“LA QUINDICENNE BRUCIATA PERCHÉ DICEVA NO” di CRISTINA COMENCINI da La Repubblica del 27 maggio 2013

Fabiana, 15 anni, bruciata perché diceva no

LA RAGAZZA di Cosenza, così giovane come il ragazzo che l’ha ammazzata, è morta perché era una donna, non per amore né per passione, come spesso viene scritto. Fabiana era una giovane donna che voleva decidere di non continuare una relazione, forse la prima della sua vita, voleva essere libera.
Ci si deve attrezzare a livello legale per punire questi reati e per prevenirli, ma non riusciremo a entrare fino in fondo nel nodo che si stringe a poco a poco tra un uomo e una donna, di qualsiasi età, ceto sociale o provenienza geografica, prima dell’uccisione, se non afferriamo il dato culturale profondo, la novità terribile che si nasconde dietro ognuno di questi delitti. Questa realtà riguarda prima di tutto gli uomini, i ragazzi, la loro formazione, la loro sessualità, in un mondo in cui la posizione e i sentimenti delle donne cambiano rapidamente e sono, per la prima volta nella storia, espressi, raccontati, vissuti.
Lasciare un uomo si può dire oggi, ma in molti casi non si può ancora fare. Questo è il velo che dobbiamo sollevare per capire: la fantasia di possedere la donna amata, non è solo di chi arriva al gesto estremo di cancellarla, ha radici millenarie, è iscritta nel nostro modo di desiderarci. Per questo sono gli uomini normali, i ragazzi che mai potrebbero uccidere, che devono sentirsi in causa per primi. Ridefinire se stessi, il proprio desiderio di fronte a un essere diverso, che dice quello che prova liberamente, con un corpo che non concede per sempre, ma che vuole desiderare il loro per scelta, è il grande compito degli uomini del nostro
tempo.
Questa riflessione non è veramente mai cominciata per paura. È la stessa paura di affrontare il dolore dell’abbandono di una donna, di vederla nella sua differenza, vitalità, invecchiamento, la paura di perdere la certezza della sua presenza accanto a te. La sessualità degli uomini deve trasformarsi di fronte alla nuova libertà delle donne, è una grande occasione, non è una perdita anche se come ogni cosa nuova fa paura. Gli uomini devono capire il legame tra violenza e desiderio del corpo femminile, capire perché il soldato in guerra stupra la donna nemica prima di ucciderla. E devono essere cresciuti i ragazzi in un modo nuovo dalle donne che sono le loro madri. Lasciare che gli uomini divengano tali, staccandosi dall’idea della disponibilità materna totale, dall’idea possibile di una subalternità femminile che accetta tutto perché non vede nel figlio mai l’adulto.
La subalternità femminile è lo specchio della violenza sulle donne, il nostro sguardo abbassato di chi non vuole vedere il pericolo e stringe l’altro nell’abbraccio che sembra riparare ogni offesa, cancellare ogni minaccia. Questa è la portata della questione: l’evoluzione del modo profondo in cui ci guardiamo, ci desideriamo, facciamo l’amore, cresciamo i figli.

“LA QUINDICENNE BRUCIATA PERCHÉ DICEVA NO” di CRISTINA COMENCINI da La Repubblica del 27 maggio 2013

Annunci

Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
Questa voce è stata pubblicata in / e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a “LA QUINDICENNE BRUCIATA PERCHÉ DICEVA NO” di CRISTINA COMENCINI da La Repubblica del 27 maggio 2013

  1. Serena D'Arbela ha detto:

    Davvero è ora di prendere serie misure contro questi maschi imbestialiti padri,mariti e ragazzi femminicidi e contro gli omofobi. Occorre aggravare per legge la punizione dei loro reati ma non basta, occorre inserire nelle scuole , nelle chiese e in tv materie educative che insistano sul rispetto della persona , colpirli anche con l’ironia e il dileggio. La questione deve diventare un compito congiunto e nazionale! I media possono molto se non si contraddicono mostrando della donna un modello di infima considerazione e di semplice consumo carnale.

    Mi piace

I commenti sono chiusi.