“Il secolo lungo di Dirce e Domenica” di Giovanni Taurasi

Ieri ho portato due mazzi di fiori e gli auguri del Comune di Carpi a Dirce e Domenica, due signore ospitate in casa protetta che hanno compiuto la bellezza di 100 anni. No dico, in due ne fanno duecento. Bella festa, commozione delle festeggiate e dei partecipanti, cinque generazioni presenti, musica d’orchestra, con tanto di tenore e mandolino. Insomma, un bel secolo lungo che entra nel nostro tempo. Molto entusiasmo per questo doppio compleanno centenario, anche da parte dei venditori di candeline per torte.
Di cose ne devono aver viste Dirce e Domenica nel loro lungo cammino. Sono nate al tramonto dell’epoca giolittiana, sì, quella che ci chiedevano sempre nelle interrogazioni dell’ultimo anno di scuola, e che tutti ci ricordavamo per quella roba della neutralità nei conflitti sociali. Non era un socialista Giolitti, non facciamo confusione. Semplicemente diceva che i lavoratori avevano diritto di manifestare e rivendicare i loro diritti. D’accordo, sai che fatica, ci vuole poco, ecc. ecc. ma prima Bava Beccaris sparava sulla folla (ve lo ricordate quel paragrafo alla fine del 2° capitolo del libro di storia?)… insomma, era già un passo avanti.
Comunque, Dirce e Domenica non l’hanno studiato Giolitti, l’hanno proprio vissuto. E per loro sentire evocare Giolitti è un po’ come per me sentire parlare di Berlinguer.
Hanno mosso i primi passi quando all’orizzonte cominciavano e vedersi i lampi che di lì a poco avrebbero trascinato l’Europa nel temporale della Grande Guerra. Ne videro anche un’altra di guerra, ancora più tragica della Grande Guerra, e che visto che non si poteva chiamare Grandissima Guerra, venne definita Seconda Guerra Mondiale (e di conseguenza la Grande Guerra venne chiamata poi Prima Guerra Mondiale). E adesso che ci penso, forse la Seconda era meglio chiamarla Ultima Guerra, perché Seconda non è di buon auspicio, e potrebbe portare anche un po’ sfiga, perché fa pensare che prima o poi ne possa arrivare una Terza. Che a pensarci bene, non è che la Seconda sia cominciata in una situazione economica molto diversa da questa. E a dirla tutta, di guerre nel frattempo ce ne sono state tante in realtà, e ce ne sono ancora tante… provate ad esempio a chiedere a un siriano.
Tornando dalla festa di Dirce e Domenica, tra me e me pensavo che loro hanno visto e vissuto tanta sofferenza, fatica, lutti, ma hanno attraversato anche tanti momenti entusiasmanti. La fine del fascismo, la conquista della libertà e la nascita della democrazia, il benessere economico e sociale, la sconfitta di tutti i totalitarismi, di destra e di sinistra. Provo a metterne in fila un po’:
1) come donne hanno potuto votare per la prima volta in quel 2 giugno del 1946, scegliere tra monarchia e repubblica ed eleggere l’Assemblea Costituente. Chissà che brividi provarono.
2) hanno visto dibattiti tra politici del calibro di De Gasperi, Dossetti, Togliatti, Nenni, Einaudi, Saragat e Parri, tutti impegnati a scrivere la nostra bella Costituzione.
3) hanno visto i primi film del neorealismo italiano.
4) hanno visto quel prete, come si chiamava… Don Milani, con la sua strana idea che bisognava prendersi cura dell’educazione e delle formazione dei ragazzi, soprattutto dei più poveri.
5) hanno visto quei ragazzi vestiti in modo bizzarro, che suonavano strumenti bizzarri in modo bizzarro, che ballavano in modo bizzarro, sì, dai, con quei nomi bizzarri, Bitols e Rolinston… o come diavolo si scrive.
6) hanno visto quei giovani liberare Firenze dal fango dell’alluvione.
7) hanno visto un Paese intero, il suo popolo, le sue forze sociali e politiche, le istituzioni, unirsi per dire no al terrorismo, alla mafia, alla criminalità e affrontare insieme la crisi economica degli anni Settanta.
Quante cose ci potrebbero raccontare. Però dai, pensavo mentre a piedi tornavo a casa, anche io non mi lamento. Non sono nemmeno nel mezzo del cammino di loro vita, ma ho potuto provare sentimenti analoghi e vederne altrettante di cose. Metto in fila anche le mie.
1) ho sentito l’ebbrezza di fare per la prima volta un like su FaceBook.
2) ho seguito nello studio di Bruno Vespa interessanti dibattiti con politici di alto profilo, come Razzi e Scilipoti, e ho visto una mia coetanea appena eletta in Parlamento mandare il Presidente della Repubblica ‘a fare il nonno’ (ed è già un atto di cortesia, rispetto a dove lo avrebbe mandato il suo Guru).
3) ho visto il primo reality sulla televisione italiana.
4) ho visto genitori portare nelle scuole la carta igienica e insegnanti comprarsi i gessetti, altro che LIM.
5) Ho visto, e purtroppo sentito, i neomelodici.
6) Ho visto ragazzi passare tutto il tempo a leggere lunghi post come questo sui social-network o sul web invece di rendersi utili… e soprattutto ho visto me stesso scrivere lunghi post come questo sui social-network o sul web invece di rendermi utile.
7) Ho visto, ed è la cosa che mi amareggia di più, un Paese dove ognuno di noi dà la colpa all’altro, e non capisce che l’altro in realtà siamo sempre noi.
GT

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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