“Sangue e merda” di Giovanni Taurasi

La politica è sangue e merda diceva Rino Formica.
Per fortuna la prima sostanza del binomio non è comparsa, ma della seconda ne abbiamo vista in abbondanza.
In questo momento in Italia ci sono 4 bombe innescate e il countdown è agli sgoccioli. Diversamente dal passato sono fortunatamente solo bombe metaforiche, ma la loro deflagrazione ha un impatto sociale devastante.
Bisogna disinnescarle tutte, procedendo velocemente e guadagnando tempo, perché se una restasse innescata, esplodendo causerebbe poi la deflagrazione di tutte le altre in serie. Si deve cominciare da quella che sta arrivando alla fine del conto alla rovescia, e via via procedere con le altre.
Le 4 bombe, in ordine di innesco, riguardano:
1)il Partito Democratico
2)la società italiana schiacciata dalla crisi economica, politica e sociale
3)il sistema politico-istituzionale e la sua tenuta democratica
4)l’Europa
La prima che rischia di esplodere entro pochissime ore è quella sotto al sedere del PD. Molti ne sarebbero contenti e tanti hanno perfettamente ragione a dire che si tratta di implosione e non di esplosione, e ad indicare come i principali responsabili proprio i dirigenti del PD. Io però continuo a pensare che un sistema politico bipolare che si regge sull’alternativa tra Berlusconi e Grillo, con una sinistra di testimonianza solo residuale, sia un sistema malato e che condannerebbe definitivamente il Paese al declino politico, economico, sociale e perfino morale (se chi legge questo post non la pensa come me su questo punto, si astenga dal proseguire, perché perderebbe solo del tempo). Per questo penso che la prima bomba da disinnescare sia quella che riguarda il PD. Per fare questo serve tempo, un Governo e non le elezioni a breve (che, con l’attuale sistema elettorale, riproporrebbero tra l’altro una situazione ingovernabile). Non lo dico solo per il bene del mio partito, ma per il bene del mio Paese, perché la cancellazione politica del PD (in queste condizioni avverrebbe proprio questo) e l’esplosione di questa bomba politica, farebbe deflagrare anche gli altri 3 ordigni.
Seconda bomba da disinnescare è quella che riguarda la situazione economica e sociale del Paese, con misure urgenti che aggrediscano la crisi, con coraggio riformista e in un quadro europeo (ottenendo il superamento del rigorismo tedesco). Renzi ieri indicava alcune priorità su Repubblica e in particolare sottolinea l’emergenza delle emergenze, ovvero il lavoro. Per la verità non si discosta da quanto sostenuto anche da Bersani. Ciò che conta però adesso è far nascere un Governo che concretizzi tutto ciò.
Terza bomba da disinnescare è quella che riguarda la tenuta democratica del Paese. Disinnescando le prime due, già si è parzialmente scongiurato il rischio della deflagrazione di quest’altra bomba. Ma non basta. È evidente che le nostre istituzioni politiche devono essere radicalmente innovate, sia in termini di efficienza, che in termini di costi e di trasparenza. Oltre a tema dei rimborsi elettorali e della trasparenza dei partiti/movimenti, è necessario riformare uno Stato farraginoso, sia nei suoi aspetti burocratici, che nelle funzioni politiche (a partire dal bicameralismo im-perfetto, dall’eccessivo numero di parlamentari, nonché dal loro costo, sino alla riduzione di enti intermedi). Però attenzione: mai come in questo momento le istituzioni italiane sono state deboli e fragili. Qualche riserva sull’elezione diretta del Presidente della Repubblica come indicato ad esempio da Renzi e da altri ce l’ho, perché in un contesto come quello attuale, rischiamo veramente di trasformare le istituzioni nello sfogatoio dei social network e consegnare la democrazia al tritacarne mediatico. È invece necessario ragionare su riforme che mantengano un equilibrio tra garanzie democratiche e governabilità. Anche per questo serve un Governo con una maggioranza ampia e un po’ di tempo.
Ultima bomba riguarda l’Europa, perché ciò che sta accadendo in Italia è accaduto in Grecia e accadrà in altri paese, determinando la fine dell’unico soggetto oggi in grado di contrastare la crisi: ovvero l’Unione Europea, anch’essa a rischio di implosione politica e democratica.
Dunque, procedendo per ordine di disinnesco, serve un Governo con un maggioranza ampia. È dal 25 febbraio che dico “tutto, tranne che di nuovo con Berlusconi”. Qualsiasi cosa nasca invece si baserà sulla ‘strana maggioranza’ che ha sostenuto il Governo Monti. Il migliore dei governi possibili (il governo di cambiamento) non è nato, e di questo porta la responsabilità anche il Movimento 5 Stelle. A questo punto non resta che il peggiore dei Governi possibili, perché per me è il peggiore dei governi possibili.
Le condizioni di oggi, ciò che è accaduto nei giorni scorsi con il cecchinaggio da fuoco amico su Prodi, ciò che determinerebbe tutto ciò sul PD, mi fanno dire che la rotta è da correggere e torna in campo una forma di collaborazione con il PDL. È un rospo enorme e nei prossimi giorni si scatenerà l’inferno sui social network, via mail e nei commenti vari. Ma proprio nei momenti più difficili ci vuole lucidità e freddezza e non vedo altre soluzioni, per il bene del Paese, del PD, della democrazia italiana. Un gruppo dirigente deve saper ascoltare gli umori della propria base, ma, nei momenti difficili, deve soprattutto essere in grado di spiegare alla propria base cosa è necessario fare. Questo è uno di quei momenti e questo dovrà fare il gruppo dirigente del PD. Insieme a questo naturalmente il PD è da rifondare, subito, ma per farlo serve un po’ di tempo, altrimenti, invece di rifondarlo, finiremmo per riaffondarlo, definitivamente.
La politica è sangue e merda. Già. E per me tornare di nuovo in una maggioranza che si regge sui voti di Berlusconi è come togliermi il sangue e farmi ingoiare merda.
Se vi è rimasto un briciolo di cuore, non sfogate contro di me la vostra rabbia, che non è molto diversa dalla mia amarezza.
Non ho più nulla da dire, anche perché sono una persona educata… e non parlo a bocca piena.
GT

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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