“L’ANARCHIA DELLA BALENA” di BEPPE SEVERGNINI dal Corriere della Sera del 18 marzo 2013

Beppe Grillo ha buttato la rete nel malcontento italiano, e la pesca elettorale è stata abbondante. Perché il malcontento è grande e giustificato; perché il pescatore è stato abile a manovrare la barca.
Ha saputo mescolare rivendicazioni e rimostranze, solidarietà e sarcasmo, tempismo e tecnologia. Non è il primo a esercitarsi in questo tipo di attività, nella politica italiana ed europea. Ma nessuno aveva ottenuto risultati così clamorosi. Perché nella rete di Grillo non c’è pesce: c’è una balena.
Come definire, altrimenti, quasi nove milioni di elettori che hanno investito nel Movimento 5 Stelle molte speranze, lo hanno incaricato di rappresentare le proprie delusioni e ora s’aspettano che trovi soluzioni? Come classificare un numero di parlamentari capace di rendere difficilissima una maggioranza di governo?
Per il gran pescatore politico, passata l’euforia, si pone un problema. Gigantesco, come la sua conquista. La balena non si può tirare a bordo: la barca si rovescerebbe. Ma non si può lasciare lì a lungo, prigioniera nella rete. Perché prima o poi il cetaceo elettorale si sveglia. E allora, per chi sta in superficie, sono guai.
I primi segni del risveglio della balena sono evidenti. I voti che hanno consentito a Pietro Grasso di arrivare alla presidenza del Senato erano prevedibili. La psicologia, talvolta, può più della strategia: chi era tanto orgoglioso di mostrarsi alle famiglie nel Parlamento degli italiani, non poteva avallare il «Tanto peggio, tanto meglio!» invocato dal pescatore-capo chiuso nella sua villa sul mare. E poi diciamolo. Se Beppe Grillo è un «portavoce» — così si definisce — il suo ruolo è comunicare la volontà degli eletti; non imporre la propria.
Il segnale inequivocabile del risveglio della balena è però un altro. Dopo il comunicato di centosedici parole («Trasparenza e voto segreto»), con cui Grillo rimette bruscamente in riga gli eletti del M5S, il blog s’è rivoltato. Moltissimi hanno protestato, anche per la rinuncia alla diretta-video della discussione alla vigilia del voto. Altrettanti si sono detti delusi e amareggiati. Vogliamo un movimento nuovo dove si decide insieme, hanno scritto (prima di essere in parte rimossi). Non un partito dove il capo emette comunicati, non risponde alle critiche e lascia intendere: pensatela come volete, basta che la pensiate come me.
La balena s’è svegliata, e dimostra di avere una certa personalità, come il capitano Achab imparò a sue spese con Moby Dick. Cosa farà il mastodonte, è presto per dirlo. Mentre Mario Monti mulina la piccozza, dimostrando di conoscere poco le tecniche di pesca, Silvio Berlusconi e il Pdl appaiono preoccupati. Ma come potevano pensare che la balena dormisse a lungo?
Il problema è che nessuno ha idea, oggi, di quale direzione prenderà. Non Bersani, non Monti, non Berlusconi. Neppure Beppe Grillo. Non basta aver l’aspetto del lupo di mare. Bisogna esserlo davvero.
@beppesevergnini

“L’ANARCHIA DELLA BALENA” di BEPPE SEVERGNINI dal Corriere della Sera del 18 marzo 2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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2 risposte a “L’ANARCHIA DELLA BALENA” di BEPPE SEVERGNINI dal Corriere della Sera del 18 marzo 2013

  1. Piergiorgio Duca ha detto:

    Ottimo.
    Il punto è che la cima non ha vie facili di accesso, ovvero la navigazione avviene fra insidiosi scogli sommersi, con mare in gran burrasca (e non si è ancora mosso lo spread).
    Da una parte nessuno può imporre un comportamento da falange macedone ad un gruppo parlamentare, soprattutto senza essere presente personalmente in parlamento. In democrazia vige necessariamente l’assenza di vincolo di mandato, a garanzia della rappresentanza in Parlamento non di una lobby ma della nazione nel suo complesso o, se si preferisce, del popolo.
    Dall’altra parte grave errore sarebbe distruggere la novità di avere in Parlamento rappresntanti di un settore di popolazione tra i più intransigenti, insoddifsatti di come le cose sono andate da 20 anni a questa parte, timorosi di come possano ancora andare in futuro, tanto schifati dalla politica andante che la gran parte di essi, probabilmente, senza M5S non avrebbe neppure partecipato alle elezioni.
    Infine un partito, il PD, che ha appena conseguito un risultato importante, che rappresenta obiettivamente, da dovunque e da chiunque la si guardi (escluso ovviamente Berlusconi e la sua accolita di serventi), una vittoria della buona sulla cattiva politica: per carità, piccolissisma e gracile, e che potrebbe essere soffocata in qualsiasi istante.
    A questo punto come promuovere “la primavera italiana” ?
    Il trasferimento di un gruppo di grillini, armi e bagagli, sotto le insegne del PD, in varie forme, non sarebbe una soluzione: farebbe mancare il ruolo di stimolo oggettivo che Grillo e il suo gruppo hanno esercitato e stanno esercitando, proprio grazie alla loro “estraneità”, su di una situazine stagnante (se pensate che qualcuno le novità se le aspettava da Monti).
    Una normalizzazione del movimento, o anche solo di una parte di esso, riporterebbe in auge, nel PD, quelle forze che, non dimentichiamolo, hanno contribuito in passato a smorzarne la vis riformatoria, preferendo trattare col piuttosto che opporsi al berlusocnismo e inducendo così tanti elettori ad astenersi o a rivolgesri ad altro (M5S incluso). Non dimentichiamo l’incubo Bicamerale. l’incubo Binetti ecc, insieme ad altre prese di posizione che, lungi dal favorire l’allargamento della base di consenso che si ripromettevano, fecero solo da remora allo sviluppo culturale prima ancora che elettorale del centro-sinistra.
    Ma, di più, una tale normalizzazione alienerebbe il consenso di coloro che M5S hanno votato per sentirsi rappresentati, nella loro intransigenza e nel loro rifiuto totale di tutto quello che la malapolitica ha significato in questi anni per l’Italia: per questo, credo, le preoccupazioni di Grillo non sono fuori luogo, anche se lo è il modo di farvi fronte.
    Da qui la complessità della situazione: andare avanti senza egemonizzare ma coinvolgendo M5S, dimostrando nei fatti che si è capita la lezione, da sinistra, e che non si intende davvero più perdere un’occasione storica per cambiare questo paese.
    Come fare ?
    E’ questa la “missione impossibile” che si è assunta Bersani: il primo passo è stato fatto, ma altri, e nella giusta direzione e con la giusta cautela, dovranno essere fatti.
    Far esprimere il PD con una sola voce, coinvolgere M5S senza farlo esplodere o implodere, costruire il nucleo di aggregazione per tutti coloro che intendono davvero spendersi al servzio dell’Italia bene comune, è ciò che solo un’alta professionalità politica potrà conseguire: a ciascuno il suo mestiere.
    Non è per niente facile ma ne vale la pena. Per un indirizzo pratico, molto concreto, nella direzione del promuovere con ben definite procedure, grazie alla realizzazione effettiva dei principi fissati dalla nostra costituzione, quella democrazia partecipativa che M5S richiede a gran voce, si può, ad esempio, utilmente leggere l’articolo che oggi Andrea Manzella firma per La Repubblica. Altre cose concrete dovranno trovarle o inventarsele Bersani e il gruppo dirigente PD (hanno voluto la biccletta ?).
    La via è difficile, ma proprio per questo è facile prevedere che chi riuscirà a farci raggiungere la vetta (o se preferite a farci raggiungere acquea tranquille uscendo indenni dagli scogli fra i marosi) passerà alla storia come uno Satista di rango, non come un semplice politico, smacchiatore di giaguari.
    Forza Bersani !

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