“La volontà di cambiare senza retorica” di CLAUDIO MAGRIS dal Corriere della Sera del 14 marzo 2013

Francesco ha una faccia nitida e semplice che non si è allenata a mascherare e a dissimulare. Esprime la voglia di cambiare senza retorica. Anche per un Papa vale la famosa frase di Camus, secondo la quale ogni uomo, dopo i 40 anni, è responsabile della propria faccia.
Vi sono anche untuose e melliflue facce curiali che lo confermano. Quella di Francesco è invece una bella faccia nitida e semplice, che non si è allenata a mascherare e a dissimulare ciò che la testa pensa e il cuore sente. La sua elezione conferma l’universalità della Chiesa, che non è legata — anche se lo è stata, tante volte, negando colpevolmente se stessa — a un Paese, a un Continente, a una civiltà particolare. Francesco è un gesuita; appartiene a un ordine la cui storia ha avuto pure pagine nere ma che è stato grande nella comprensione e nell’affermazione dell’universalità della Chiesa, che ha saputo incontrare e accettare da pari a pari civiltà anche lontane da quella europea, raccogliere il grido di disperazione e di protesta degli ultimi della Terra, tentare perfino utopie politiche di giustizia. Ancor oggi ci sono gesuiti — non solo gesuiti ma sacerdoti in genere — che vivono, anche ognuno da solo, nei luoghi più sperduti e miserabili del mondo, non solo e non tanto predicando ma lavorando, esercitando i più diversi mestieri; aiutando in vari modi chi vive in condizioni infami, testimoniando il Cristo prima ancora di illustrarlo e dunque concretamente annunciandolo.
L’elezione di Francesco è certo una forte novità. Il suo discorso, da questo punto di vista, può essere sembrato sottotono, di una schietta e simpatica e non certo rivoluzionaria normalità, che ha del resto sempre contrassegnato la sua posizione intermedia tra innovazione e conservazione. Ma proprio questo tono può indicare una intelligente, anzi l’unica concreta volontà di cambiare tante cose che non vanno e che la drammatica rinuncia di Benedetto XVI ha lasciato intravedere con forza. Non sono gli eclatanti atteggiamenti rivoluzionari a cambiare le cose, ma piuttosto la prudenza, che non significa cauto immobilismo ma può essere la reale capacità politica di mutare le cose. Non sappiamo se Francesco vorrà e potrà farlo, ma lo stile normale con cui egli si è presentato al mondo può destare la speranza in un reale, non retorico e non declamato ma non perciò meno incisivo cambiamento di tante cose che devono, e possono, essere cambiate.

“La volontà di cambiare senza retorica” di CLAUDIO MAGRIS dal Corriere della Sera del 14 marzo 2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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3 risposte a “La volontà di cambiare senza retorica” di CLAUDIO MAGRIS dal Corriere della Sera del 14 marzo 2013

  1. Paolo ha detto:

    Sono perplesso e non specifico se poco ,molto , abbastanza , sulla faccia di Francesco che secondo Magris è nitida e dimostra non dissimulazione .Non sono del ramo della visodiagnostica e neanche ho conoscenze lombrosiane , certo con questo riferimento Magris intende far sue le argomentazioni di chi presenta il nuovo Papa (già a partire dalla scelta del nome) come l’ascoltatore degli ultimi , e come colui che nella normalità del vivere si avvicini alla grande fatica del rendere la Chiesa normale ,o almeno ci tenterà .
    Non ho certezze ma già ieri qualcosa della normalità di Jorge Bergoglio è venuto fuori ,pagine nere come quelle di cui parla Magris per ricordare cosa è stato l’ordine dei Gesuiti , la madre di piazza di Majo Bonafini ha detto: Amen è fumata nera , nel libro “l’isola del silenzio ” si documenta qualcosa che coinvolge Bergoglio con la dittatura argentina ,

    fino a quando non si chiariranno queste cose il nome Francesco non potrà valere per dire che questo Papa ha ascoltato e si fa portavoce degli ultimi.
    comunque adesso abbiamo il Papa e anche l’emerito Papa e questo si che è rivoluzionario .

    Caro G T per tua coscenza
    http://www.gennarocarotenuto.it/22713-il-papa-argentino-francesco-i-il-conservatore-popolare-nei-torbidi-della-dittatura/ ciao

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  2. Luca ha detto:

    Le premesse sono buone, a parte il vissuto filoperonista…
    Comunque, solo i fatti potranno meglio chiarirci le idee.
    Perché non iniziare con il pagamento dell’IMU sugli immobili del Vaticano ?

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  3. codicesociale ha detto:

    Quello che mi preoccupa è la Curia romana………

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