“Ne me par vero” di Giovanni Taurasi

Dunque, mi pare di capire dai commenti raccolti in queste settimane che una delle critiche principali alla nomina di Cécile Kyenge sia proprio il fatto che sia di colore, anzi, come ha giustamente sottolineato la ministra, che sia nera. Naturalmente chi esprime questa critica non lo fa per il colore della pelle della ministra (in questo caso si tratterebbe di razzismo, e la maggior parte di chi esprime critiche non è certamente razzista; dei razzisti non mi occupo in questo post: non meritano il mio tempo), ma per la sua origine straniera, da cui emergerebbe l’aspetto demagogico della sua nomina.
Tant’è che quel gran genio di Borghezio ha sostenuto che ci vedrebbe bene Gentilini alla guida di un ministero di questo tipo (che è un po’ come nominare Dracula alla Presidenza dell’Avis). A parte i commenti dell’illustre rappresentante della cultura e del buon giusto italiano presso il Parlamento europeo, finalmente nel Paese si discute di una norma di civiltà (una norma per estendere il diritto di cittadinanza a chi de facto, anche se non de jure, cittadino italiano lo è, e per me è pure molto più degno di esserlo di Borghezio).
Certo, Cécile è anche un simbolo, ma quante battaglie civili si sono vinte anche grazie ai simboli? Basta guardarsi intorno per vedere che in Italia i compagni di banco dei ‘nostri’ figli sono di origine straniera, anzi, per essere precisi, molti dei ‘nostri’ figli sono stranieri, gran parte di coloro che si occupano della cura dei ‘nostri’ anziani sono stranieri, gran parte degli infermieri che ci curano negli ospedali e dei parroci che curano le nostre anime sono stranieri, molti di coloro che raccolgono la ‘nostra’ immondizia sono stranieri e che mungono le ‘nostre’ mucche padane… e via dicendo (anche una recente Miss Italia non aveva proprio i tratti tipici italiani, per non parlare dei nostri più brillanti atleti sportivi). Anche la parola ‘straniero’, che etimologicamente descrive qualcosa di strano o estraneo, non è più appropriata per definire una parte della nostra società. Il problema è che la società è mutata, ma le norme non si sono ancora adeguate a questi cambiamenti, che naturalmente hanno anche delle conseguenze negative (l’immigrazione è un fenomeno complesso e che ha un impatto sociale notevole). Ma sono molti di più gli aspetti di carattere positivo prodotti da questo fenomeno, in particolare per una società che invecchia rapidamente come quella italiana. Insomma, di stranieri e di italiani di origini straniera ormai ce ne sono dappertutto, ma per alcuni nominare alla guida del ministero dell’integrazione un ministro italo-congolese è stato demagogico. Già, forse era meglio Gentilini…
Com’era quel pezzo in venezian dei Pittura Freska?
‘Sara’ vero?
dopo Miss Italia aver un ministro nero?
no me par vero…’
GT

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Informazioni su QuintoStato

Corro, leggo, scrivo, racconto. Negli anni ho svolto un percorso che ha intrecciato attività politica, professionale, didattica e di ricerca. Laureato nel 1997 in Storia contemporanea a Bologna, ho conseguito successivamente il dottorato in Storia Costituzionale e Amministrativa presso l’ateneo di Pavia e svolto attività di ricerca per l’Università di Modena e Reggio Emilia. Ho pubblicato cinque monografie, curato volumi, mostre e allestimenti museali sulla storia del Novecento e pubblicato una ventina di saggi e articoli su riviste scientifiche e annali di storia contemporanea. Sono autore di spettacoli teatrali e history telling. Sono dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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