“Un Giusto Beato” di Giovanni Taurasi

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L’articolo che segue risale al 2007. Lo scrissi per il settimanale diocesano di Carpi, in occasione della consegna della Medaglia d’oro al Merito Civile alla memoria di Odoardo Focherini. All’epoca ero Direttore della Fondazione ex Campo Fossoli e facevo parte del comitato nato per ricordare il centenario della nascita del nostro illustre concittadino. Oggi Odoardo Focherini verrà proclamato Beato a Carpi e voglio ricordare questa splendida figura e la sua fede con le stesse parole che usai allora. Mi tornano in mente i tanti che si sono dati da fare in passato per tenerne viva la memoria, ed in particolare due persone che non ci sono più. Mi piacerebbe che oggi in piazza a Carpi ci fossero due sedie vuote riservate a don Claudio Pontiroli e Olga Focherini. Ma forse non è necessario, perché, per come li ho conosciuti e li ricordo, loro sono certamente in piazza insieme ai famigliari e ai tanti che partecipano alla Beatificazione.

Una Giusta medaglia
Se un fanciullo mi chiedesse di parlargli di Focherini, comincerei dicendo che è stato padre di sette bambini. Se un giovane mi rivolgesse la medesima domanda, partirei spiegando che dopo l’esperienza scoutistica divenne Presidente dell’Azione Cattolica diocesana di Carpi. Se un adulto mi interpellasse, inizierei raccontando che nel 1969 venne riconosciuto “Giusto tra le nazioni” dallo Yad Vashem per la sua opera di salvataggio di ebrei.
Se è cattolico, proseguirei parlando del processo di Beatificazione in corso, altrimenti gli riferirei di come alla sua memoria sia stata conferita la Medaglia d’Oro al merito civile nel 62° anniversario della Liberazione. A «Notizie», che mi chiede di raccontare Focherini, scrivo che è stato tutto questo assieme.
Focherini era ispettore assicurativo e si dedicava anche all’amministrazione de «L’Avvenire d’Italia»; insieme a don Dante Sala contribuì al salvataggio di decine di ebrei (una stima arriva al centinaio). Odoardo ospitò e nascose ebrei, li protesse, ne falsificò i documenti contraffacendo timbri e bolli, in modo da favorirne la fuga in Svizzera. Scoperto, venne arrestato l’11 marzo del 1944 e portato al carcere di San Giovanni in Monte a Bologna, trasferito all’inizio di luglio al campo di polizia e di transito di Fossoli, inviato il 4 agosto a Gries vicino a Bolzano, deportato in settembre al campo di concentramento di Flossenburg e alla fine del mese nel sottocampo di Hersbruck, dove morì di setticemia presumibilmente il 27 dicembre 1944. Le lettere di Odoardo testimoniano la sua straordinaria umanità, il suo amore per la famiglia, il suo sacrificio consapevole. Gran parte dei Giusti, prima di adoperarsi per salvare ebrei e perseguitati, conducevano una vita normale, sovente lontana dalla politica. Si trattava di gente comune, in alcuni casi avevano perfino sostenuto i sistemi totalitari che partorirono la logica di morte degli anni più terribili del Novecento.
Poi la storia ha fatto appello alla loro coscienza e loro – consapevoli di rischiare lavoro, affetti, persino la vita – hanno risposto salvando bambini, donne, uomini, anziani che trovarono rifugio in conventi, orfanotrofi, ricoveri, case private. Anche Focherini, sacrificando la sua vita, salvando altri “ha salvato il mondo intero”, come recita il Talmud. È stato “custode” del proprio fratello in anni bui durante i quali Caino non si risparmiava.
Uno dei graffiti del Museo Monumento del Deportato politico e razziale di Carpi cita le parole di Odoardo dal carcere: “Se tu avessi visto, come ho visto io in questo carcere, cosa fanno patire agli ebrei, non rimpiangeresti se non di non averne salvati in numero maggiore”. Come lui, molti Giusti, interrogati sulla loro opera, hanno replicato: “E tu cosa avresti fatto al mio posto?”. In realtà, quella “banalità del bene” fu un atto di grande coraggio e generosità. Su oltre 33.000 ebrei italiani e quasi 2000 del Dodecaneso, durante l’occupazione tedesca e la Repubblica Sociale, quasi 9000 furono deportati nei campi di sterminio e 8000 non tornarono. La percentuale dei sopravvissuti in Italia alla Shoah fu relativamente alta proprio grazie alla rete di solidarietà e di soccorso prestato dalla popolazione italiana e in cui si prodigarono i circa 400 Giusti italiani, tra i quali Focherini. Il conferimento della Medaglia d’Oro alla sua memoria nel centesimo anniversario della nascita testimonia, da parte delle istituzioni, il riconoscimento del coraggio di un uomo che ha lasciato alla nostra città una grande eredità morale e civile.

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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