“Profughi in patria” di Giovanni Taurasi

Ricoesulirre oggi il ‘Giorno del ricordo’ istituito con la legge 92/2004 per conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre di istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Una storia tragica che si colloca nella secolare e complessa vicenda del confine orientale.
I trattati di pace dopo la Seconda guerra mondiale comportarono per l’Italia la cessione della città di Zara, alcune isole dell’Adriatico, una parte della Venezia Giulia, l’Istria con le città di Pola e Fiume. Nel dopoguerra, fra i tanti problemi della ricostruzione e della guerra fredda, si realizzò, nell’indifferenza generale, il dramma dell’esodo italiano da quei territori. Secondo stime ufficiali, circa 250.000 persone, ossia la quasi totalità degli istriani di nazionalità italiana, abbandonano quelle terre, per il timore di perdere la propria identità italiana, per sfuggire a possibili persecuzioni da parte della neonata Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia o per la paura di finire uccisi nelle foibe, cavità carsiche nelle quali trovarono la morte secondo stime attendibili circa 5.000 persone per mano dei partigiani titini.
Rimozioni e ragioni politiche hanno impedito a lungo di affrontare questa tragica vicenda, schiacciata a sinistra dalla difesa ideologica del regime comunista jugoslavo e a destra dalla rimozione dei crimini compiuti in quei territori precedentemente dai fascisti contro le comunità non italiane. La vicenda è stata inoltre rimossa per i convergenti interessi di governo e opposizione e per mantenere buoni rapporti con la Jugoslavia.
È doveroso nei confronti degli istriani ricordare quella tragica vicenda, che ha segnato una comunità che a lungo si è sentita profuga in Patria e in permanente esilio. La vicenda dell’esodo, così come quella delle foibe e più in generale delle violenze perpetrate in quelle terre, non può trovare nessuna giustificazione e il racconto di quel dolore va rinnovato come monito, perché ancora oggi dobbiamo promuovere la cultura dell’accoglienza e della convivenza pacifica tra popoli e culture e respingere ogni forma di violenza e di odio etnico, razziale, religioso, ideologico verso coloro che sono ritenuti, a torto, diversi.
È una storia del passato, che si ripete purtroppo nel presente in molti luoghi del mondo e che non deve accadere più nel futuro.
GT


P.S. Quinto Stato sospende la segnalazione dei migliori articoli dei suoi quotidiani di riferimento per alcuni giorni. La pubblicazione dei post sarà saltuaria e riprenderà regolarmente la prossima settimana.

Annunci

Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
Questa voce è stata pubblicata in / e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a “Profughi in patria” di Giovanni Taurasi

  1. stefano ha detto:

    Bravo Giovanni. Quinto Stato è la prova salutare che si possono avere idee diverse e dialogare proficuamente. Aspettiamo il tuo ritorno !

    Mi piace

  2. casar46 ha detto:

    Una tristissima vicenda che ci ricorda l’insensatezza delle azioni umane, quando tutto e certezza nella violenza e nella sopprafazione, a danno di altri legittimi diritti, con un uso discriminante della forza.
    Siamo tutti legittimi cittadini del mondo ed a nessuno e dato d’imporre principi discriminanti.
    Un novo umanesimo, a correzione del convivere comune, per garantire un futuro all’umanità.

    Mi piace

I commenti sono chiusi.