“Frasi villane e timori reali. L’inquietudine e le gaffe dell’Europa davanti all’Italia senza bussola” di FRANCO VENTURINI dal Corriere della Sera del 28 febbraio 2013

Nell’era dell’interdipendenza economica e finanziaria era fatale che l’Italia senza bussola uscita dalle urne provocasse inquietudine presso i nostri partner europei. Tra preoccupazione e villania esiste però una differenza che a nessuno è consentito di cancellare, e Giorgio Napolitano ha fatto benissimo, durante la sua visita in Germania, ad annullare l’incontro con quel Peer Steinbrück che poche ore prima aveva definito «clown» Grillo e Berlusconi.
Il capo dello Stato, come egli stesso ha spiegato, si è reso interprete dell’unità ma anche della dignità degli italiani, esigendo per il nostro Paese lo stesso rispetto che da parte nostra viene elargito alla Germania. Nel clima arroventato di queste ore l’ineccepibile mossa di Napolitano rischia tuttavia di autorizzare nuove strumentalizzazioni nazionalistiche in casa nostra, facendo passare in secondo piano quei fondati e legittimi timori che il verdetto delle urne italiane ha suscitato a Berlino come a Parigi, a Madrid come a Bruxelles e anche a Washington.
Peer Steinbrück, del resto, è stato subito criticato dal partito del Cancelliere Angela Merkel, ha fatto egli stesso una telefonata a Napolitano per spiegarsi, e soprattutto è noto in Germania per le sue sortite fuori misura. Per dirne una, quando era ministro delle Finanze aveva minacciato di «mandare la cavalleria» se la Svizzera non avesse collaborato in materia fiscale. Per il momento (perché è candidato dei socialdemocratici alla cancelleria) Steinbrück non merita dunque ulteriore attenzione. Soprattutto dopo che Napolitano lo ha rimesso al suo posto. Ma ben diverse, e ben più significative per noi, sono altre parole pronunciate ieri in Germania. Esiste, ha dichiarato il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, un rischio contagio dopo l’inconcludente risultato delle elezioni italiane. E il portavoce della Merkel ha ripetuto che la Germania spera nella formazione rapida di un governo stabile, precisando che Berlino collaborerà per il bene comune con qualsiasi esecutivo dovesse nascere a Roma.
Segnali del tutto analoghi giungono dalle altre capitali europee e occidentali. Di cosa dovremmo stupirci? L’Italia non è la Grecia — come ci piace tanto sentir dire — ma proprio perché non lo è, proprio perché la sua economia e la sua capacità industriale sono molto più importanti e condizionanti per gli altri, è forse sorprendente che una Francia in cattive acque si preoccupi di un ulteriore peggioramento della congiuntura innescato dall’instabilità italiana, è forse strano che una Spagna allo stremo paventi che possa giungere dall’Italia ingovernabile il colpo di grazia, è forse anomalo che la Germania, che in Europa svolge, piaccia o non piaccia, un ruolo di leadership, lanci l’allarme contro una reazione dei mercati che potrebbe sì colpire l’Italia, ma alla lunga affondare anche l’euro e l’Europa stessa?
Nel valutare le diverse alchimie che potrebbero portare alla formazione di un governo dotato di un minimo di credibilità, la politica italiana (che ora comprende anche l’antipolitica, se mai è esistita) non dovrebbe dimenticare che nel mondo d’oggi economia, finanza, crescita e lavoro sono a tal punto collegati tra loro da vietare ricette nazionali che si propongano non di correggere, ma di osteggiare il trend prevalente accettato dai mercati. Il dramma epocale che l’Europa sta vivendo è proprio questo, risiede nella sempre più difficile conciliabilità tra cure troppo brusche e sistemi democratici. Ma quando dalle urne esce una rivolta che purtroppo è stata abbondantemente incoraggiata durante la campagna elettorale proprio dalle «vittime» di Steinbrück che Napolitano ha giustamente difeso, la realtà e la responsabilità dovrebbero riprendere in tutti il sopravvento, tutti dovrebbero lavorare per salvare la barca nostra che è anche degli altri vista la sua stazza.
Accadrà, o dovremo, come i greci, tornare prestissimo a votare sperando in un verdetto gestibile? Per ora il mondo ci chiede un governo, non nuove elezioni. Il proposito di correggere i programmi di austerità europei, non di rovesciarli dentro un burrone, è forse l’unico punto di partenza possibile per raggiungere un obbiettivo che è prima di tutto nel nostro interesse.
fr.venturini@yahoo.com

“Frasi villane e timori reali. L’inquietudine e le gaffe dell’Europa davanti all’Italia senza bussola” di FRANCO VENTURINI dal Corriere della Sera del 28 febbraio 2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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2 risposte a “Frasi villane e timori reali. L’inquietudine e le gaffe dell’Europa davanti all’Italia senza bussola” di FRANCO VENTURINI dal Corriere della Sera del 28 febbraio 2013

  1. Raiz Mirella ha detto:

    Spero che gli Italiani non abbiano dimenticato la villania di Berlusconi che, in un comizio elettorale, ha definito “coglioni” tutti quelli che non votavano per lui!!!

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  2. Francesco Monaldi ha detto:

    Se è per questo, ricordo che, in un’altra occasione, sempre B. ebbe ad esprimersi nei confronti di chi non lo votava con l’epiteto “imbecilli”.
    E poi, sempre in tema di villanie, ricordate come definì la Merkel? Perchè i tedeschi dovrebbero sopportare senza reagire le villanie di uno che bene o male (anzi, molto più male che bene) per lunghi periodi, spero finiti, rappresentava l’Italia?
    Scazonte

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