“La «carezza di Gesù» ai giovani detenuti” di Maria Galluzzo da Europa del 29 marzo 2013

Papa Francesco celebra il rito della lavanda dei piedi nel carcere minorile romano di Casal del Marmo

Le telecamere, questa volta, sono spente. Solo ai microfoni della Radio Vaticana è permesso varcare i portoni del carcere romano di Casal del Marmo e consentire a tutti di condividere l’emozione che dodici giovani detenuti provano mentre ricevono da parte di papa Francesco, attraverso il segno della lavanda dei piedi, «la carezza di Gesù».
È il simbolo dell’amore di Cristo per i suoi discepoli che la chiesa tramanda da duemila anni, e papa Bergoglio – così come ha sempre fatto da arcivescovo a Buenos Aires – ripete quel gesto entrando in un luogo della sofferenza. Un gesto che è memoria, rito, ma anche contatto diretto, fisico. «Carezza» appunto. «Tenerezza». Quanti di questi ragazzi forse non l’hanno mai conosciuta?

Anche in un carcere – dove si finisce troppo giovani, per furti, scippi, spaccio di droga – può entrare un raggio di speranza. Può accadere con una cerimonia sobria, essenziale: i canti al suono delle chitarre; i giovani detenuti che leggono le sacre scritture, con la voce incerta, spezzata dall’emozione e dalle venature di un accento straniero. Succede ascoltando l’omelia brevissima di papa Francesco, fatta di parole semplici e dense di significato. «Dobbiamo aiutarci l’un l’altro: questo è ciò che Gesù ci insegna». E questo, dice testualmente, «è ciò che io faccio. E lo faccio di cuore perché è il mio dovere come prete e come vescovo. È un dovere che mi viene dal cuore».

Sono cinquanta gli ospiti della struttura che partecipano all’incontro. Appartengono a nazionalità e religioni diverse. Accanto a loro gli operatori, le guardie, gli educatori, i volontari. In totale circa centocinquanta persone. Si avverte un clima familiare. Tra i dodici giovani scelti per la lavanda dei piedi, due ragazze, una cattolica, l’altra musulmana.

Anche il grembiule che papa Bergoglio indossa per compiere il rito della lavanda è carico di simboli: è stato realizzato da altri ragazzi in difficoltà, ospiti di villa San Francesco, una comunità in provincia di Belluno. Per farlo sono stati utilizzati tessuti che provengono dalla Terra Santa, da Betania, da Tekoa. I filamenti sono quelli delle reti dei pescatori di Gerico.

Il papa si è inginocchiato a terra sei volte con entrambe le ginocchia durante la lavanda, racconterà più tardi padre Federico Lombardi.

C’è anche uno scambio di doni: i ragazzi consegnano al papa un crocifisso in legno e un inginocchiatoio realizzato da loro stessi nel laboratorio artigianale dell’istituto. Francesco distribuisce uova e colombe pasquali.

Per lui è un giorno felice. Li abbraccia e li saluta tutti, uno ad uno. E lascia loro una consegna: «Non lasciatevi rubare la speranza! Capito? Sempre con la speranza, avanti!».

È la terza volta che un pontefice visita il carcere minorile di Casal del Marmo. Papa Wojtyla scelse il giorno dell’epifania del 1980. In un discorso che colpì molto i giovani detenuti, disse di essere andato «per accendere» nei loro cuori «una fiamma, se le delusioni sofferte, le attese mancate l’avessero spenta». Papa Ratzinger lo visitò invece nella quarta domenica di quaresima del 2007. Commentando nell’omelia la parabola del figliol prodigo, si soffermò in particolare sul tema della libertà.

@galluzzo_m

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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