasiosi’.
    Il crowdfunding ci sta dimostrando che le connessioni possono generare valore economico e sociale.
    Più velocemente riusciremo a far conoscere ed apprezzare questo antichissimo strumento, più avremo casi di insuccesso dai quali imparare, migliorare e progredire.
    Fail fast, fail cheap si adatta perfettamente qui.
    Con una sola azione si riesce a prevedere il futuro di un’impresa. Grazie al contributo dei tuoi ‘customowners’ l’impresa diventa realmente sociale, ecologica ed evoluta.
    Che futuro che ci aspetta, grazie alle comunità

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