“Dopo la recessione, il terremoto «Ma ci tiriamo su le maniche…»” di CHIARA AFFRONTE da l’Unità del 1° maggio 2013

Manuela è una donna forte, fortissima. Vive a Cavezzo, nel cratere del terremoto che ha colpito duramente l’Emilia ormai un anno fa. Il 20 maggio del 2012 con la prima scossa ha perso la sua attività commerciale, un negozio di abbigliamento nella piazza centrale del paese.
«Il 26 avevo già trovato un altro locale, stipato le cose in garage: con le scosse del 29 sono crollati sia il garage che il nuovo capannone. Manon mi sono persa d’animo ».Ad ottobre 2012 i suoi incassi sono stati inferiori dell’85% a quelli dello stesso periodo dell’anno precedente. «Non ho praticamente lavorato per nove mesi, non ho ancora visto arrivare dallo Stato i 15mila euro per la delocalizzazione di cui ho fatto richiesta, ma non ho voluto e potuto mollare – prosegue impetuosa -. Con i debiti che sto facendo non andrò più in ferie, i nostri orizzonti di vita sono stravolti, ma siamo ancora qui». Da dicembre, nella piazza del Mercato del paese ha costituito insieme ad altri 16 titolari di attività, una nuova realtà commerciale, Cavezzo 5.9, per ripartire. «Non in periferia, ma nel centro storico, perché il cuore di Cavezzo deve battere ancora», racconta. Hanno fatto un’attenta ricerca di mercato, hanno scovato a Londra dei container marittimi che non potevano più essere utilizzati in mare, li hanno fatti arrivare a Cavezzo: «Sono antismici e realizzati in modo tale da potere essere sistemati su due piani: così in poco spazio riusciamo a stare in tanti senza snaturare la piazza». Di storie come queste, nel cratere, ce ne sono tante, troppe. E, ad un anno di distanza da quel terribile sisma che ha fatto sconquassato le sicurezze più radicate di una popolazione forte e operativa, a risentire molto degli effetti «del lungo periodo» del terremoto sono le attività commerciali. Luisa Turci, sindaco di Novi, lo conferma: «Il nostro territorio ha sempre vissuto un grande benessere, ma dopo il sisma i consumi sono crollati – fa sapere il sindaco – le attività hanno impiegato molto tempo a ripartire, sono state delocalizzate e la gente spende molto meno, anche chi ha redditi fissi, perché la priorità è la ricostruzione, rimettere a posto la propria casa: ci si concentra su quello». Anche perché la paura che succeda di nuovo, adesso che si è scoperta la vulnerabilità di queste zone, è tanta. «Con la mente andiamo a finire sempre lì, a quei giorni e al terrore che ritornino», racconta Manuela. «È naturale, si fanno dei ragionamenti sulla vita, sul futuro e si risparmia», aggiunge Turci. Con il sisma c’è stato poi chi le attività le ha proprio chiuse: «Spesso pensionati che non se la sono sentita più di rimettersi in gioco a condizioni estremamente difficili», spiega il sindaco. E le attività «borderline», quelle che già la crisi stava logorando, «sono state messe ko», fa sapere Ermes Ferrari di Cna Modena. «Il terremoto è stato un acceleratore della crisi in molti casi», aggiunge. Sebbene non esistano dati disaggregati, la certezza di questo c’è. Così come dati «non ufficiali » dimostrano che il crollo dei consumi va di pari passo con un «aumento dell’uso di alcol e psicofarmaci», aggiunge Ferrari. La difficoltà del commercio è progressiva, commenta Maurizio Brama di Confcommercio Modena: «Calo occupazionale, diminuzione degli stipendi e contrazione dei consumi, protratta per mesi, stanno portando ad un accumulo di pesantezza per le imprese», dice. «Chi aveva più risorse è riuscito a ripartire e a mantenere l’occupazione: gli altri sono crollati», aggiunge Maurizio Lai di Cna, imprenditore che ha visto crollare il suo capannone davanti agli occhi pieni di lacrime. «La ricostruzione la stiamo facendo coi nostri soldi», aggiunge. La Cgil di Modena sta preparando un convegno per le prossime settimane, che faccia il punto sulla situazione economica e sociale. Lo comunica Vanni Ficarelli del centro studi della Camera del lavoro di Modena: «I dati che abbiamo non sono ancora disaggregati rispetto alla crisi e al terremoto,ma di certo abbiamo ancora qualche migliaia di lavoratori in cig con causale sisma, l’ammortizzatore creato ad hoc nel post-terremoto». «Purtroppo – aggiunge – stiamo avendo pochi risultati anche nel settore edile, che con la ricostruzione poteva riprendere respiro, ma tutto procede molto lentamente». Nel settore metalmeccanico la maggior parte delle aziende ha riaperto, però spesso non lavorando a pieno regime. «Si è cercato di tutelare l’occupazionemagli imprenditori si sono indebitati per ripartire e se già erano insofferenza per la crisi la loro situazione si è aggravata», aggiunge Erminio Veronesi della Fiom di Modena. Oggi però tutti vogliono che sia un giorno di festa. Lo pretendono. Ovunque ci saranno iniziative: a Novi anche una gara di pesca sportiva per raccogliere fondi per il Comune. A Cavezzo “quelli del gruppo 5.9” hanno coinvolto 85 attività. «Dobbiamo stare insieme. E per il 29 stiamo organizzando una fiaccolata per ricordare, uniti », fa sapere Manuela.

“Dopo la recessione, il terremoto «Ma ci tiriamo su le maniche…»” di CHIARA AFFRONTE da l’Unità del 1° maggio 2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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