“Il neonato nel tubo e il dramma dei bimbi cinesi abbandonati” di Guido Santevecchi dal Corsera del 2.6.2013

Questa è la storia di Baby 59, un bambino che non doveva nascere. E di milioni di suoi fratelli e sorelle in Cina. Il piccolo è stato trovato nel tubo di scarico di un palazzone di Jinhua, nella provincia orientale dello Zhejiang: una donna ha dato l’allarme dicendo di aver sentito piangere; i pompieri hanno lavorato con le seghe per aprire il tubo di 10 centimetri di diametro senza tagliare il corpicino. Dopo due ore il miracolo: dalla lamiera è sbucato un bel maschietto, qualche sbucciatura, tutto congestionato e tremante, ancora semiavvolto nella placenta, sano. Quasi una seconda nascita.
La scena è stata ripresa da una telecamera ed è finita sui tg cinesi. Tutti hanno pensato che il piccolo fosse stato gettato nello scarico, perché questo succede spesso ai figli non voluti in Cina (e anche in Occidente, quanti casi di abbandoni nei bagni delle autostrade). In ospedale il neonato è stato messo in un’incubatrice, la numero 59 e a questo deve il suo nome provvisorio: Baby 59. È cominciata una processione di gente che ha portato pannolini, vestitini, latte in polvere. Molti si sono offerti di adottarlo, la storia è diventata così popolare che dalla Romania anche il calciatore Adrian Mutu si è fatto avanti.
Nel frattempo la polizia ha cominciato a ragionare: mentre i pompieri lavoravano c’era una ragazza che non smetteva di guardare la scena, pallida, emozionata, non diceva una parola. Aveva dato lei l’allarme. L’hanno interrogata, hanno voluto vedere dove viveva. Nella sua stanza gli agenti dello Zhejiang hanno trovato le tracce di una gravidanza avanzata e dei pupazzetti, pronti per un neonato. La ragazza, 22 anni, fa la cameriera in un ristorante, è diplomata ma non ha trovato di meglio perché se non si vuole finire in fabbrica comincia ad essere difficile anche per i giovani cinesi trovare un lavoro. Vive in un palazzo alveare, ed è anche fortunata perché ha una stanza tutta per sé. Quando è rimasta incinta non ha detto niente ai genitori, prima ha pensato di abortire, poi di farsi sposare, ma il ragazzo non ha voluto saperne. Alla fine, dice di aver deciso di tenere il piccolo e quei giocattoli nella stanza sono una prova. Per nascondere la gravidanza ha cominciato a indossare camicioni sempre più larghi. Quella mattina si è sentita male, è andata nel bagno comune, dice di aver partorito quasi senza accorgersene. Molti pensano che abbia invece gettato il piccolo, in un’altra fase di depressione. La polizia le crede.
Baby 59 ha 200 mila fratelli e sorelle: tanti sono i bimbi abbandonati ogni anno in Cina. E 712 mila sono finiti negli orfanotrofi, dicono le statistiche ufficiali. Non sono lasciati per la strada solo per condizioni di disagio o povertà dei genitori, ma anche perché padri e madri cinesi che per legge possono avere un figlio solo, pretendono che sia perfetto. Se si accorgono che il piccolo ha dei problemi, la tentazione di rifiutarlo e provare ad avere un altro «erede normale» è terribilmente forte.
I sociologi di Pechino spiegano che anche nella tradizionalista Cina ormai più del 70 per cento dei ragazzi hanno relazioni sessuali prima del matrimonio e siccome la scuola si vergogna di insegnare che esiste la contraccezione (e questo succede anche da noi in Occidente), le gravidanze inattese si moltiplicano. «La gente ha idee molto ambigue: molti non credono di commettere un delitto quando sopprimono un neonato o lo abbandonano», ha detto alla Associated Press il sociologo Li Yinhe. E poi ci sono altri 61 milioni di bambini e adolescenti che secondo l’Ufficio statistiche vivono senza i genitori, costretti a lasciare il villaggio per andare a guadagnarsi il pane come lavoratori migranti in città. I figli vengono rimandati a casa in campagna quando arrivano all’età della scuola (perché lì l’istruzione per loro che non hanno hukou in città, la residenza, è gratuita), se sono fortunati stanno con i nonni o con fratelli più grandi, altrimenti restano soli: i minorenni costretti a vivere senza parenti al villaggio sono 2 milioni.
Se si sommano tutti questi numeri si arriva a molti milioni di ragazzi a cui viene rubata l’infanzia. Baby 59 sta bene, affidato ai nonni in campagna, mentre la mamma è curata in ospedale e il presunto padre ora invoca il test del Dna. C’è un detto in Cina: «Un bimbo che nasce nel letame ha visto il peggio della vita. Da grande non può che diventare imperatore».

“Il neonato nel tubo e il dramma dei bimbi cinesi abbandonati” di Guido Santevecchi dal Corsera del 2.6.2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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