“Le mani in tasca” di Massimo Gramellini da La Stampa del 17 marzo 2013

Uno vale uno, ma uno non vale l’altro. Messo di fronte alla scelta, onestamente non così difficile, fra Piero Grasso e Renato Schifani, l’apriscatole di Grillo si è un po’ inceppato. Intendiamoci. Sempre meglio dell’encefalogramma piatto dei montiani.
Le urla che uscivano dalla sala in cui i senatori Cinquestelle stavano discutendo il loro voto sono la musica della democrazia. Ma al momento della sintesi mi sarei aspettato che il buonsenso prevalesse sul pregiudizio, il pragmatismo sull’ideologia. Invece la maggioranza del gruppo che vuole aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno è rimasta fedele al suo Nostromo. Perché un vero rivoluzionario non scende a patti con il Sistema, meno che mai quando il Sistema, per blandirlo, gli mostra il proprio volto migliore: un procuratore Antimafia, una portavoce dell’Onu.
Il punto è proprio questo: l’elettore di Grillo ha votato Cinquestelle per distruggere il Sistema oppure per rinnovare il cast degli interpreti? Se fosse vera la seconda ipotesi, quella di ieri sarebbe stata la sua vittoria, dato che senza il cambio di clima imposto dal trionfo del movimento, oggi ai vertici dello Stato non siederebbero Grasso e Boldrini, e invece dell’effetto Francesco sul conclave della Repubblica si sarebbe abbattuto l’effetto Franceschini. Immagino che quell’elettore sarà rimasto perplesso nel vedere un leader che grida ai politici «Arrendetevi» imporre ai suoi parlamentari la scheda bianca: il colore della resa. La democrazia è scelta, anche del meno peggio. E’ contaminazione. Diceva don Milani: a che serve avere le mani pulite, se poi si tengono in tasca?

“Le mani in tasca” di Massimo Gramellini da La Stampa del 17 marzo 2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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3 risposte a “Le mani in tasca” di Massimo Gramellini da La Stampa del 17 marzo 2013

  1. codicesociale ha detto:

    Gramellini è un grande!

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  2. stefano ha detto:

    Troppo fazioso tutto questo. Ricordo come Bersani, in campagna elettorale, a chi gli chiedeva come si sarebbe potuto coniugare il rispetto dei patti con l’Europa con le politiche economiche care a Vendola e SEL, con l’azzeramento delle riforme montiane, compresa quella previdenziale, rispose che esisteva un PATTO di fedeltà alle decisioni prese a maggioranza dei gruppi parlamentari ! Cosa del resto OVVIA, se un partito vuole essere tale. Dopodiché uno può uscirne ! Oppure si viene espulsi, come nel PCI è avvenuto tantissime volte !!!
    QUanta ipocrisia….

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  3. vincenzofarace ha detto:

    Personalmente ho un dubbio che negli eletti di 5 stelle ci siano aderenti di altri/o partito. Il problema non è solo da esaminare per quanto attiene la persona di Grasso(persona indubbiamente emerita)ma per la “lealtà”ad un programma e regole a cui gli eletti hanno aderito e gli elettori hanno votato! Se si vuole che “la propria coscienza debba prevalere”allora si esce dalla camera per esprimere il proprio dissenso e non si creano facili alibi a ciò che in modo sleale si è contribuito a creare! Se si è intellettualmente onesti ci si dimette altrimenti l’ipotesi di essersi mascherati nel movimento 5 stelle diventa concreto.

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