“Diritto all’illegalità” di Massimo Gramellini da La Stampa del 15 maggio 2013

A Palermo la decisione provocatoria di multare i parcheggiatori abusivi ha suscitato la prevedibile reazione delle vittime, che hanno marciato per le strade del centro brandendo cartelli di protesta.
«Non siamo mafiosi», era il loro urlo di dolore, e in effetti non c’è chi non veda la differenza fra chiedere denaro in cambio di protezione e chiederlo in cambio della garanzia di ritrovarsi la macchina non rigata (o la macchina, tout court).
La persecuzione dei parcheggiatori abusivi – gente perbene che si guadagna onestamente da vivere rimanendo ferma sotto il sole a non fare nulla anche per ore – rientra in un quadro di vessazioni più generale. Davanti ai tentativi, sporadici ma pur sempre arroganti, dello Stato di far rispettare la legge, stupisce che solo i parcheggiatori abbiano trovato il coraggio di ribellarsi apertamente. Cosa aspettano i borseggiatori a sfilare sotto le finestre del municipio per rivendicare la sacrosanta libertà di scippo? E gli usurai, i contrabbandieri, gli spacciatori? Immagino che il loro riserbo nasconda, più che una qualche forma di pudore, il sospetto che uno stillicidio di proteste potrebbe non sortire l’effetto sperato. Sarebbe decisamente più efficace una manifestazione nazionale che riunisse tutte queste professioni sotto il nobile vessillo del diritto all’illegalità. Additando il corteo dei parcheggiatori abusivi che rivendicavano con orgoglio l’appartenenza alla categoria, sembra che un agente provocatore appena sceso da una Panda abbia fatto notare ai vigili che finalmente esisteva la possibilità di coglierli in flagranza di reato. Non mi stupirei se gli avessero dato una multa.

“Diritto all’illegalità” di Massimo Gramellini da La Stampa del 15 maggio 2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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5 risposte a “Diritto all’illegalità” di Massimo Gramellini da La Stampa del 15 maggio 2013

  1. adriano1949 ha detto:

    “Il pesce comicia a puzzare dalla testa”
    Scoccia sempre citare proverbi: dai la sensazione di fare il saccente.
    Nella migliore delle ipotesi passi per una “vecchia cariatide”.
    Concordo per una volta tanto con Gramellini, ma non sono riuscito a sottrarmi dall’impulso di citare la prima cosa che ho pensato leggendo il trafiletto.

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  2. stefano ha detto:

    Questo post di Gramellimi mi fa riflettere una volta di più sulla deriva legalitaria della sinistra, denunciata da PIero Sansonetti nel suo libro “La sinistra è di destra”. Ne consiglio la lettura. Un tempo gente che si arrangiava con lavoretti abusivi per rimediare la giornata era guardata con indulgenza dai più, e difesi a spada tratta dalla sinistra che al concetto, di destra, di Law and Order, opponeva lo stato di difficoltà delle persone a causa di una società che non forniva sufficienti opportunità di lavoro. In questo modo veniva giustificato chi rubava, altro che i parcheggiatori abusivi. E mi sembra del tutto spropositato, provocatorio, l’accostamento che Gramellini fa ad altre forme di illegalità i cui autori potrebbero decidere di manifestare di fronte al giro di vite delle autorità. Vedete, si tratta di valutare l'”allarme sociale” delel condotte, ed è per questo che il totem dell’obbligatorietà dell’azione penale è una grossa stupidaggine peraltro molto cara alla sinistra capalbiese, di cui Gramellini ha ben diritto di far parte. Un tempo la distinzione tra delinquenti e poveracci era impossibile per la destra fascistoide e forcaiola. Vedo che è una carenza che si è propogata.

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    • QuintoStato ha detto:

      Questione di punti di vista caro ultimo Camerlengo… a me però il tuo commento fa pensare invece alla deriva antilegalitaria della destra catodica italiana, per cui un reato va valutato solo in base all’allarme sociale che crea (siamo così passati dalla crisi economica ‘percepita’ alla criminalità ‘percepita’). Non si capisce inoltre perché quando un reato viene commesso da un immigrato crea maggiore allarme sociale. Il commento mi lascia molto perplesso. Si vede che sono già pronto per la spiaggia di Capalbio…

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      • stefano ha detto:

        E’ un’obiezione che dovresti fare a Sansonetti…dopo averne letto il libro che invece temo non faccia (più) parte delle letture di chi preferisce micromega (oso sperare non anche il Fatto). Vedi caro Giovanni, mio padre era un Giudice, e io faccio l’avvocato da oltre 25 anni. Forse il pianeta giustizia lo conosco un pochino meglio di te, e ti assicuro che la selezione dei reati da perseguire c’è sempre stata, solo che viene lasciata alla valutazione delle Procure. Insomma l’obbligatorietà dell’azione penale non ha mai operato veramente. Se questo è, ed è così, dovresti domandarti come mai il nostro sia l’UNICO PAESE AL MONDO dove la Procura è organo equiparato alla Magistratura giudicante. Leggendoti, so che non ti dispiacciono le cose di Francia (più che della GB, o gli USA, dove giudici e procuratori sono eletti..) . Ebbene lì la pubblica accusa è diretta dall’Esecutivo. Quello che da noi per voi sarebbe fascista. Fai l’accostamento ai reati degli immigrati, ma : 1) io non ho fatto questo paragone…ma se ne vogliamo parlare, ho sempre guardato con sfavore le retate dei vigili contro i venditori ambulanti abusivi, esattamente per lo stesso principio di tolleranza per una piccola illegalità con la quale magari questa gente sopravvive, evitando di rubare 2) tu invece lo fai, e allora non è che c’è un razzismo alla rovescia ? I parcheggiatori abusivi bianchi NO, e i venditori ambulanti di colore SI’ ? Se tu leggessi l’Ultimo Camerlengo, come io leggo Quinto Stato, avresti visto la critica dei commenti di ferocia razzista dopo l’ultimo, gravissimo, fatto di Kobobo e delle sue vittime . Però vedi Giovanni, la differenza è che a Capalbio si leggono solo le cose degli “amici”. E Sansonetti, che parla della deriva giustizialista della tua sinistra, e di toghe rosse, non è ammesso.
        Con immutata stima
        Stefano Turchetti

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      • QuintoStato ha detto:

        bè, sul fatto che non seguo puntualmente l’ultimo Camerlengo, ci tengo a precisare che non lo faccio per ostilità preconcetta, ma semplicemente, per dirla alla Massimo Troisi, perché “voi siete in tanti a scrivere, ma io sono uno a leggere”, e mi è già complicato tenere dietro al mio blog. Non avermene (trovo tra l’altro condivisibili alcune tue critiche al mio mondo di riferimento). Detto questo ribadisco che la tua critica a Gram si può semplicemente vedere da un punto di vista speculare a destra!
        La questione relativa all’allarme sociale non era rivolta naturalmente a te, ma al fatto che mi pare che si enfatizzino di più in certi casi alcuni gravi episodi sui media. Faccio un esempio concreto: l’uomo (a dir poco psicolabile) che ha preso a picconate innocenti cittadini sui media è diventato “l’immigrato” (con l’aggravante di clandestino) che ha preso a picconate inermi cittadini. Invece io penso che il modo corretto di raccontare questo fatto sia che “un uomo con gravi problemi psichici ha ucciso delle persone innocenti”. Che sia un immigrato è un aspetto secondario. Mica le ha uccise perché è un immigrato o un clandestino, ma perché è un assassino!
        Saluti
        GT

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