«Noi, la famiglia con sedici figli» di PAOLO CONTI dal Corriere della Sera del 11.6.2013

In attesa del sedicesimo figlio: «La spesa? Solo offerte speciali»

La famiglia di Aurelio Anania, 46 anni, coadiutore scolastico, vive a Catanzaro in 110 metri quadrati. Il papà guadagna 2.200 euro al mese. «Il nostro è un percorso neocatecumenale». Quattro litri di latte al giorno e sveglia alle 6 per portare tutti a scuola. Mamma Rita, 42 anni, partorirà nei prossimi giorni il sedicesimo figlio, Paola.
«Siamo una famiglia straordinariamente normale… Ma il merito non è nostro. Semplicemente perché è un’opera di Dio». Mezza Catanzaro è in attesa di un parto insieme straordinario e normale, per dirla con le parole appena usate dal capofamiglia Aurelio Anania, 46 anni, impiegato come coadiutore (quello che un tempo si chiamava bidello) all’Accademia di belle arti di Catanzaro: sua moglie Rita Procopio, 42 anni, partorirà nei prossimi giorni per la sedicesima volta. Stavolta è una figlia, si chiamerà Paola e si aggiungerà alle altre otto sorelle e ai sette fratelli. Aurelio e Rita (lei è ovviamente casalinga, anche se in passato lavorava negli uffici amministrativi del Policlinico Mater Domini) si sono sposati l’8 dicembre ’93 dopo otto anni di fidanzamento e tenendo fede, ci tengono a raccontarlo, al voto di castità prematrimoniale. E da allora è cominciata la serie ininterrotta di figli: per prima Marta, oggi 18 anni, e poi Priscilla, Luca, Maria, Giacomo, Lucia, Felicita, Giuditta, Elia, Beatrice, Benedetto, Giovanni, Salvatore, Bruno fino alla piccola Domitilla, appena un anno e mezzo.
Nessuna storia di marginalità sociale. Al contrario, una scelta consapevole e granitica, come spiega Aurelio Anania: «Non c’è né incoscienza né ignoranza ma il frutto di un cammino di fede, del nostro itinerario neocatecumenale. Se rispondiamo alle domande di qualche giornalista è per testimoniare, nell’anno della Fede proclamato da Benedetto XVI, cosa può produrre la certezza quotidiana del Cristo risorto. Mia moglie ed io non siamo altro che gli umili amministratori di un disegno divino». Naturalmente tutta questa fede si declina, come hanno raccontato sia Catanzaroinforma che il Quotidiano della Calabria, in una vita quotidiana materiale. Lo spiega sempre papà Aurelio: «Volete sapere quanto guadagno? 2.200 euro al mese, inclusi gli assegni familiari». Ma come fate ad arrivare alla fine del mese? «C’è sempre l’aiuto della Provvidenza, sicuro, puntuale e ben tangibile. Si può scoprire, per esempio, in un arretrato imprevisto. In un sostegno che arriva da qualche parte. Sono autentici piccoli miracoli, basta saperli capire. L’uomo può anche offendere, se regala qualcosa a qualcuno. Dio non lo fa mai. E non ti costringe nemmeno a chiedere, perché si muove in anticipo sapendo delle tue necessità».
Al netto di tanta certezza interiore, c’è un’organizzazione familiare perfettamente sperimentata. Ogni giorno servono circa tre chili e mezzo di pane e quattro litri di latte. E il resto? Papà Anania ride: «Per il resto viviamo di offerte speciali. Non abbiamo un supermercato di riferimento ma ci muoviamo in base ai prezzi più bassi». Bastano i soldi per mangiare, per vestirvi? «Potrei dire che solo chi non ha fede si preoccupa di certi aspetti. Ma alla fine sì, bastano. Ha perfettamente ragione papa Francesco quando sostiene che il denaro domina il mondo. I soldi non mi danno la vita ma mi servono per vivere». Casa Anania dispone di 110 metri quadrati, in una stanza i sette maschi, in altre due le femmine. Per mamma e papà la sveglia suona alle 6.15, dopo la colazione i grandi vanno a scuola in autobus, i piccoli accompagnati da papà con il pulmino da nove posti parcheggiato in cortile (nelle uscite di famiglia qualcuno si deve sempre infilare nell’auto di amici). Quando la casa si svuota a mamma Rita restano un lettone e sedici lettini da rifare, le lavatrici, la spesa, il pranzo da preparare nella grande cucina dove il pomeriggio si fanno i compiti. Ma nessuno soffre per la mancanza di spazio in quei 110 metri quadrati di casa. L’ultima battuta di Aurelio Anania, in attesa della piccola Paola, riguarda l’eternità: «Mi basterebbe la certezza che per noi ci fosse la stessa superficie in Paradiso…».

«Noi, la famiglia con sedici figli» di PAOLO CONTI dal Corriere della Sera del 11.6.2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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3 risposte a «Noi, la famiglia con sedici figli» di PAOLO CONTI dal Corriere della Sera del 11.6.2013

  1. adriano1949 ha detto:

    In un paese libero ciascuno si attrezza come crede.
    Ritengo che se tutti mettessimo al mondo 16 figli avremmo già da un pezzo lo stesso decreto che in Cina sta cercando di disinnescare la bomba demografica. Decreto che ora sta rovesciando la padella: troppi vecchi da mentenere e pochissimi giovani per la loro sostituzione e sostentamento.
    Quando si fanno scerlte estreme diventano estremi anche i problemi…

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    • QuintoStato ha detto:

      Il problema italiano però è la denatalità e non certo l’esplosione demografica.
      GT

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      • adriano1949 ha detto:

        Esatto Giovanni!
        Che, come l’eccessiva proliferazione, produce situazioni di criticità.
        Personalmente ritengo che anche questi fenomeni, al netto di eventi eccezionali, seguono quel pendolo che Vico chiama “corsi e ricorsi” quando parla di Storia.
        Non ti nascondo un certo malessere quando si cercano soluzioni estreme, quando si affida l’esistenza di altri nelle braccia di una fede religiosa, quando si ha la pretesa di governare la propria vita secondo regole scritte più di 2000 anni fa senza sapere da chi…
        Da buon laico mi limito a scuotere la testa.
        Questa gente, invece, ha la pretesa di costringermi alla loro volontà. C’è voluto un durissimo confronto elettorale per vedere garantiti alcuni diritti civili minimi.
        Mi fermo perchè sento che sta montando la mia vis polemica ed ho fatto una promessa…

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