“Capitani coraggiosi cercansi” di Mario Calabresi da La Stampa del 31 marzo 2013

Negli ultimi mesi il dibattito sullo stato dell’Italia si è concentrato sul decennio perduto, sulla convinzione che il Paese abbia sprecato gli ultimi dieci anni, incapace di riformarsi, diventare più agile, moderno e competitivo. Un Paese fermo, in ritardo, bloccato dai veti incrociati, ma soprattutto assolutamente impreparato a capire come è cambiato il mondo.

Per questo, per manifesta incapacità di indicare soluzioni e una direzione (non ce lo dimentichiamo), 16 mesi fa la politica aveva lasciato il posto al governo dei tecnici e dei professori. Ora che sembrava finalmente arrivato il tempo del ritorno della Politica, che si sperava in una ripartenza, siamo alla paralisi totale.

Dovevamo cominciare a recuperare il tempo perduto, invece non siamo neanche in grado di fare il primo passo. Un blocco senza precedenti, figlio del risultato elettorale ma anche della paura dei partiti: ognuno resta chiuso nel suo recinto (anche il Movimento 5 Stelle) per non correre il rischio di mettere in gioco il proprio piccolo gruzzolo di voti.

Nessuno ha coraggio, senso di responsabilità e un po’ di generosità.

In questo quadro Giorgio Napolitano aveva pensato di anticipare l’elezione del nuovo presidente della Repubblica nella speranza che potesse aiutare a sbloccare la situazione. Era un gesto di generosità per l’appunto, ma quando si è reso conto – ieri mattina – che anche questo non sarebbe servito a niente, se non a creare drammatizzazione e allarmismo e a dare il senso di un totale vuoto istituzionale, allora ha deciso di non mollare e di rispettare le scadenze previste. E ancora una volta ha messo la sua faccia e la sua rispettabilità a garanzia dell’onore dell’Italia nei confronti del mondo.

In tutto questo, in mezzo alla tempesta, da sottolineare il silenzio dei leader, come se la questione non li riguardasse, come se il senso dell’urgenza e della necessità non li avesse sfiorati. Così siamo qui a sperare nei tentativi sempre più complicati e ardui di un uomo solo che tra poche settimane lascerà il Quirinale e che sogna di tornare a occuparsi di politica estera da senatore.

Un uomo, il Presidente, che non nasconde la sua amarezza per le occasioni sprecate, a partire dalla legge elettorale e da quelle riforme minime che, se fatte negli ultimi mesi della scorsa legislatura, avrebbero sgonfiato un po’ la rabbia contro i partiti ed evitato l’attuale situazione di ingovernabilità.

L’Italia ha un disperato bisogno di politica, nel senso migliore: capacità di scegliere, di mediare, di risolvere, di imboccare strade coraggiose, di rischiare e di fare la differenza nella vita delle persone. Di tutto ciò abbiamo bisogno, non di capi partito che continuano a pensare solo alle proprie possibilità di governo, ai propri processi o a crescere nei sondaggi.

Chi avrà il coraggio di scartare, di uscire dagli schemi precostituiti e di indicare una strada nuova? Il primo che lo farà conquisterà la stima degli italiani: lo spirito dei tempi e l’allarme che ognuno sente a minacciare la propria vita e il proprio futuro rendono indispensabili novità e immaginazione.

Non ne possiamo più di navi con le vele ammainate che non lasciano mai il porto perché hanno paura del vento e delle tempeste. Vale la pena rileggere l’antologia di Spoon River, la poesia che Edgar Lee Master immagina scolpita sulla lapide di George Gray, un uomo che non era riuscito mai a vivere pienamente la propria vita.

«Perché l’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno; il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura; l’ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.

Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.

E adesso so che bisogna alzare le vele

e prendere i venti del destino,

dovunque spingano la barca.

Dare un senso alla vita può condurre a follia, ma una vita senza senso è la tortura dell’inquietudine e del vano desiderio – è una barca che anela al mare eppure lo teme».

Buona Pasqua, sperando di scoprire capitani coraggiosi.

“Capitani coraggiosi cercansi” di Mario Calabresi da La Stampa del 31 marzo 2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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3 risposte a “Capitani coraggiosi cercansi” di Mario Calabresi da La Stampa del 31 marzo 2013

  1. Piergiorgio Duca ha detto:

    A proposito di generosità: mi sembra poco generoso nei confronti di Pierluigi Bersani e troppo generoso nei confronti diSilvio Berlusconi, tendenzialmente terzista?
    Completamente d’accordo sulla necessità di trovare un coraggioso che si arrischi ad aprire di cavallo.

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  2. adriano ha detto:

    L’articolista dimentica che il PD ha versato una “generosa” razione di voti in nome del “maggiore inteteresse nazionale”, accollandosi il sostegno al governo Monti subendone i connessi e non fruendo di nessun annesso.
    Possiamo crocifiggere Bersani fino alla noia, resterà nella mia mente un uomo che ha saputo interpretare le necessità del momento anteponendole a meschini interessi di bottega.
    Adesso l’articolista lo taccia di scarso senso del sacrificio… ma dai!

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  3. luigi ginetti ha detto:

    E’ BELLO AVERE PRINCIPI SALDI, MA NON SEMPRE SI PUO’ ….

    · Io sono parlamentare PD, ho combattuto Berlusconi ed i suoi alleati fascisti per anni e non voglio che oggi, aprile 2013, si faccia alcun accordo con quel partito e con il suo leader! Guadagno circa 10.000 Euro al mese e ne do una parte al partito, così la mia coscienza è tranquilla.

    · Io sono pensionato, sono di sinistra, ho visto la mia pensione abbastanza ricca, circa 3.000 euro, perdere di capacità d’acquisto giorno dopo giorno, per ora sono e mi ritengo fortunato, ma non so quanto potrò durare con questo ritmo di svalutazione latente, blocco dell’adeguamento dell’inflazione, trattenute ed aumento delle tasse! L’aiuto ai figli vale una tassa, ormai è un obbligo.

    · Io sono impiegato, sposato, naturalmente di centro sinistra, guadagno circa 2.000 euro al mese e faccio, facciamo sempre più fatica a vivere con questa cifra che in termini di reale capacità d’acquisto vale un milione di vecchie lire. Tutto aumenta a due cifre, solo la mia retribuzione è ferma, la casa in cui viviamo è nostra, ma quando arrivano le spese condominiali c’è da piangere, poi l’IMU e poi ci saranno i rifiuti, ma chi ci governa sa cosa succede qui in basso, dove vivono i milioni di quelli che una volta erano gli appartenenti alla classe media?

    · Io sono precario, la mia compagna, precaria, lavora in un call center a 400 euro al mese, insieme arriviamo ai mille euro, 400 per l’affitto, 200 per le spese di riscaldamento. luce e gas ce ne restano 400 per vestirci e mangiare. Facendo finta di niente ogni tanto mangio dai frati francescani. Non vedo sbocchi nel mio futuro, sono di sinistra, ma mi chiedo cosa vuol dire, aiuto!

    Per favore cari politici pensate

    anche a chi vi elegge!

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