“Il PD tra Catalano e Catoblepa” di Giovanni Taurasi

tumblr_lyq5dx2cjD1qcl7wao1_1280Il quadro politico attuale assomiglia sempre più a un’opera di Jackson Pollock, tanto è difficile definirne i contorni e tale è la confusione politica e lo sbandamento dei diversi attori politici. Il PDL è allo sbando con forti nostalgie forzitaliote, i parlamentari (pardon i cittadini) del M5S sono circondati a Pomezia con gli scontrini in mano e sotto il giogo del loro padrone Grillo (un morto che cammina, per dirla con le sue gentili parole), Monti desaparecido, l’UDC ridotto al calcolo infinitesimale, gli ex AN che pensano a rifare l’MSI, la sinistra radicale ad Aosta che non IngRoia il rospo, SEL scioccata per il voto di febbraio, spiazzata dagli esiti successivi e isolata in una posizione di testimonianza, il PD con un successo fragile alle amministrative che si regge sugli insuccessi degli altri e su un alleato incerto, l’astensionismo, e con un congresso che rischia di amplificarne le divisioni invece che accentuare le ragioni dell’unità.
Tra i soggetti politici, oggettivamente, mi pare che nessuno abbia in questo momento voglia di elezioni nazionali. E penso che non ne abbiano nemmeno gli italiani che le diserterebbero in massa.
A parte il fatto che non consegnerebbero a nessuno la vittoria, visto che abbiamo un sistema politico frammentato ed un sistema elettorale che è di nome e di fatto una porcata.
Credo che lo status del Governo Letta, stante la situazione, sia passato ormai da Governo Balneare a Governo non di legislatura ma almeno di medio-lunga durata, destinato a oltrepassare sicuramente le elezioni europee e amministrative del prossimo anno. Penso che questo sia interesse del Paese (per le misure urgenti da affrontare), ma anche del PD (da oggi l’unico soggetto che potrebbe staccare la spina, cosa che non ha più interesse Berlusoni a fare).
Non credo però sia interesse nemmeno del PD staccare la spina del Governo Letta, anche se qualche personalismo congressuale potrebbe spingerlo in questa direzione. In questo torno di tempo il PD ha solo un interesse: governare la situazione difficile del Paese e insieme rifondarsi con un congresso di rinnovamento nei contenuti (con proposte che parlino al Paese e ai giovani vittime della crisi) e nei gruppi dirigenti (con un cambiamento e un forte ringiovanimento della classe dirigente nazionale).
Abbiamo vinto le elezioni amministrative. O meglio, siamo arrivati secondi, perché le ha vinte il partito dell’astensionismo. Tuttavia, rispetto alle forze in campo, siamo certamente noi democratici i vincitori. Le hanno vinte i candidati del PD e del centrosinistra, perciò in primo luogo a loro vanno espresse le congratulazioni.
Bravi!
Ma le ha vinte anche il PD, che ha dimostrato di essere qualcosa di più grande dei 101 parlamentari che nel segreto dell’urna hanno fatto ciò che non avevano avuto il coraggio di sostenere apertamente nell’assemblea nella quale si ‘decise’ di votare Prodi alla Presidenza della Repubblica.
Ma non è con questa chiara vittoria che abbiamo risolto i nostri problemi, che si ripresenteranno identici (e forse anche aggravati) se non faremo un congresso vero, di forte rinnovamento nei contenuti programmatici e nella classe dirigente nazionale, nel quale dovremo istruire percorsi di partecipazione ampia e primarie aperte anche ai non iscritti (tanto più adesso che lo scollamento tra politica e società ha raggiunto livelli altissimi).
Una vittoria che si basa sulla sconfitta degli altri e sull’astensionismo è una vittoria fragile, che può trasformarsi presto in sconfitta sociale e politica. Certo, avrebbe sostenuto Catalano se fosse ancora tra noi, è meglio vincere le elezioni con molti astenuti che perdere le elezioni con molti astenuti, ma per ricostruire il centrosinistra, insieme a sostenitori ed iscritti del PD, dobbiamo rivolgerci nell’ordine a coloro che non ci votano più, poi a coloro che non votano nessuno e infine a coloro che non ci hanno mai votato.
GT

PS A proposito dei percorsi congressuali. Lettera aperta ai dirigenti nazionali del PD.

Cari dirigenti nazionali,
da umile e smarrito militante del PD, ho letto (molto, molto, ma molto) velocemente il documento precongressuale contro il leaderismo dei ‘bersaniani’ e ho capito che parla del nesso politica-partecipazione (per citare Woody Allen: ‘Ho preso lezioni di lettura veloce ed adesso sono capace di leggere Guerra e Pace in venti minuti. Parla della Russia’).
Non dico che dobbiamo fare un Congresso a colpi di tweet, ma un documento di 9 pagine solo per sapere cosa pensano alcuni dirigenti del “rapporto tra l’espressione della soggettività individuale e il vincolo che la ricerca di decisioni collettive comporta” (e privo di proposte politiche concrete) mi pare un pessimo inizio dal punto di vista del metodo.
Certo, è già un miglioramento rispetto alle 55 pagine di Barca sul Catoblepa, ma se cominciamo così, finiamo con i documenti congressuali che non legge nessuno anche se pubblicati dagli Editori Riuniti.
E lo scrive uno che, vi assicuro, ne ha letti tanti in passato di quei documenti!
Vi prego, questa volta risparmiatemeli, non ho più il fisico!

Giovanni Taurasi

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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3 risposte a “Il PD tra Catalano e Catoblepa” di Giovanni Taurasi

  1. stefano ha detto:

    Caro Quinto Stato, condivido e apprezzo l’analisi qui fatta in modo pressoché totale. Mi devopreoccupare ? (scherzo ovviamente).
    Nel tutto scappa una “chiara vittoria” che è un po’ in frizione con quanto scritto prima e dopo, però oh ! troppo sarebbe pretendere da un cuore che comunque batte chiaramente da una parte. Lo posterò sul mio Blog, dove spesso faccio pubblicità a questo. Sorriso.

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  2. adriano1949 ha detto:

    Caro Giovanni, ho letto con totale adesione le cose che hai scritto.
    All’indomani della vergognosa “scarica dei 101”, dopo una notte insonne, decisi di non rinnovare la tessera. Io vivo e faccio attività politica in un paesino di 4000 anime. Ahimè sono ‘diversamente giovane’ ma ho un ottimo rapporto con i ragazzi del partito e temevo di scatenare una reazione a catena. Per questo ho scelto lo “sciopero della tessera” che durerà fino a quando non vedrò un partito degno del nome di Democratico!
    Hai posto con lucida chiarezza i termini veri della questione politica: un congresso vero!
    Ma se non mi tessero non posso votare, a meno che non mi soccorra l’ennesimo escamotage per rasserenare il viziatissimo Sindaco di Firenze che sta già scaldando i motori per le “regole congressuali”.
    Io continuo a lavorare per il Partito, stai tranquillo: al cuore non si comanda, ma un segnale forte lo voglio mandare. Qualche amico più giovane e più saggio di me dice che sbaglio: non se ne accorgerà nessuno e non potrò partecipare direttamente al congresso (cornuto e mazziato…).
    Per dirla con Carletto Marx: CHE FARE?
    Volevo interpellarti in privato per questo cruccio personale, poi ho deciso di farlo qui: se è inopportuno non pubblicarlo.

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    • QuintoStato ha detto:

      Non lo ritengo inopportuno. I congressi servono proprio per confrontarsi chiaramente. Caro Adriano, prevedo che in questo ci troveremo a sostenere candidati diversi. Vedremo.
      Buone cose
      Giovanni

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