“Ditegli qualcosa” di Massimo Gramellini da La Stampa del 20 febbraio 2013

Uno vorrebbe anche parlare d’altro, ma non si può: ormai arrivano soltanto lettere come questa. «Caro Massimo, sono un comunissimo italiano residente in un comunissimo paese del Friuli, con una moglie e una bimba piccola. L’unico aspetto non comune, ma forse lo è fin troppo, è che sono da quattro anni in cassa integrazione, mia moglie ha un lavoro che finirà a breve e non sappiamo cosa ci aspetterà domani. Quando esponi la tua situazione lavorativa, gli altri tendono a pensare che tu sia un nullafacente o peggio un idiota. La realtà è che mi sono impegnato per anni nei lavori socialmente utili e ho mandato in giro migliaia di curriculum per qualsiasi – credimi, qualsiasi – posto. E adesso sono qui a scriverti perché penso che la società d’oggi non vuole rendersi conto del baratro che si sta aprendo sotto i nostri piedi. Ho sempre lavorato dignitosamente, impegnandomi al massimo in ciò che mi veniva assegnato. Perché la faccia pulita dell’Italia deve morire di stenti? Non sopporto più che mia figlia mi chieda dove lavoro senza che io possa darle una risposta. Non posso pensare che a 40 anni io sia troppo vecchio per lavorare e che i 20 anni di lavoro che ho alle spalle non siano serviti a nulla. Non posso pensare che tutto a un tratto io non sia più in grado di svolgere un mestiere dignitoso. Questo è il semplice sfogo – scritto male, ma col cuore pieno di lacrime – di un padre di famiglia che crede ancora nei valori di onestà e dignità nel lavoro».

Ai piazzisti che si aggirano qui fuori con promesse mirabolanti per avere il mio voto, chiedo in cambio una cosa sola: che diano una risposta a quest’uomo.

“Ditegli qualcosa” di Massimo Gramellini da La Stampa del 20 febbraio 2013

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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2 risposte a “Ditegli qualcosa” di Massimo Gramellini da La Stampa del 20 febbraio 2013

  1. adriano ha detto:

    Appunto: scrutiamo bene in faccia i piazzisti.
    Ce n’è uno cdhe da 20 anni promette milionate di posti di lavoro. E va bene: lui ci prova!
    Quello che non va bene è il fatto che in troppi ci credono…

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  2. miki ha detto:

    Gli equilibristi, i trapezisti, i clowns, tutto il circo che si sta tristemente esibendo con promesse mirabolanti, con master inesistenti, con procedimenti penali esistenti, con cani incolpevoli ( gatti stranamente esclusi ) ………. diano una risposta a quest’uomo ( mi unisco a Massimo )

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