“Twitter, il tam tam che insidia la politica” di Cesare Martinetti da La Stampa del 19 aprile 2013

Ma i social network disturbano la democrazia o la aiutano? È la domanda che cade su twitter nel giorno in cui proprio questo twitter ha pesato come non mai sulla solenne elezione del Presidente della Repubblica e il fallimento della candidatura Marini.
Erano grosso modo le 19 di mercoledì sera quando qui a «La Stampa» abbiamo saputo che Bersani avrebbe di lì a poco annunciato ai suoi parlamentari che aveva fatto l’accordo con il Pdl per votare Franco Marini come successore di Giorgio Napolitano. Abbiamo messo la notizia in rete prima degli altri (scusate la piccola celebrazione di testata, ma è funzionale al racconto di ciò che è accaduto) e mentre stavamo disegnando il timone del giornale i nostri smartphone hanno cominciato a vibrare sul tavolo della riunione.
Era partita l’onda di tweet che presto si sarebbe incanalata in una serie di «hashtag» (per chi non lo sapesse è come un’etichetta che serve per classificare i messaggi secondo il contenuto e viene rappresentato con il simbolo del cancelletto: #) il primo dei quali si chiamava senza giri di parole: #suicidiopolitico.
Con un tradizionale riflesso giornalistico, nel quale tweet e tecnologie non c’entrano nulla, abbiamo chiamato al telefono Matteo Renzi per sapere cosa ne pensava del candidato Marini. E il sindaco di Firenze che – anche in questo sta la sua modernità – deve l’efficacia della sua dialettica alla rapidità e alla chiarezza delle risposte, come se parlasse istintivamente per tweet, ci ha risposto: «Marini? No, perché lo conosco. Ve lo immaginate al telefono con Obama? Un dispetto all’Italia». Rapidi anche noi l’abbiamo rilanciato in Rete (sempre prima degli altri che poi se ne sono impossessati, ma fa parte del gioco di questa «società aperta» di Internet) e ’onda che si era appena alzata alla notizia di Marini candidato è diventata uno… tsunami.
Un tamtam incontenibile è partito sulla Rete, altri hashtag sono stati lanciati per raccogliere e convogliare la rabbia dei militanti Pd: #NonFatelo come un’esortazione e poi, definitivo, #NonViVotiamoPiù. Sono nati account ironici e feroci come @RomanzoQuirinale e @FranchiTiratori. Ad uso delle scuole di giornalismo dobbiamo rivelare che fare il giornale, a quel punto, è diventato piuttosto complicato: da una parte dovevamo cristallizzare sulla carta un timone che reggesse il progetto del quotidiano da mandare in edicola per l’indomani, dall’altra avevamo quei prolungamenti delle braccia che sono diventati i nostri smartphone in ebollizione crescente sull’evento più importante che ci raccontavano una realtà in mutazione continua.
L’effetto di tutto questo sui parlamentari del Pd è impossibile da certificare. Ma va da sé che è stato decisivo nel creare e moltiplicare i dissensi. C’era una volta il popolo dei fax, ora c’è il popolo dei tweet, istantaneo, aggressivo, tirannico: «NonViVotiamoPiù il tag da scrivere sulla lapide del Pd», annunciava uno di questi. Pierluigi Bersani è diventato il condannato di una sentenza scritta in meno di 140 battute: «Se dopo tutto sto casino candidi Marini, non sei casta, non sei disonesto, non sei vecchio, sei semplicemente fesso». E poi: «Bersani vive sulla luna?» «Qualcuno gli spieghi che l’eutanasia non è ancora legale in Italia».
Un tweet annunciava la folla di manifestanti davanti al cinema Capranica dov’era fissata la riunione dei parlamentari Pd. Eppure quando è arrivato un nostro giornalista non c’era ancora nessuno. Ma dopo un po’ la «folla» è arrivata davvero. Forse non proprio folla però tale è stata rappresentata sul tamtam di cinguettii. Come l’indomani, ieri, un altro cinguettio annunciava che i militanti stavano bruciando le loro tessere del Pd in piazza Montecitorio. In realtà la militante era una sola e la tessera era del 2012, non rinnovata. La realtà aumentata.
Il resto è poi stato una tempesta di tweet dei quali è ora impossibile tracciare una trama. Ma possiamo dire che sono stati il rumore di fondo di una giornata politica drammatica che resterà nella storia della repubblica e che consente qualche riflessione sulla domanda posta da quell’anonimo tweet: i social network disturbano la democrazia?
Un paradosso: non si tratta che di strumenti naturalmente democratici perché portano istantaneamente la voce della gente. Ma proprio grazie all’istantaneità mettono in crisi i decisori della politica, nel caso di ieri il segretario del Pd e la sua dirigenza. Senza twitter e tutto il fenomeno che abbiamo raccontato sarebbe così miseramente crollato l’accordo con il Pdl per l’elezione di Franco Marini? Il candidato era ed è personalmente degnissimo, il nodo politico non è su di lui, ma sull’accordo col partito di Berlusconi e questo sarebbe certamente esploso. Ma forse non con questa violenza e con questa rapidità. La foto di Bersani che mette la mano sulla spalla di Alfano non è – come possibile e anche logico – un normale colloquio in un luogo pubblico tra due leader politici, ma diventa subito l’icona del diabolico inciucio.
È inevitabile? È accettabile? Quanto è rappresentativo quel popolo ironico, appassionato ma anche cattivo e intollerante che si esprime dietro sigle senza nome? Non abbiamo risposte, ma una costatazione: i nuovi mezzi, a partire da twitter, richiedono una nuova lingua e impongono politiche trasparenti. Ai politici non basta imparare a smanettare sui telefonini e tablet, anch’essi sempre più drogati e vulnerabili alle ondate della Rete. Atteggiamenti come quello della signora Finocchiaro (che guarda i manifestanti e dice: «Cosa vogliono questi che urlano non lo fate»?) non vengono più perdonati. Accordi oscuri come quello di Bersani per l’elezione di Marini, non passano più. E non è detto che sia un male.

“Twitter, il tam tam che insidia la politica” di Cesare Martinetti da La Stampa del 19 aprile 2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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