“VALORE E POTERE DELLA LAUREA” di CHIARA SARACENO da La Repubblica del 12 marzo 2013

Chi ottiene una laurea – triennale, specialistica o a ciclo unico – anche in questo periodo di crisi è più avvantaggiato sul mercato del lavoro rispetto a chi si ferma al diploma.
Trova più facilmente lavoro e, nel medio-lungo periodo, ottiene una remunerazione più alta. Questo vantaggio competitivo, tuttavia, si è sensibilmente ridotto nel quadriennio 2008-2011. La percentuale di chi è disoccupato a un anno dalla laurea è aumentata di un punto nel quadriennio tra i laureati triennali e di 12 tra i laureati specialistici, e le retribuzioni mensili (attorno ai mille euro al mese) di chi è occupato sono diminuite sia in termini nominali sia, soprattutto, in valore reale. Sono, inoltre, aumentati coloro che hanno un contratto di lavoro atipico ed anche chi non ha contratto regolare. Ci sono buone probabilità che le cose siano ulteriormente peggiorate per chi ha concluso gli studi universitari nell’ultimo anno. È il quadro che emerge dall’ultima indagine Almalaurea sul destino occupazionale dei neo-laureati.
La ricerca sfata anche alcuni luoghi comuni, in primo luogo quello della scarsa spendibilità della laurea triennale perché poco professionalizzante. Se ciò è vero per alcune, non lo è per molte altre, specie nel settore medico e scientifico. Inoltre, a un anno dalla laurea non c’è differenza nel tasso di occupazione tra laureati triennali e specialistici. La disoccupazione e sottooccupazione dei laureati in Italia è piuttosto dovuta alla scarsità della domanda in un sistema produttivo e amministrativo che — anche nel settore pubblico ed anche ai livelli medio alti del management — è largamente controllato da persone con livelli di istruzione medio-bassa,
poco capaci di valorizzare e investire nel capitale umano. Ciò a sua volta spiega perché il sistema Italia sia così poco competitivo, nonostante singole eccellenze, e perché esportiamo lavoratori molto qualificati mentre ne importiamo di poco qualificati. È vero, quindi, che in Italia ci sono “troppi” laureati rispetto alla domanda, ma è la qualità della domanda a fare problema, con il rischio di produrre circoli viziosi senza futuro.
Così, l’Italia è l’unico Paese europeo, insieme alla Romania, ad avere fissato per il 2020 un obiettivo di incidenza dei laureati nella popolazione di 30-34enni largamente inferiore a quello comune europeo del 40%, riducendolo al 26-27%. Ciò significa non investire non solo in sviluppo e innovazione, ma anche in quella larghissima parte della popolazione giovanile che non ha genitori laureati. È solo da qui, infatti, che può avvenire un aumento dei laureati, stante che la minoranza di chi ha genitori laureati di norma si iscrive già all’università e di solito sceglie anche i percorsi più forti. Gli studenti che sono i primi nella loro famiglia ad iscriversi all’università costituiscono oltre il 70% di tutti gli iscritti. Ma sono anche coloro che frequentano più spesso i corsi di laurea meno forti sul mercato del lavoro. E le loro famiglie possono avere più difficoltà a mantenerli agli studi. È una situazione che rischia di svantaggiare soprattutto i maschi nelle famiglie economicamente più modeste, perché da loro ancora ci si aspetta di più che si trovino un lavoro presto. Tra i 30 e i 34 anni ha la laurea solo il 16% dei maschi, a fronte del 25% delle femmine. Invece di lamentarsi di un eccesso inesistente di laureati e della schizzinosità dei giovani italiani, parlamentari e
classe imprenditoriale dovrebbero interrogarsi sulla miopia di una politica dell’istruzione e del lavoro che non forma bene e non valorizza né chi farà lavori manuali né chi dovrebbe e potrebbe contribuire alla innovazione.

“VALORE E POTERE DELLA LAUREA” di CHIARA SARACENO da La Repubblica del 12 marzo 2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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2 risposte a “VALORE E POTERE DELLA LAUREA” di CHIARA SARACENO da La Repubblica del 12 marzo 2013

  1. Piergiorgio Duca ha detto:

    Ho sempre pensato che un problema molto importante da risolvere per diventare europei hnel settore universitario, insieme naturalmente a tutti gli altri che anche in altre pagine della Repubblica di oggi si trovano indicati e non solo nel bell’articolo della Saraceno, sia quello delle residenze studentesche da costruire.
    Si tratta infatti non solo di rendere economicamente accessibili gli studi superiori alle classi meno agiate, non certo penalizzate dal padreterno in termini di distribuzione delle qualità intellettive, ma anche di favorire quella aggregazione, fra docenti e discenti, che sola può far nascere una vera comunità di formazione, crescita, ricerca, stimolo e confronto reciproco che a mio avviso dovrebbe costituire la vera essenza dell’Università, se non deve essere un esamificio.
    Altri dovranno, ovviamente, preoccuparsi di creare nel settore produttivo, anche con un uso appropriato della finanza, le condizioni perchè la domanda di queste competenze cresca ed esse vengano davvero messe frutto nell’interesse della più ampia comunità civile, ma da una parte la ricostruzione di questo paese dovrà pur cominciare.

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