“Ripartire dal partito” di Giovanni Taurasi

Penso che il PD abbia ‘non perso’ le elezioni amministrative (perché sono stati di più gli astenuti degli altri che non i nostri elettori). E visto che Grillo le ha straperse e Berlusconi le ha parzialmente perse, di fatto il PD ha vinto il primo turno delle amministrative. Vedremo quale sarà l’esito del secondo turno, perché, per dirla alla Boskov, partita finisce quando arbitro fischia… ma sono fiducioso.
Detto questo, non è sufficiente la vittoria alle elezioni amministrative per rilanciare il PD e tirarlo fuori definitivamente dalla sua crisi. E soprattutto è fragile un successo che si basa sull’astensionismo e non possiamo pensare che il PD, che abbiamo fatto nascere per dar vita non a un nuovo partito, ma a un partito nuovo, un partito per il nuovo secolo, sia un partito dal fiato corto, il cui consenso si basa sul dissenso e l’astensionismo verso gli altri. Noi a quegli astenuti dobbiamo parlare, dobbiamo intercettarli, interpretarli, dare risposte. Serve un congresso vero e penso che su questo siano tutti d’accordo. E serve un congresso molto aperto… anche ai non iscritti!
Io però penso che serva anche una terapia shockante, proprio perché le vicende di questi mesi ci hanno trascinato sul fondo e perché la situazione del Paese è a dir poco drammatica.
Personalmente vedo solo una soluzione. La dico adesso proprio perché lo scenario è assolutamente imprevedibile e consapevole che la riflessione dovrà essere di tipo politico, sui contenuti e non solo personalistica. La situazione attuale del PD è analoga a quella del Labour dei primi anni Novanta. Abbiamo bisogno di ridurre la conflittualità interna al partito e il correntismo esasperato, e allo stesso tempo costruire una leadership ed una premiership forte e in grado di aggregare forze sociali vaste per un progetto di cambiamento radicale. Per fare questo serve anche uno shock. Tony Blair ha costruito la sua candidatura a premier conquistando la segreteria del partito e delineando il New Labour, che divenne la forza egemone del riformismo britannico. Un paio di mesi fa dissi che al PD, nonostante la sua giovane età, serviva già una sorta di Bad Godesberg. Lo ribadisco.
È il mio coming out nr. 2, dopo quello che feci a favore di Bersani nel 2012 e che argomentai a suo tempo (non sono dotato del senno del poi, perciò di volta in volta mi faccio un’opinione, anche sbagliando, in base alla situazione che attraversiamo).
Oggi penso che solo uno dei nostri dirigenti incarni e sia in grado di interpretare questa esigenza di cambiamento. Deve evitare però di commettere gli stessi errori che ha riconosciuto lui stesso di aver commesso (lo cito: “non sono stato in grado di scrollarmi di dosso fuori dalla Toscana l’immagine del ragazzetto ambizioso”).
Il coraggio che Matteo Renzi ha dimostrato per le primarie lo deve mettere al servizio del PD. Candidarsi alla segreteria per fare col PD ciò che è stato in grado Blair di fare con il vecchio Labour. Se lo farà con lo spirito che dicevo sopra e dando quell’idea di una candidatura che vuole aggregare e che non sta facendo una battaglia personale (perché non abbiamo bisogno di uomini della provvidenza), certamente avrà il mio sostegno, che conta per uno e non ha molto valore, ma soprattutto avrà il sostegno di molti che precedentemente avevano fatto scelte diverse.
Spero che dopo il secondo turno delle amministrative, annunci la sua candidatura. In un percorso di questo tipo, la sua eventuale candidatura non sarebbe in contrasto con il governo di emergenza guidato da Letta. Il nuovo PD va costruito, insieme, e non improvvisato. Ci vuole tempo. In questo tempo il Governo Letta completa il suo percorso e poi si va a votare. E Renzi, senza entrare in conflitto col Governo, avrebbe costruito le basi per la sua candidatura a Premier. Poi ci saranno le Primarie e si sceglierà il candidato, e forse la storica rivalità tra pisani e fiorentini diventerà un fatto politico nazionale.
GT

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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Una risposta a “Ripartire dal partito” di Giovanni Taurasi

  1. stefano ha detto:

    COndivido entrambe le analisi, e apprezzo il ripensamento (solo gli stupidi non cambiano mai idea) su Bersani.

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