“Là dove c’era l’erba ora c’è…” di her.etico per il Post del lettore

Il Post del lettore di her-etico.blogspot.it

Non basta aprire la finestra
per vedere la campagna e il fiume.
Non basta non essere ciechi
per vedere gli alberi e i fiori.
Bisogna anche non aver nessuna filosofia.
Con la filosofia non vi sono alberi: vi sono solo idee.
Vi è soltanto ognuno di noi, simile ad una spelonca.
C’è solo una finestra chiusa e tutto il mondo fuori;
e un sogno di ciò che potrebbe esser visto
se la finestra si aprisse,
che mai è quello che si vede quando la finestra si apre.

Fernando Pessoa

Esco poco. Esco solo per necessità. Oppure esco per allontanarmi.
Mi è difficile spiegare il perché anche se il perché è facile.
Quello che c’è fuori non mi piace. Non mi stimola ad uscire.
Lo sapevo in Giugno e lo so ancora oggi.
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Quando siamo venuti a vivere in questa casa, sei anni fa, nella pianta del quartiere era pervisto un parco.
Ora in quel verde stanno costruendo un centro commerciale di container e una grande struttura che, se ho ben capito, diventerà un centro polivalente. Pare sarà il “nuovo cuore pulsante” del paese. Una sorta di trapianto insomma…
Giro l’angolo, e in un altro posto, dove c’era un prato, mi trovo di fronte il quartiere delle “case”. Il quartiere delle abitazioni container che ospitano tutti coloro che la casa l’hanno persa. e ora ne hanno una che pare sia “grazia ricevuta”.
Poi giro l’angolo ancora e, al posto di un altro prato, vedo un mastodontico blocco di cemento che, se ho ben capito, sarà il magazzino comunale. (Ma quanti scuolabus abbiamo in questo paese?)
La chiesa del Mulino è ancora circondata da montagne di pietre.
Piccola Celeste mi stringe forte la mano ogni volta che le passiamo accanto.
Aspetto una primavera che fatica ad arrivare, consapevole che le belle vie di campagna da “giro prima di cena in bicicletta”, sono un susseguirsi di ruderi.
Leggo sulla Gazzetta di Modena che per la ricostruzione della Rocca ci vogliono 15 milioni di euro. Per il teatro 7 milioni.
Il nostro centro storico è andato. Punto. Il provvisorio farà parte del nostro futuro.
Correggetemi se sbaglio.

Non sto incolpando nessuno perché nessuno ha colpe e non sono certo nelle condizioni di poter dire che si poteva fare meglio o peggio. Non sono nessuno. Non ho competenze in merito.
Non sono brava. Non partecipo alle riunioni per la ricostruzione e de “La chiesa che vorrei” non me ne può fregare di meno. (Qualche Dio mi perdonerà se le preghiere mi vengono meglio in solitudine.)
Non riesco ad entusiasmarmi per un “Magico carnevale” che già trovavo triste prima. Ora, se mi posso permettere, lo trovo inaffrontabile. Certo sarà molto suggestivo tra le rovine e sicuramente usciranno fotografie bellissime dagli obiettivi dei fotografi. Ma sarà un’ulteriore testimonianza della decadenza di un paesaggio culturale. E ne ho abbastanza di immagini di questo tipo. Si vede che sono poco sensibile all’arte.
Non so se siamo stati abbandonati dallo Stato, non me ne intendo di Stato perché vivo in Italia. E sono talmente abituata all’abbandono che mi sembra una cosa normale.
Non so se in un altro Stato sarebbe stato diverso. Ma mi piace pensare di sì.
Pochi giorni fa abbiamo ricordato L’Aquila, che ormai si ricorda solo il 6 Aprile e che dopo 4 anni è ancora terremotata.
Il 20 Maggio (è stato il 20 Maggio?) sarà la nostra giornata e ci ricorderanno per un giorno.
WOW!!! Facebook si riempirà di post dedicati a noi e noi saremo ancora terremotati.
(In fondo sono così noiosi i terremotati che annoiano anche me.)
Dei problemi reali di questo posto si parlerà poco. Ad esempio della botta che ha subito il commercio in questi luoghi. O l’artigianato. Dell’aumento delle patologie depressive. Delle centinaia di persone che sono invecchiate di colpo. E non riescono più a recuperare energia. Sopravvivono.
Dispiace, ma sono capitati male, perchè c’è tanto, troppo altro da risolvere in Italia. Milioni di problemi che vengono prima di loro. Perchè è tutta terremotata questa penisola. Tutta da ricostruire. Nelle teste. Pensiero dopo pensiero. Azione dopo azione.

Sappiate, non è tanto il container che turba, forse è più la mancanza di armonia con l’esterno. Ma né più né meno che in una periferia industriale. Quando piove.
E sempre piove.
Non sono triste. Per niente.
Magari un po’ rassegnata.
Mi faccio le mie cose.
Penso ai miei progetti di lavoro.
Cerco, ogni volta che mi è possibile, di portare i ragazzi (e me stessa) a vedere il “mondo fuori”. Perché voglio che diventino “capricciosi” come me.
Cerco le mie poesie.
Scrivo i miei post e il mio libro.
Vado in palestra e al corso di teatro.
Mi diverto.
Forse non mi sono mai sentita tanto libera di sentirmi leggera.
E di dire ciò che penso.

Sto benone, ma credo, neanche troppo inconsciamente, di avere un unico egoistico obiettivo.

“Danziamo, danziamo, altrimenti siamo perduti”
dalla locandina del film “Pina” di Wim Wenders
E questo vale per tutti. L’essere umano ha una immensa risorsa, quella dell’immaginazione. Che a volte è l’anticamera di una realtà migliore. Per i “capricciosi”.
Hasta la vista, siempre!
her.etico

http://her-etico.blogspot.it/2013/04/la-dove-cera-lerba-ora-ce.html

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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