“«Identità perduta» Lamento da sconfitti” di Pierluigi Battista dal Corriere della Sera del 17.6.2013

Dopo mesi di geremiadi intonate nel campo dell’avversario, ora tocca alla destra il pianto rituale sull’identità perduta, l’anima smarrita, la personalità stravolta.
Per mesi abbiamo ascoltato la sinistra che lamentava le proprie sconfitte come il frutto di una sinistra troppo poco di sinistra. Ora la destra, contemplando le macerie di una disfatta elettorale, lamenta di essere stata poco di destra.
Lo ha scritto Marcello Veneziani, un intellettuale che ovviamente ha fatto arrabbiare alcuni esponenti politici della destra sconfitta: la destra non ha perso perché troppo di destra, ma perché si è presentata con un volto incolore, sbiadito, insapore, timoroso di apparire di destra. Ma invece potrebbe essere il contrario: la sinistra e la destra perdono quando il loro marchio identitario, gelosamente custodito, si compiace della propria purezza. In una democrazia dell’alternanza, in cui non esistono rendite di posizione a vita, è essenziale parlare a chi non è già con noi, alla stragrande maggioranza degli elettori nomadi, non stanziali nei recinti delle immutabili identità. In un sistema che privilegia l’identità sulla vastità dei consensi passare, per dire, dal 6 al 9 per cento è una grande vittoria. In un sistema maggioritario passare dal 30 al 35 è una rovinosa sconfitta, se l’avversario ha mietuto il 65 per cento dei consensi.
Si vince quando si conquistano gli indecisi, quando si parla un linguaggio che non è il gergo dell’identità ma risuona anche nelle menti e nelle emozioni dell’elettorato mobile, non inquadrato nelle strutture identitarie della militanza politica. Bersani ha vinto largamente le primarie, appellandosi al voto di chi era già un elettore del Partito democratico, ma non ha convinto nemmeno un elettore che non fosse già attratto nell’orbita del Pd. Alemanno ha straperso le elezioni di Roma perché sin dall’inizio ha offerto un volto di ex missino capace di mobilitare e soddisfare il proprio mondo ma incapace di stabilire una «connessione sentimentale» con chi mai e poi mai ha frequentato quel mondo, stimabilissimo, ammirevole per la sua generosità militante, ma fatalmente minoritario, se non addirittura marginale.
In tutto il mondo vale questa legge, non solo in Italia. E non si tratta, prevengo l’obiezione, di un appello a una insipida minestrina centrista e priva di vita. A Londra Blair vinse dopo aver lacerato le ragnatele dell’ortodossia laburista, pronto a parlare a un mondo più grande di quello rappresentato dal suo partito. E così Obama. E così Sarkozy in Francia: i lepenisti «identitari» possono immergersi per l’eternità nel liquido amniotico del 15 per cento, chi vuole entrare all’Eliseo deve invece sapersi «contaminare» con mondi diversi. È quello che ha fatto Berlusconi all’apice dei suoi successi, e che ora non fa più, nell’attesa di una inevitabile e rovinosa fine politica trascorsa nel calore identitario della sua corte affollata di signorsì. Ecco il perché di una sconfitta.

“«Identità perduta» Lamento da sconfitti” di Pierluigi Battista dal Corriere della Sera del 17.6.2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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2 risposte a “«Identità perduta» Lamento da sconfitti” di Pierluigi Battista dal Corriere della Sera del 17.6.2013

  1. Roel ha detto:

    Per chi ancora ha a cuore la democrazia sostanziale, è questa ad aver perso con meno del 50% di partecipanti al voto. Le celebrazioni festaiole fanno parte del solito equivoco truffaldino della manipolazione dell’opinione pubblica.Fin quando durasno queste inveterate ipocrisie demagogiche e i camuffamenti della verità, la “democrazia” rimarrà nel pantano dell’oclocratia. Un saluto, Roel.

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  2. iosonostato ha detto:

    In parole povere, si sintetizza la fine dell’ideologia. Anzi, gli si scava una buca ancor più profonda. L’ideologia era morta già 30 anni fa. “Si vince quando si conquistano gli indecisi”. Sorrisoni, elemetti e populismi. Questa macchina, qui da noi, l’ha avviata proprio chi non ce la fa più a guidarla.

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