“La Gara al Ribasso” di MASSIMO FRANCO dal Corriere della Sera del 28.5.2013

Ha vinto l’astensionismo e ha perso Beppe Grillo. Forse come sintesi è un po’ brutale, eppure coglie i due aspetti più vistosi di un voto amministrativo che probabilmente stabilizzerà il governo, rassicurando un po’ il Pd sulla propria tenuta.
Di certo, ripropone in termini seri il rapporto fra democrazia e voto, mostrando una massa di elettori in attesa di rappresentanza. Dalle urne esce un’Italia dei campanili meno frantumata e insieme più delusa. Può darsi che sia il costo di una modernità associata a basse percentuali di partecipazione. Il sospetto di una regressione, però, non va sottovalutato.
Si può anche abbracciare la tesi della disaffezione dalla politica: certamente c’è anche quella. Ma si coglie, altrettanto vistosa, l’incapacità dei partiti di ritrovare il proprio ruolo. La spiegazione di quanto è successo fra ieri e domenica, con percentuali che a Roma hanno toccato appena il 53 per cento, e poco più del 60 sul piano nazionale, suona come un giudizio negativo per tutti. Incluso il Movimento 5 Stelle, che cerca di scaricare sui «partiti tradizionali» un tracollo che riguarda anche le sue falangi: a conferma che Beppe Grillo è il sintomo più vistoso ma non la risposta alla crisi del sistema.
Fa un po’ sorridere il candidato grillino a sindaco di Roma che attribuisce la sconfitta all’«oscuramento» dei media. Vittimismo da partito come gli altri; e spiegazione che sa di autoinganno, perché Grillo è cresciuto grazie alla connotazione antisistema e all’assenza sui mezzi di comunicazione. Ma questo è solo uno degli aspetti di una transizione in pieno svolgimento. Ormai sta diventando evidente che si può anche vincere in una gara a chi cala di meno. Eppure, la vera svolta arriverà solo quando qualcuno riuscirà a riportare a votare una parte degli astenuti. Da questo punto di vista, l’esempio di Roma è eclatante.
Verrebbe da dire che la capitale d’Italia si è avvicinata pericolosamente alla «sindrome siciliana». Quel modesto 47,42 per cento di votanti che nell’ottobre scorso segnalò il malessere dell’Isola, allora fece parlare di «anomalia» della Sicilia, non esportabile nel Paese. Da ieri, però, l’astensione record di quelle elezioni diventa un’anticipazione di quanto è successo e potrebbe accadere. Il disorientamento dei sondaggisti è figlio di un fenomeno che fa saltare i parametri consolidati, fotografando solo un pezzo di elettorato. D’altronde, non ci sono posizioni di rendita in grado di garantire la vittoria.
Le difficoltà del Pdl un po’ ovunque, e il tramonto del potere leghista in una città-roccaforte del Veneto come Treviso dicono che nessuno ha più a disposizione un blocco sociale acquisito per sempre. C’è un elettorato parcheggiato nel limbo, e pronto ad appoggiare ora l’uno, ora l’altro a seconda del momento. E si delineano fronti radicali e potenzialmente contrapposti, che il governo di Enrico Letta riconcilia in modo miracoloso e temporaneo. Il problema sarà, nel medio periodo, farli diventare interlocutori credibili di quell’Italia che non vota più, senza esserne travolti.

“La Gara al Ribasso” di MASSIMO FRANCO dal Corriere della Sera del 28.5.2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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Una risposta a “La Gara al Ribasso” di MASSIMO FRANCO dal Corriere della Sera del 28.5.2013

  1. stefano ha detto:

    Condivido l’analisi di Franco e apprezzo oltremodo che Quinto Stato vi abbia dato spazio. Mi aspettavo la sottolineatura della “vittoria”, tralasciando che quest’ultima sia figlia del “perdere meno voti degli avversari”. E invece no. Evidentemente Quinto Stato tiene, come altri, alla salute democratica del Paese e un’astensione così grande (mai vista in queste dimensioni, specie a Roma ! ) non è affatto un buon sintomo. Complimenti sinceri.

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