“Stesso allarme di allora ma i ragazzi sono più soli” di CONCETTO VECCHIO da La Repubblica del 1.6.2013

Trentasei anni fa, nel 1977, un’emergenza lavoro simile. Sociologi, storici e giornalisti descrivono le differenze tra le due stagioni

Nemmeno nel ’77 – l’anno più cupo del decennio di piombo -, ha diagnosticato l’Istat, c’erano in Italia così tanti disoccupati, e tra i giovani specialmente. Gli studiosi concordano: oggi è molto peggio. Una verità terribile, se si pensa a cos’era quella stagione.
«I ragazzi che allora si affacciavano al mondo del lavoro – spiega il sociologo Marco Revelli, che ha appena pubblicato Finale di partito(Einaudi) – contestavano l’impiego salariato, rifiutavano il posto in fabbrica, “una roba da zombie”; i giovani vengono semplicemente espulsi dalla società, esuberi senza futuro». All’epoca, fa notare lo storico Giovanni De Luna, autore de La Repubblica del dolore (Feltrinelli) – se Mirafiori faceva sciopero cadevano i governi. Qua i disoccupati non hanno più nemmeno gli strumenti per farsi sentire ». Il ’77 è uno snodo cruciale. Le Br fanno il salto di qualità. Uccidono l’avvocato Croce e il vicedirettore de La Stampa Casalegno. Gambizzano Montanelli. Nella seconda metà dell’anno iniziano i preparativi del sequestro Moro. Nelle università c’è un movimento che sembra bissare la rivolta del Sessantotto. Lucia Annunziata, direttore di Huffington Post, lo raccontò ne L’ultima foto di famiglia: «Se ci ripenso mi viene in mente fiesta mobile, facevamo tutto insieme, oggi vedo una mobilità senza festa. I giovani sono angosciati. Noi eravamo potentemente convinti che il futuro sarebbe stato nostro».
E se fossimo, invece, dentro una gigantesca trasformazione, un mutamento che non sappiamo ancora dove ci porterà? Sul finire degli anni Settanta, rammenta il sociologo Aldo Bonomi, si passò, senza averne immediata contezza, dalla crisi della fabbrica fordista al capitalismo molecolare. «Una parola lega questi due momenti: metamorfosi». Potrebbe essere una scintilla di speranza. In effetti, mentre tutti erano immersi nella violenza politica nelle viscere della società
si preparava agli anni Ottanta. De Luna: «Ma allora c’erano ancora gli strumenti per contenere la crisi con l’aumento della spesa sociale, il Pci mediava il disagio. Non scorgo alcun imprenditore politico che sappia governare questa crisi. Certo non Grillo, che è un sintomo, non la soluzione ». Alla fine degli anni Settanta l’Italia smette di fare figli. Questo calo demografico è una delle ragioni della grande crisi addotte da Giuliano Amato e Andrea Graziosi in
Grandi illusioni (Il Mulino), che ripercorre il disastro del debito pubblico. Fu scambiato per emancipazione. Era il segno di una sfiducia nascente. Gianni Borgna figurava nella Direzione nazionale della Fgci. Per accettare il lavoro politico aveva lasciato l’insegnamento: «A 23 anni ero docente in un istituto professionale, un altro mondo». Pubblicò per Laterza una storia dei giovani, ora dice: «Il potere è diventato anonimo, la politica conta meno». Il potere è altrove, diceva Sciascia.

“Stesso allarme di allora ma i ragazzi sono più soli” di CONCETTO VECCHIO da La Repubblica del 1 giugno 2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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